Riaprono le librerie, nuova festa della Liberazione

Il 25 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale, proclamò l’insurrezione per liberare i territori ancora occupati dai nazifascisti. Bologna era stata liberata il 21 aprile, Genova il 23, Venezia lo fu il 28. Roma lo era dal giugno del 1944 e Napoli dal 30 settembre 1943. Il 25 aprile è una data simbolo e non il giorno della vera liberazione. Forse anche per questo viene contestata, manipolata e strumentalizzata. Qualcuno rivendica la proprietà esclusiva; altri la considerano l’inizio di una guerra civile forse già iniziata e che durò a lungo. Impossibile che ciò non fosse in una nazione che viveva e tutt’ora vive all’ombra dei campanili e nei suoi particolarismi. La battaglia contro il nazifascismo venne combattuta da anime profondamente diverse tra loro, che non potevano trovare alcun punto d’incontro se non un nemico comune. Dopo, infatti, tornarono sulle loro posizioni. Come sarebbe stato possibile ipotizzare accordi tra personalità diverse come Pertini e Longo, che un anno dopo erano tra le anime rispettivamente del Partito Socialista e di quello Comunista? Edgardo Sogno, antifascista e comandante partigiano era un fervente anticomunista. I partigiani dell’iconografia portano un fazzoletto rosso: le Brigate Osoppo vennero fondate in un seminario. A personaggi di spessore morale come Ferruccio Parri e di cultura come Leo Valiani, è difficile attribuire etichette, ed era parte del CLN anche una componente democristiana con il suo leader De Gasperi.

Oggi è invece l’occasione perché il 20 aprile venga individuato e celebrato come nuova festa nazionale di liberazione: almeno simbolica. Non siamo ancora usciti dall’emergenza Covid 19, e ne risentiremo ancora con strascichi che ci condizioneranno proprio come accadde il 25 aprile. Saranno presi provvedimenti che determineranno il futuro non solo economico dell’Italia, come accadde con la scelta dell’adesione alla Nato e al Piano Marshall; chissà se sarà il MES o i Coronabond: la ripresa deve passare da un pesante intervento strutturale che toccherà tutti noi. Sicuramente, come allora, ci saranno processi contro i responsabili, ma le fucilazioni saranno al massimo simboliche. Si dovrà decidere sull’efficacia e validità dei decreti di emergenza; per fortuna non siamo chiamati a decidere su provvedimenti quali le leggi razziali, già abolite nel gennaio 1944.

I partigiani che hanno combattuto e continuano a combattere questa guerra riceveranno meritati onori: i medici e il personale sanitario in prima linea con le forze dell’ordine, ma anche le commesse dei supermercati e i magazzinieri che hanno evitato la temuta serrata e la carestia paventata dai catastrofisti. Cercheremo di non dimenticarlo quando riprenderemo una normalità che sarà diversa da quella passata, come lo fu per la generazione che seppe rialzarsi nel dopoguerra. La retorica porterebbe a chiedere se saremo degni di loro ma, come leggiamo sui social, noi abbiamo salvato la patria sul divano mentre qualcuno lo ha fatto con un fucile in mano; noi abbiamo giocato con internet quando altri ascoltavano di nascosto radio Londra.

Lasciamo la retorica nelle mani del popolo della Rete, che non mancherà di dare il suo contributo di sarcasmo o odio; di ironia o rabbia. Forse, però, abbiamo avuto un vago sentore di quella che fu la borsa nera per generi di prima necessità per gli episodi di sciacallaggio sui prezzi delle mascherine. Ma non vogliamo paragonare qui giorni a quelli che viviamo oggi: è una licenza.

Ma una possibilità ci è data, e dovremmo coglierla: quella di scegliere un giorno simbolo per una ripartenza. E questo giorno è oggi, quello in cui a Roma, ma non solo, riaprono le librerie. E’ un segnale importante perché, oltre che luogo di aggregazione, le librerie sono una base fondamentale della cultura: quella del libro stampato, della carta che rimane, delle parole meditate e non gettate a caso nel mare di internet. Quella cultura che, proprio durante questa emergenza, è stata messa in secondo piano, se non proprio dimenticata. Speriamo che la riapertura delle librerie segni il giorno della ripartenza e possa diventare un momento condiviso e di buon auspicio. Forse è l’occasione di scendere in piazza con un libro in mano.

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