Cronache dai Palazzi

Prove di resistenza per il Governo. Nonostante i disaccordi a proposito del fondo salva-Stati, Palazzo Chigi rassicura che “il governo reggerà” anche qualora le Regionali in Emilia Romagna dovessero riservare qualche brutta sorpresa ai Dem in gennaio.

Il premier Conte dall’Africa parla di rilancio dell’esecutivo e annuncia “riforme di più ampio respiro”, mentre Zingaretti conferma una “visione condivisa del futuro”. Lunedì il premier è atteso in Aula per chiarire le questioni che si sono moltiplicate attorno al trattato salva-Stati; molto probabilmente il premier annuncerà una richiesta di rinvio da inoltrare ai vertici europei in quanto l’Italia non sembra pronta alla firma del trattato, nonostante il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri abbia definito “inemendabile” il testo del trattato.

In Aula il ministro Gualtieri ha ampiamente difeso il Mes (Meccanismo europeo di stabilità, un fondo europeo a favore della stabilità finanziaria della zona euro), nonostante la bagarre in scena alla Camera. “Dobbiamo capire se il Mes conviene all’Italia o no – ha affermato Di Maio di fronte alle telecamere di Porta a Porta -. È stato usato in passato per la Grecia”. Per il leader dei Cinque Stelle  si tratta di “uno strumento a doppio taglio”, occorre stare attenti alle “regole” ma “sono convinto che troveremo una soluzione con il ministro dell’Economia e con il premier”, ha detto Di Maio.

Per il ministro Gualtieri, intervenuto anche nella commissione Finanze, il Mes è “una linea di salvataggio che verrà utilizzata dai Paesi in difficoltà e tra questi non ascrivo l’Italia”, ha dichiarato il ministro. I cambiamenti sarebbero inoltre “limitati” e sostanzialmente il fattore fondamentale è uno solo: l’aggiunta della “funzione di backstop per l’Unione bancaria”, in pratica un aiuto finanziario alle banche in difficoltà. Il trattato sarà firmato a febbraio, come ha spiegato il ministro dell’Economia sottolineando, nel contempo, che i giochi sono fatti e che “riaprire il negoziato” è improbabile. “C’è un lavoro di aspetti esterni e una questione aggiuntiva che possiamo valutare ma non c’è nessun negoziato”, ha ribadito Gualtieri. I margini della trattativa riguarderebbero la capacità di bilancio per la convergenza e la competitività oltreché la road map per il completamento dell’Unione bancaria.

Via XX Settembre rende noto inoltre che la tassa sulla plastica subirà una riduzione di gettito del 70% (330 milioni nel 2020) e “un rafforzamento della sua funzione di incentivo al riciclo”, mentre la battaglia sugli scontrini è rinviata al primo luglio 2020, quando lo scontrino elettronico dovrebbe soppiantare in buona parte quello vecchio, contribuendo alla lotta dell’evasione fiscale.

L’Europarlamento ha nel frattempo approvato la nuova squadra della Commissione Ue capitanata dalla ministra tedesca Ursula von der Leyen, che si insedierà a Bruxelles dal primo dicembre sostituendo quella uscente presieduta dal lussemburghese Jean-Claude Juncker.  La Commissione europea, una delle principali istituzioni comunitarie, è l’organo esecutivo dell’Ue, promotrice del processo legislativo. È composta da un delegato Commissario per ogni Stato, il quale deve dimostrare assoluta indipendenza rispetto al proprio governo nazionale. A proposito di commissari la nuova Commissione di Ursula von der Leyen ha già segnato un record: il numero di commissari donne, 12 su 27. La Commissione europea ha il potere di sanzionare gli Stati membri qualora si dimostrino inadempienti per quanto riguarda l’attuazione delle decisioni e eventuali ritardi nell’approvazione di leggi conseguenti a specifiche direttive comunitarie.

“Sono molo felice e onorata per la maggioranza schiacciante che è frutto del lavoro di molte persone”, ha affermato l’ex ministra della Difesa tedesca. Ursula von der Leyen ha annunciato iniziative contro i cambiamenti climatici, rilancio della crescita, più “cultura, ricerca e istruzione” nel portafoglio Innovazione, difesa militare europea “complementare” con quella Nato e ha auspicato di “avvicinare a noi il più possibile i Balcani occidentali”. L’Italia, nello specifico, dovrebbe rispettare “un giusto equilibrio tra conti pubblici solidi e gli investimenti”; ed ancora la riforma del regolamento di Dublino e massimo impegno per salvare “Venezia sott’acqua”.

Il neocommissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni, ha a sua volta rimarcato gli obiettivi principali: “Innovazione, investimenti, occupazione, una tassazione più giusta verso i giganti del web e verso chi inquina, meno divisioni tra diversi gruppi di Stati: Nord e Sud, Est e Ovest”. A poche ore dal voto, con cui l’Aula di Strasburgo ha votato la fiducia alla nuova Commissione, ha esposto il suo punto di vista anche il presidente dell’Europarlamento, David Sassoli: “Oggi riapriamo il cantiere europeo, per cambiare le politiche, assumere la leadership globale nella lotta al cambiamento climatico, rafforzare il nostro modello sociale, sostenere lo sforzo nella digitalizzazione e aumentare i posti di lavoro. E allo stesso tempo avviare un percorso per riordinare alcune regole. Direi che il lavoro si deve muovere su due binari – ha spiegato Sassoli al Corriere della Sera -: uno politico sulle ‘politiche’ e uno sulle regole della democrazia europea”. Il presidente dell’Europarlamento ha inoltre posto l’accento su un progetto essenziale auspicato dalla neopresidente von der Leyen: la necessità di “una Conferenza sulla democrazia in Europa, che vedrà un ruolo guida del Parlamento”. Una conferenza che per essere realizzata avrà bisogno “dell’impulso e delle idee di tutti” e che lavorerà per “aggiustare alcuni strumenti della democrazia europea: i candidati di punta, le liste transnazionali, il diritto di veto, il potere d’iniziativa del Parlamento”. Quest’ultimo potrebbe infine partecipare alla “preparazione del Quadro finanziario pluriennale”. L’Europa ha bisogno di “ascoltare e far partecipare i cittadini, coinvolgere i Parlamenti nazionali, i governi, le regioni”. In pratica “un esercizio che davvero investa tutta la società europea”, come ha spiegato David Sassoli rimarcando la necessità di “accorciare le distanze” tra le istituzioni e i cittadini e l’urgenza, da parte della democrazia europea, di fornire “risposte rapide”.

La Commissione di Ursula von der Leyen ha ottenuto una maggioranza importante con 461 sì (157 no e 89 astensioni), ricevendo inoltre un solido appoggio da parte della maggioranza dell’Europarlamento composta da 182 popolari del Ppe, 154 socialisti e 108 liberali. Il futuro dell’Europa è tutto in salita e il segreto sembra essere un dialogo efficace tra il fronte politico, sul piano della democrazia europea, e il fronte economico, per far quadrare le regole di bilancio.

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