Rapporti USA-UE, nuove prospettive?

Il 20 gennaio scorso si è insediato il nuovo Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. La visione della nuova guida del Paese, rispetto la presidenza di Donald Trump sotto il quale gli Stati Uniti hanno scelto di agire in modo unilaterale, ritirandosi da diversi patti e organizzazioni internazionali, promette di essere decisamente più favorevole alla collaborazione con l’Europa. Visitando il Parlamento europeo nel 2010, l’allora vicepresidente Biden pose l’accento sul valore della democrazia parlamentare e il potenziale di una forte relazione UE-USA. “Insieme ai miei ex colleghi del Congresso degli Stati Uniti, voi ed io rappresentiamo più di 800 milioni di persone, fermatevi e pensateci per un momento, due organi eletti che danno forma alle leggi per quasi un ottavo della popolazione del pianeta, questo è davvero notevole“. Proprio per questo gli europarlamentari hanno accolto con favore la nuova presidenza come un’opportunità per l’Europa di rafforzare i legami tra UE e USA, per affrontare le sfide e le minacce comuni al sistema democratico.

Il Presidente del Parlamento David Sassoli ha twittato: “Il mondo ha bisogno di un rapporto forte fra Europa e Stati Uniti, specialmente in questi tempi difficili. Non vediamo l’ora di lavorare insieme per combattere COVID-19, cambiamento climatico e affrontare le crescenti disuguaglianze”. Nella plenaria del Parlamento Europeo, il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha affermato: “L’elezione di Joe Biden è un’occasione per ringiovanire le nostre relazioni transatlantiche che hanno sofferto molto negli ultimi quattro anni. In questo periodo, il mondo è diventato più complesso, meno stabile e meno prevedibile. Ciò richiede più che mai a noi europei di prendere saldamente in mano il nostro destino, per difendere i nostri interessi e promuovere i nostri valori. Insieme agli Stati Uniti, dobbiamo porci come fondamento dell’ordine internazionale basato sulle regole, lavorando per la pace, la sicurezza, la prosperità, la libertà, i diritti umani e l’uguaglianza di genere“. La Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha continuato: “L’Europa ha ora un amico alla Casa Bianca ed è pronta per un nuovo inizio con il suo partner più vecchio e più fidato. Dobbiamo spingere per un cambiamento globale basato su valori comuni, sulla democrazia, sul cambiamento climatico, sulla gestione della pandemia e sulla digitalizzazione. Auspico la cooperazione con gli Stati Uniti per regolamentare i giganti della tecnologia, il potere politico sfrenato dei giganti di internet deve essere limitato, poiché il loro comportamento deve essere dettato da leggi invece di decisioni arbitrarie prese da un amministratore delegato della Silicon Valley“.

Sia gli Stati Uniti che l’Unione europea hanno molto da guadagnare da rapporti rinnovati e più collaborativi, ma rimangono diverse sfide e differenze da superare. La prima priorità è porre fine alla pandemia, garantendo un’equa distribuzione di vaccini, trattamenti e test, e che i più poveri del mondo non siano lasciati indietro. L’Europa si è impegnata da parte sua ad assicurare la distribuzione, anche attraverso ampi finanziamenti, agli stati europei svantaggiati come quelli balcanici. Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall’OMS, l’Organizzazione mondiale della sanità; ora si ha l’occasione per Biden di rientrarvi, come già annunciato, e quindi UE e USA potrebbero unire le forze per finanziare lo sviluppo e la distribuzione dei vaccini, dei test e delle cure, oltre a lavorare su prevenzione, preparazione e risposta.

L’Europa ha fatto del green deal la propria bandiera per il futuro, ma anche qui gli USA, sotto Trump, hanno seguito un cammino contrario. Con la Presidenza Biden, USA e UE potrebbero spingere per un accordo ambizioso per il Vertice delle Nazioni unite sulla biodiversità di quest’anno, cooperando per lo sviluppo di tecnologie verdi e progettando insieme un quadro normativo mondiale per la finanza sostenibile.

Se la riapertura del TTIP appare al momento difficile, appare quanto mai urgente riprendere il discorso sul WTO, per commercio più equo attraverso la riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio. Sotto Trump il WTO è stato gravemente colpito nella sua funzionalità, a causa della paralisi del suo organo di appello, bloccato dall’ostruzionismo americano sulla nomina di un giudice. Un problema, quello dei rapporti commerciale, che non può prescindere da quanto accaduto rispetto i dazi contro i prodotti europei, inclusi quelli sull’alluminio e quelli derivanti dalla disputa Airbus-Boeing. In quest’ultimo caso parliamo di 7,5 miliardi di dollari a cui sono recentemente seguiti 4 miliardi di ritorsioni da parte dell’Unione europea.

Per ultimo, ma non certo meno importante, il tema dei rapporti internazionali che si intrecciano con quelli commerciali. Il problema Cina, affrontato in maniera diversa sui due lati dell’Atlantico, non può prescindere dalla firma avvenuta lo scorso 15 novembre, del Partenariato economico globale regionale (RCEP) tra 15 paesi del Pacifico, inclusi Cina, Giappone, Corea del Sud e Australia. Un accordo che coinvolge il 30% della popolazione mondiale e ingloba un terzo della ricchezza prodotta sul pianeta. Pesa l’esclusione degli Stati Uniti di Trump che, appena salito al potere, aveva fatto uscire Washington dal Trattato transpacifico voluto da Obama. E anche il tema Iran e nucleare, dovrà trovare una linea comune tra le due grandi potenze sul campo, UE e USA.

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