5G: l’Europa e il rebus cinese

Il 5G sta avanzando a grandi passi – sull’onda di questa nuova tecnologia che dovrebbe rivoluzionare il traffico mobile consentendo di usare applicazioni di nuova generazione – e si è innestata la guerra commerciale scatenata da Trump contro la Cina. Usando lo scudo della sicurezza dei dati che, a dire dell’amministrazione USA, è a rischio usando prodotti Huawei e ZTE, gli Stati Uniti hanno vietato alle aziende cinesi di partecipare al 5G nel territorio statunitense, presto seguiti da Nuova Zelanda, Giappone e Australia.

Analizzando il mercato globale della telefonia, qualche dubbio sulla vera ragione del veto di Trump, inserito nel panorama generale dei dazi, è legittimo. Huawei, Nokia, Ericsson, Cisco e Zte sono i cinque leader: insieme rappresentano il 75% del mercato globale, due aziende sono cinesi (Huawei e Zte) con Huawei che da sola conta il 30%, due europee (Nokia, che da tre anni ha acquisito Alcatel-Lucent, ed Ericsson), una americana (Cisco).

Ancora poco chiara la posizione europea, che si muove lentamente mentre in Cina già studiano il 6G, gli europei sono in bilico tra i diktat di Trump e la gola che fa il mercato cinese, il Parlamento Europeo ha adottato definitivamente un sistema UE di certificazione per la sicurezza informatica, e espresso la forte preoccupazione per gli interessi cinesi nella tecnologia dell’UE. La legge europea sulla sicurezza informatica è passata con 586 voti favorevoli, 44 contrari e 36 astensioni. Si crea così il primo schema di certificazione a livello europeo per garantire che i prodotti, i processi e i servizi venduti nell’UE soddisfino gli standard di sicurezza informatica. Il Parlamento ha inoltre adottato una risoluzione non legislativa, per alzata di mano, in cui si chiede un’azione UE contro le minacce alla sicurezza legate alla crescente presenza tecnologica della Cina nell’UE.

Il timore su eventuali backdoor cinesi inserite nei devices 5G che consentirebbero ai fornitori e alle autorità cinesi di avere un accesso non autorizzato ai dati personali e alle telecomunicazioni nell’UE, nasce dalla promulgazione di una legge sull’intelligence nazionale cinese, approvata nel 2017, che apre alla collaborazione tra Stato e aziende nazionali sull’intelligence. Per contrastare il pericolo che i fornitori di dispositivi di paesi terzi, obbligati dalle proprie leggi nazionali, possano fornire dispositivi dotati di backdoor, ha portato i deputati a chiedere alla Commissione e agli Stati membri di fornire soluzioni per affrontare le vulnerabilità informatiche nell’acquisto dei materiali per il 5G. Il Parlamento propone di diversificare gli acquisti con più fornitori, introdurre procedure di appalto in più fasi, stabilire una strategia per ridurre la dipendenza dell’Europa dalla tecnologia di sicurezza informatica straniera e creare un sistema di certificazione cyber-sicurezza per l’introduzione del 5G.

Il Cybersecurity Act dell’UE prevede la certificazione delle infrastrutture critiche, comprese le reti energetiche, l’acqua e i sistemi bancari, oltre a prodotti, processi e servizi. Entro il 2023 la Commissione valuterà se tali nuovi sistemi volontari debbano essere resi obbligatori. La legge sulla sicurezza informatica prevede inoltre un mandato permanente e maggiori risorse per l’Agenzia europea per la sicurezza informatica, l’ENISA. Dopo la votazione sulla legge sulla sicurezza informatica, la relatrice Angelika Niebler (PPE, DE) ha dichiarato: “Questo importante successo consentirà all’UE di tenere il passo con i rischi per la sicurezza nel mondo digitale per gli anni a venire. La legislazione è una pietra angolare per far sì che l’Europa diventi un attore globale nel campo della sicurezza informatica. I consumatori, così come l’industria, devono potersi fidare delle soluzioni informatiche“. All’IGF di Berlino Angela Merkel ha dichiarato: “L’Europa deve prendere una posizione unificata su come regolamentare le aziende cinesi che producono equipaggiamenti di rete mobile 5G, come Huawei e ZTE. E’ preferibile giungere a una regolamentazione generalizzata e coerente, senza fare eccezioni speciali per singole aziende”.

Mentre la querelle su Huawei rallenta l’avvio del 5G in Europa, i competitors non stanno fermi, Stati Uniti e Corea del Sud sono stati i primi Paesi al mondo a lanciare offerte commerciali nel 2018. La coreana Samsung ha approfittato della chiusura a Huawei per aggiudicarsi una fornitura di 5G con Verizon. Il colosso cinese non è rimasto a guardare e ha reagito prontamente inaugurando il terzo centro di cyber-sicurezza europeo a Bruxelles, dopo quelli già aperti a Londa e Bonn gestiti assieme ai governi britannico e tedesco. Il nuovo centro permetterà agli operatori europei di testare i prodotti di equipaggiamento delle reti allo scopo di rassicurare autorità e mercati sui rischi di spionaggio.

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