Mario Draghi

Tra qualche giorno, Mario Draghi lascia la presidenza della Banca Centrale Europea, al termine di un mandato durato sette anni, un periodo che egli stesso ha definito intenso e affascinante.

Draghi ha preso il timone della BCE in un periodo difficile per l’economia europea e con le sue decisioni, sempre coraggiose e tempestive, ha fatto molto per attenuare la crisi ed evitare una recessione ancora peggiore di quella del 2008. Ha, in sostanza, interpretato il suo ruolo non nella maniera ortodossa di un guardiano della stabilità monetaria e di lotta all’inflazione, ma come di un attore, spesso protagonista, dell’economia. La sua azione non è stata sempre facile o incontrastata. Tutti sappiamo che ha subito critiche e resistenze da un settore del suo stesso “board” (specie tedeschi e olandesi, dalla mentalità ragionieristica), ma alla fine ha prevalso.

Considerare Draghi uno dei salvatori dell’Europa non è certo esagerato. Ma una cosa è fuori di dubbio: con la decisione di acquistare Titoli di Stato di paesi in gravi difficoltà finanziarie, ha reso all’Italia un servizio di incommensurabile valore. Chiunque, da noi, non glielo riconosca e non mostri la dovuta gratitudine, fa prova di meschinità e scarsissima buona fede.

Che farà ora Draghi? Non è più giovanissimo (quando lo conobbi e diventai suo amico, nei primi anni Novanta, aveva superato i 40 anni) ma è abbastanza giovane da poter svolgere magnificamente qualsiasi incarico, pubblico o privato, legato all’economia (e non solo). Offerte non gli mancheranno. Lui, per ora, ha detto di non sapere quale sarà il suo futuro. Una cosa però mi sembrerebbe giusta, che il Presidente della Repubblica lo nomini Senatore a vita. È il minimo che il Paese può fare per lui e, tra l’altro, costituirebbe un’applicazione esemplare del dettato della Costituzione che riserva la nomina a persone che hanno onorato il nome dell’Italia. Chi più di lui lo ha fatto in questi anni?

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