Tra complotti e vero potere

Chi sono i poteri forti? Quelli di cui sentiamo parlare e che governano l’esistenza dell’umanità? Nei siti e nei blog complottistici possiamo trovare un elenco di categorie che vanno dai classici massoni, illuminati, cupole mafiose o ebrei fino alle versioni più interessanti e alternative come gli alieni, i rettiliani, color che abitano dietro lo sbarramento di ghiaccio che separa la terra piatta da altre forme di vita che ci controllano. Se andassimo a chiedere nomi e cognomi potremmo sentirci dire che “dovremmo conoscerli bene” e comunque i più gettonati sono i vari Soros, Rotschild e il Gruppo Bilderberg. Prove del complotto? Sono davanti a tutti, come facciamo a non accorgercene. Dovremmo svegliarci ed evolverci secondo chi cavalca la teoria del complotto che muove addirittura dalla scoperta che lo sbarco sulla luna sia solo una montatura coperta per chissà quale ragione dal oltre 400.000 complottisti (esatto, è il numero di persone che si sarebbero messe d’accordo per coprire questa menzogna e che avrebbero mantenuto uno stretto silenzio fino alla data odierna. Appare più credibile il campo di calcio rotondo di Holly e Benji.

Restiamo in attesa che di ciò vengano portate prove concrete: il beneficio del dubbio è sempre concesso fino a quando non esistano certezze assolute. In ogni caso ci permettiamo di dubitare che questi siano i poteri forti che governano il mondo quando ne esiste uno vero cui tutti noi, più o meno inconsciamente, siamo soggetti e, addirittura, da molti viene cercato per avere la sua approvazione.

Il vero potere è quello dato dalla rete: internet che, presentatosi come un suadente mezzo per migliorare le comunicazioni, è entrato prima strisciando, come un subdolo serpente, poi sempre più prepotentemente, nella nostra quotidianità, al punto di esercitare su di noi forme di controllo che forse neanche Orwell avrebbe mai immaginato in un libro che, da romanzo di fantascienza (?) è stato interpretato come un manuale di istruzioni che abbiamo voluto leggere alla rovescia.

Per chi non lo avesse mai letto, e purtroppo per molti nativi digital, Grande Fratello non è il titolo di un programma che ha aperto la serie dei reality, ma il protagonista di un romanzo di George Orwell: “1984.” Scritto nel 1948, il romanzo descrive una Terra divisa tra tre potenze che sono in guerra tra loro per mantenere il totale controllo sulla società. A capo di tutto ciò un soggetto non ben definito, il Big Brother che sarebbe più opportuno tradurre come Fratello Maggiore per rendere l’idea del ruolo che dovrebbe svolgere, ma che è diventato il Grande Fratello nella traduzione italiana. Questa entità che mai si vede ma che tutto domina e controlla, impone anche chi odiare a cittadini succubi che sono controllati dal suo onnipresente occhio.

Oggi l’occhio è internet, con le sue innumerevoli forme di espressione cui non riusciamo più a sottrarci ed a cui consegnammo la nostra quotidianità. Non stiamo parlando solo dei social, un mondo in cui l’unico scopo è quello di mettersi in mostra per avere il gradimento di un pubblico potenzialmente sterminato. Postare una foto, uno status, un twett, una storia, vuol dire voler mettere in piazza una parte del proprio Io per testare le reazioni dell’altro. Poco credibili coloro che dichiarano di postare solo per sé stessi e non cercano i like e le condivisioni.

Ma oltre a questa forma narcisistica, la rete entra sempre più nella nostra esistenza, e non riusciamo ad alzare quelle barriere minime che ci salvino dall’occhio di questo strano Grande Fratello che si impone ed a cui ci rivolgiamo per pagare con le carte di credito, per acquistare una cena con consegna a domicilio, per prenotare visite mediche e pagare le tasse. Anche pagare un parcheggio è un’attività che può essere delegata ad una app. Quello delle app è un mercato che muove milioni di fatturato e offre lavoro a sempre più persone. Impossibile fermarla. Lo sviluppo della tecnologia IoT (internet of Things) e della domotica, sarà il definitivo prossimo passo verso il baratro.

Il Grande Fratello? Esiste, e lo abbiamo fortemente voluto perché non lo abbiamo combattuto. Gli abbiamo messo a disposizione i nostri dati, le nostre vite, e lui le ha prese mediante i dati che non sappiamo proteggere e che consegniamo a colpi di click.

Prendiamone atto. Il vero potere occulto lo abbiamo voluto e creato noi stessi. Magari iniziando da coloro che, senza la rete, difficilmente avrebbero preso nota dell’esistenza di complotti e divulgato le loro teorie.

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