Non chiamateci guerriere

Ursula Von der Leyen ha fatto un gran discorso al Parlamento Europeo riunito in plenaria sullo Stato dell’Unione. Ci sarà molto da lavorare, saranno molti i settori da implementare per migliorare la vita di tutti. Non poteva non iniziare dalla Sanità, vista la Pandemia.

Ha annunciato che, in vista della presidenza italiana del G20, organizzerà in Italia un vertice sulla sanità. E’ una donna di grande personalità, molto attenta alle esigenze e alle problematiche europee ma non in senso astratto e penso abbia davvero a cuore i cittadini tutti e il loro benessere. Ecco come la si potrebbe etichettare la nostra Ursula, una “guerriera”. Ma se questo discorso lo avesse fatto un uomo, a nessuno sarebbe venuto in mente di chiamarlo guerriero. Il fatto di essere donne richiede per forza la sottolineatura per il popolo e quindi “bella e brava” e mai che si legga “bello e bravo”, “moglie e madre” non “marito e padre”.

Insomma, etichette a non finire e a volte nemmeno tanto gentili, anzi. Partiamo dall’ABC degli stereotipi, la donna con una vita sessuale appagante? Una poco di buono. Un uomo con una vita sessuale appagante? Un cacciatore, un macho.

Per fortuna sta sparendo dal vocabolario comune la locuzione Sesso debole; chissà cosa ha scaturito una simile definizione; certo è che numerosi studi abbastanza recenti hanno dimostrato scientificamente che sono gli uomini il sesso debole. Le donne infatti in passato sono sopravvissute meglio alle carestie o a terribili malattie grazie agli estrogeni; è vero anche che le donne vivono più degli uomini e nonostante questo per tanto, tantissimo tempo siamo state il sesso debole.

Le cose per fortuna cambiano; si evolvono lentamente ma verso il meglio. E’ ancora dura leggere alcuni articoli pieni di luoghi comuni e anche digerire sentenze che magari alleggeriscono la pena  a uno stupratore perché la vittima era vestita in modo provocante. Ma la marea è partita, inarrestabile. Il mondo cambia  e le donne si posizionano al posto che spetta loro per competenza e preparazione e soprattutto per empatia e senso del dovere. Non si cerca più il principe azzurro, si diventa principesse con le proprie forze .

Carrie di Sex and the City si poneva questa domanda e dava la sua risposta che è la risposta che potrebbe andare bene per tutte: “E se il Principe Azzurro non fosse mai arrivato? Biancaneve avrebbe dormito per sempre nella sua bara di cristallo? O dopo un po’ si sarebbe svegliata, avrebbe sputato la mela, trovato un lavoro, sottoscritto un’assicurazione sanitaria, e fatto un bambino grazie alla locale banca del seme?”. Probabilmente sì; certo è che non sarebbe stata a lungo senza fare nulla aspettando l’irrealizzabile. Perché è questa la forza delle donne, né guerriere né sante né principesse né eroine: solo persone, consapevoli, forti e determinate, in grado di cambiare lo stato delle cose.

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