Mondo del lavoro, cambiamento definitivo?

Il lockdown dovuto all’emergenza Covid ha portato, e verosimilmente continuerà ancora a farlo, cambiamenti nel nostro modo di vivere il quotidiano. Alcuni di questi che si pensava avessero carattere temporaneo potrebbero diventare definitivi a cominciare dal diverso modo di lavorare: lo smart working, o lavoro da remoto, è una soluzione che molte aziende potrebbero rendere definitivo per buona parte del personale, ma anche l’implementazione degli uffici virtuali è ipotesi verso cui, anche con l’ausilio della tecnologia, ci stiamo sempre più avviando.

Non solo. Una diversa modalità di esecuzione del lavoro potrebbe anche incidere, iniziando dal privato, su quelli che sembrano capisaldi intoccabili ma su cui è forse giunto il momento di riflettere: l’orario di ufficio e le ferie ad agosto.

Sul secondo punto possiamo ancora una volta ricordare la celebre frase di Sergio Marchionne “In ferie da cosa?”. Per un imprenditore sappiamo bene che un periodo di chiusura forzata di un’azienda o di assenza della maggior parte del personale non è proprio un elemento positivo: costi che non si fermano e calo delle entrate. L’esatto contrario di quello che prevede una sana gestione aziendale. Specialmente quando un’azienda non è in floride condizioni economiche.

In Italia Agosto è un mese sabbatico e, spesso, già a luglio inizia il periodo del “Ne parliamo a settembre”. In Svizzera il 15 agosto è normale giornata lavorativa, in India e in Cina il concetto di mese di chiusura è impensabile, e la loro crescita economica dovrebbe far riflettere. Già nel 2012, all’epoca del Governo Monti si fece notare come venti giorni di chiusura ad agosto portavano ad una perdita di quindici miliardi. Probabilmente raggiungere vertici come quelli degli Stati Uniti, dove per la maggior parte dei lavoratori le ferie sono di una settimana, ed anche in Giappone le ferie sono mini.

Altre nazioni mantengono ancora l’abitudine di prendere le ferie durante il periodo estivo che coincide con la chiusura delle scuole, ma la tendenza sembra muoversi per evitare periodi di totale fermo aziendale; è il caso del Cile che, però, ricordiamo vive il massimo della stagione estiva a febbraio. Per aziende sempre più coinvolte in un mercato globale è un elemento da tenere in considerazione: noi chiusi per ferie e il nostro fornitore o cliente, nell’altro emisfero, è in piena attività. Chissà cosa ne penseranno i sindacati quando proposte di cambiare questo assetto inevitabilmente verranno portate sui tavoli di trattativa. Anche loro però dovranno tenere presente che, oggi, sono sempre più le possibilità che un’azienda, per parlare con suoi partner, lo debba fare in giorni e orari che siano di lavoro per entrambi. Anche se si rovano all’altro capo del mondo.

Ed in questo senso un cambiamento che potrebbe essere vicino è quello dell’orario fisso prolungato, basato sullo standard 9-18. Richiamando anche qui le considerazioni sulla non coincidenza di stagioni e fusi orari, questo orario è nato all’epoca della ormai superata prima rivoluzione industriale, e coincideva con le ore di luce indispensabili per poter lavorare. Oggi la tecnologia permette strumenti a costi forse neppure troppo elevati che consentono anche il lavoro notturno o in diversi orari. A Città del Messico numerosi grandi cantieri edili lavorano h24 con l’uso di illuminazione per la notte ed i risultati sono evidenti. Non si potrebbe applicare, ad esempio, ai cantieri autostradali?

Si sono inoltre sviluppati, grazie alla digitalizzazione di ormai quasi ogni settore di lavoro, sistemi di coworking che permettono una differente gestione del lavoro senza bisogno per le aziende di sostenere costi fissi elevati per l’affitto di uffici e conseguenti arredi. Il Virtual office è una realtà. Lavoro da casa o da uffici virtuali, in orari gestiti diversamente e il mese di agosto non più un’Italia chiusa per ferie. Fantascienza; oppure?

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