La Brexit in dirittura di arrivo

Con il voto favorevole della nuova maggioranza conservatrice alla Camera dei Comuni, che approva l’accordo con la UE per il ritiro, si è conclusa finalmente, e democraticamente, una vicenda assurda e alla fine indecifrabile e si è compiuto un passo avanti irreversibile sulla strada dell’uscita della GB dall’UE al 31 gennaio. Manca la ratifica del Parlamento Europeo, che non dovrebbe causare speciali problemi di fatto.

Dal 1 febbraio la GB non sarà più parte dell’Unione. Comincerà allora una fase di negoziato per stabilire i nuovi termini di relazione tra UK e UE. Saranno trattative complesse ed è da sperare che vengano condotte da ambo le parti con spirito aperto e lucidità, perché  solo un accordo ampio e soddisfacente permetterà di evitare una contrazione negli scambi tra le due entità quindi una crisi economica. Dovranno concludersi entro il 2020 ma possono essere prolungate, ove occorra, nel 2021.

Sin da prima del referendum inglese avevo scritto che l’uscita della GB dall’UE non sarebbe stata un gran male, per tante ragioni che qui e ora è superfluo ricordare. Bene dunque che la vicenda si stia per chiudere, ma naturalmente  la condizione è che si chiuda con una nuova relazione soddisfacente per ambedue le parti.

La GB torna ad essere un’isola, eccentrica al Continente europeo e volta all’Atlantico, agli USA, agli antichi possedimenti imperiali. L’Europa, senza il costante freno inglese, non avrà più alibi per non portare avanti la necessaria integrazione economica e di sicurezza.

Il rischio è che l’esempio britannico si riveli tentatore per altri Paesi marginali dell’Unione, specie se si dimostrasse che un nuovo accordo lascia intatti i vantaggi economici e commerciali del mercato unico e della politica commerciale comune, restituendo però ai membri in uscita il controllo della propria politica. È un rischio serio e dovrebbe mettere in allerta quanti, in Italia, giocano allegramente con l’idea sovranista e ambiscono a far arretrare il cammino dell’integrazione, che è stato e deve restare l’ideale di due generazioni ormai. Attenzione, perché il pericolo per ognuno dei nostri Paesi non è di recuperare una sovranità illusoria nel mondo globale, ma di cederla a profitto di Russia, Stati Uniti o Cina.

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