Raffaello e Banksy, un dialogo rivoluzionario?

Raffaello e Banksy. Un accostamento che per alcuni suonerà come una bestemmia. Per altri una forzatura gratuita o una provocazione.

In realtà, la mostra in allestimento (dal 21 marzo al 26 luglio) a Roma presso il Chiostro del Bramante, intitolata Banksy A visual protest, è semplicemente un esperimento. È il risultato di un progetto che vuole rendere omaggio, a suo modo, al grande Raffaello – il pittore e architetto rinascimentale, di cui ricorre quest’anno il cinquecentesimo anniversario dalla morte – e all’anonimo street artist britannico. Due artisti agli antipodi certo, ma con due caratteristiche comuni: ambedue sono universalmente conosciuti e ambedue rappresentano, in modo diverso, il concetto di innovazione del linguaggio artistico.

In esposizione, ottanta opere di Banksy, databili dal 2001 al 2017, provenienti da collezioni private, tra cui le più famose: Love is in the Air, Girl with Balloon, Queen Vic, Napalm, Toxic Mary, HMV.

Nell’ambito del progetto, Banksy A Visual Protest, si inserisce l’iniziativa ART is always CONTEMPORARY. Salendo al primo piano del Chiostro, si può ammirare l’affresco di Raffaello, Sibille e Angeli, commissionato all’artista nel 1515 da Agostino Chigi come parte della decorazione della Basilica di Santa Maria della Pace e visibile da una finestra nella Sala delle Sibille.

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