Italia delle Regioni

Il 22 aprile scorso la  Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha deciso di inviare una lettera al Presidente del Consiglio Draghi per sottoporre alla sua attenzione le proposte prioritarie rispetto alle misure in via di adozione con il prossimo Decreto Legge, dando la disponibilità per un incontro urgente prima della pubblicazione del provvedimento.

“L’obiettivo comune è raggiungere il massimo della presenza possibile nelle scuole. Per questo motivo diciamo ‘grazie’ al Governo che ha dimostrato la massima collaborazione su questo tema”. Lo dichiara il Presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, al termine dell’incontro, tenutosi il 20 aprile scorso con il Governo in merito alla piena ripresa della didattica in presenza.

“L’obiettivo della didattica in presenza al 100% – spiega Fedriga – non può non tenere conto di due criticità, quali la capienza dei mezzi di trasporto pubblico locale oggi ammessa al 50% e i limiti strutturali di numerosi edifici scolastici, che impediscono il pieno rispetto delle misure di contenimento dei contagi e lo svolgimento in assoluta sicurezza delle attività”. “Fermo restando l’obiettivo ambizioso di ritornare nel più breve tempo ad una didattica in presenza nelle scuole – ribadisce il Presidente della Conferenza delle Regioni – apprezziamo quindi che si sia deciso di partire da una soglia minima del 60%, magari rivolgendo uno sguardo di attenzione agli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori, per puntare, in prospettiva, al traguardo del 100%”.

Un piano in 318 pagine con l’indicazione di obiettivi, missioni, priorità trasversali e riforme che lo accompagneranno: è la bozza del Recovery Plan italiano anticipato dall’agenzia giornalistica  l’ANSA e che e’ approdato  venerdì 23 aprile  per un primo esame sul tavolo del Cdm, per poi lunedì e martedì essere illustrato dal premier alle Camere.

Il Piano “comprende un ambizioso progetto di riforme” con “quattro importanti riforme di contesto : pubblica amministrazione, giustizia, semplificazione della legislazione e promozione della concorrenza”. Ci sono poi la “modernizzazione del mercato del lavoro; il rafforzamento della concorrenza nel mercato dei prodotti e dei servizi” e la riforma del fisco, anche in chiave ambientale. L’impatto sul Pil del Piano nazionale di ripresa e resilienza legato al Recovery sarà nel 2026 “di almeno 3,6 per cento più alto rispetto all’andamento tendenziale”. Lo si legge nella premessa a firma di Mario Draghi alla bozza del Pnrr, in cui si specifica che l’effetto sull’occupazione sarà di quasi 3 punti percentuali.

“Il Pnrr è parte di una più ampia e ambiziosa strategia per l’ammodernamento del Paese. Il governo intende aggiornare e perfezionare le strategie nazionali in tema di sviluppo e mobilità sostenibile; ambiente e clima; idrogeno; automotive; filiera della salute. L’Italia deve combinare immaginazione e creatività a capacità progettuale e concretezza. Il governo vuole vincere questa sfida e consegnare alle prossime generazioni un Paese più moderno, all’interno di un’Europa più forte e solidale”. Lo scrive Mario Draghi nell’introduzione al Pnrr, nella bozza in ingresso in Cdm su cui Il Foglio ha fatto oggi un ampio servizio.

Aumentare di 228mila posti l’offerta per la prima infanzia, di cui “152.000 per i bambini 0-3 anni e circa 76.000 per la fascia 3-6 anni”. E poi la “costruzione o la ristrutturazione degli spazi delle mense per un totale di circa 1.000” scuole per spingere il tempo pieno. Sono alcuni degli investimenti contenuti nella missione istruzione alla componente “aumento dell’offerta di servizi”, che ha a disposizione complessivamente 19,88 miliardi. Tra le voci anche la costruzione o l’adeguamento strutturale di “circa 900 edifici da destinare a palestre o strutture sportive” anche per contrastare la dispersione scolastica.

“La supervisione politica del piano è affidata a un comitato istituito presso la Presidenza del Consiglio a cui partecipano i ministri competenti”. Lo scrive Mario Draghi nella premessa del bozza del Pnrr, illustrando la governance. C’è “una struttura di coordinamento centrale presso il ministero dell’Economia” che “supervisiona l’attuazione del piano ed è responsabile dell’invio delle richieste di pagamento alla Commissione Ue”. La affiancano una struttura di valutazione e una di controllo. Le amministrazioni sono responsabili di singoli investimenti e riforme. Il governo costituirà delle task force locali per  assicurare adeguata assistenza  alle amministrazioni.

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