BCE e Banche alle prese con il Credit crunch

Il lockdown lascia all’Italia un’eredità da € 100 miliardi di crediti deteriorati, tra sofferenze e incagli nel 2021 porteranno a 385 miliardi le esposizioni a rischio, per un tasso di default del 2,8% (1,3% del 2019), e con ulteriore incremento nel 2022. Della questione se ne è parlato nella consultazione pubblica del Parlamento Europeo, come rendere efficiente il dispositivo per la ripresa e la resilienza. Recentemente la BCE ha liberato 73 miliardi di euro di riserve bancarie perché possano servire ad aumentare i prestiti alle imprese e alle famiglie. Mossa che segue il potenziamento del PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme) aggiungendovi 600mld, portandolo quindi da 750 a 1.350 (con la richiesta da più parti di aumentarlo di ulteriori 500mld). Comprendendo il QE già varato a suo tempo da Draghi il complessivo ammontare di liquidità immesso sul mercato arriverà a € 1600 miliardi. La Lagarde ha commentato che questo è necessario per supportare una ripresa più debole del previsto, e il rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro non aiuta, con l’effetto negativo sulle esportazioni europee. La Lagarde ha commentato che questo è necessario per supportare una ripresa più debole del previsto, e il rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro non aiuta, con l’effetto negativo sulle esportazioni europee.

Fondamentalmente il problema è l’erogazione degli aiuti attraverso le banche, come dichiarato recentemente dal Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, rispetto il credit crunch: “Sono attesi fondi europei per decine di miliardi, per cui sarà fondamentale continuare a gestirli con efficacia per evitare che si accumulino nei bilanci delle banche”. In precedenza era stato Alberto Nagel, AD di Mediobanca, a sollevare il problema, definendo la normativa in materia di credito e valutazione degli asset bancari, una “potenziale bomba atomica”. Della questione se ne è parlato anche nella consultazione pubblica del Parlamento Europeo, sul come rendere efficiente il dispositivo per la ripresa e la resilienza. Si tratta dello strumento da 603mld, il grosso dei fondi del NextGenerationEU. Particolare preoccupazione ha destato la problematica bancaria nel framework Basilea4 che entrerà in vigore nel 2021, assieme alla valutazione sui non-performing loans (crediti deteriorati).

E’ vero che le banche tengono il credito nei propri forzieri o presso il conto intrattenuto con la BCE, a tassi negativi, invece di erogarlo alle imprese e quindi facendo l’esatto contrario di quello che la loro mission prevederebbe? L’allarme lanciato dai banchieri prende forma dalla normativa cui le banche devono uniformarsi e adempiere a stringenti vincoli di solidità patrimoniale e assunzione del rischio. I parametri sono normati dai quattro regolamenti emessi dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (Comité de Bâle sur le contrôle bancaire o Basel Committeeon Banking Supervision). Senza entrare in eccessivi dettagli tecnici, le banche devono rispettare il CET1 (Common Equity Tier 1, rapporto tra il TIER1 e le attività di rischio, il risultato deve essere almeno l’8%) e il TIER1 (capitale che la banca ha a disposizione per far fronte perdite senza andare a colpire il patrimonio dei clienti). Dall’analisi dei parametri ne discende un processo di revisione e valutazione prudenziale, lo SREP (Supervisory Review and Evaluation Process) e il Transparency Exercise pubblicato da EBA (European Banking Authority), quello su cui poi si basano gli stress test.

A oggi i regolamenti di Basilea prevedono che le banche non posso prestare solo soldi presi a prestito, ma per responsabilizzarle devono metterci quota parte del proprio capitale nell’ordine di circa il 12% (ogni 100 euro prestati 12 sono degli azionisti). I parametri su richiamati stabiliscono l’ammontare del capitale degli istituti e il rapporto su quanto possono quindi prestare. Possono avere molti soldi da prestare, ma poco capitale, e quindi non avere la possibilità di erogare credito senza intaccare la propria solidità patrimoniale. Il patrimonio proprio dipende da una serie di variabili, dai corsi di borsa (difficile attirare azionisti in tempi bui) agli accantonamenti imposti dai supervisori bancari.

Si comprende quindi che come evitare il credit crunch e garantire la solidità degli istituti di credito, sia un sistema che si muove su di un sottile equilibrio e la trasmissione della liquidità non si attui solo acquistando btp e stanziando fondi, ma attraverso una catena di intermediazione che porta gli euro a imprese e consumatori senza intaccare la solidità del sistema bancario.

©Futuro Europa® Le immagini utilizzate sono tratte da Internet e valutate di pubblico dominio: per segnalarne l’eventuale uso improprio scrivere alla Redazione

Print Friendly, PDF & Email
Condividi

Sii il primo a commentare su "BCE e Banche alle prese con il Credit crunch"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato


*