La Giustizia ottusa

Matteo Renzi fa bene ad incalzare governo e maggioranza su tempi e contenuti delle riforme. Ma tra i problemi da affrontare in fretta per  uscire dal pantano dovrebbe metterci  anche quello   di una Giiustizia che sta dando esempi di ottusità e di malfunzionamento  terrificanti.  E se non lo fa lui dovrebbe  farlo il Governo. Un direttore di carcere che non sa che un suo interno è un assassino seriale, un individuo pericolosissimo. Un giudice di sorveglianza che, sapendolo perfettamente, gli dà un permesso di uscita, e lui ne approfitta per scappare e tornare a minacciare la società. E un Presidente di Tribunale che dichiara che il permesso era del tutto legittimo. Pochi giorni dopo, a un esponente della criminalità organizzata autore di vari omicidi viene dato analogo permesso a Pescara, e lui, ovviamente, scappa. Ma è un macabro scherzo od un incubo?

L’esultanza del Ministro della Giustizia e del Ministro dell’Interno per la cattura dei due delinquenti  non può far dimenticare questi fatti gravissimi. E la constatazione che il “Sistema Paese funziona” è troppo facilmente autoassolutoria. Funzionano le Forze dell’Ordine, non funziona la Giustizia, che del “sistema” dovrebbe essere uno dei pilastri portanti.

Negli stessi giorni, quasi nelle stesse ore, la stessa Giustizia, per bocca del il Tribunale di Milano,  ha vietato  a Berlusconi di andare a una riunione del PPE a Bruxelles (è lo stesso tribunale che vietò a Bettino Craxi di venire in Italia a farsi curare dal diabete che poi lo uccise). Non posso essere certo sospettato di tenerezza per il Cavaliere: lo ritengo  corresponsabile  della crisi italiana, morale , culturale e politica ancor prima che finanziaria ed economica; non penso affatto che il “fumus persecutionis” contro di lui giustifichi le sue colpe; giudico la sua decadenza da senatore  fosse un atto dovuto, perché in uno Stato di Diritto le sentenze si applicano. Ma partecipare a una riunione di partito è un’attività consentita anche a un condannato che non sia in stato di reclusione o di arresto domiciliare. Nessuno potrebbe vietarglielo in Italia e il fatto che avvenga fuori del Paese è irrilevante, quando si tratta di un luogo per il quale non occorre (ma forse i magistrati di Milano non se ne sono ancora accorti) neppure il passaporto. Bruxelles è o no la capitale europea? È o no nell’area di Schengen? Cosa temono i gelosi custodi della sicurezza pubblica, che il Cavaliere ne approfitti per scappare? Come l’evaso di Genova? A punta di pistola? Ma non li sfiora il sospetto del ridicolo? Non li sfiora il dubbio che, se volesse davvero andarsene, lo farebbe tranquillamente, con un qualsiasi volo privato, non in Europa ma in uno dei qualsiasi paesi con cui non c’è accordo di estradizione?  Magari alle Bahamas, ove possiede una villa da favola?

La verità è che la decisione milanese, quella genovese e pescarese sono manifestazioni  contraddittorie ma convergenti di un’ottusità che fa spavento. Sono stati applicati i regolamenti? Può darsi, anzi, diamolo per scontato.  Ma i regolamenti vanno applicati con buon senso, intelligenza, senso della misura, da gente equilibrata, non da travet senza volto. Altrimenti, basterebbe un computer e potremmo fare a meno di un sistema tanto complesso e costoso. La  Giustizia deve, sì, essere bendata, ma non può essere ottusa, perché altrimenti favorisce i delinquenti, si presta ad accuse di partigianeria che gettano un’ombra anche sul suo operato precedente  e, di passaggio, contribuisce a dare una facile aureola di martirio a chi non cerca altro per far dimenticare le proprie mancanze.

Si può ovviare a tutto questo? SI può. Non con l’impraticabile responsabilità civile, che paralizzerebbe l’intero sistema, ma con un’attenta, scrupolosa, se occorre dura, attività disciplinare. Se un giudice sbaglia, va sanzionato nella sua carriera, come qualsiasi altro dipendente dello Stato, non solo per dolo o colpa grave, ma anche quando dia prova di un’evidente incapacità di retto giudizio. E se gli organi a ciò preposti non funzionano, vanno cambiati. L’ho già scritto: non è un CSM colonizzato da partiti e correnti giudiziarie il piú adatto a dare certezze in questo campo. Occorre un organo dove non possa neppure allignare il sospetto di pregiudizi politici o corporativi. La soluzione è affidare la scelta di tutti i suoi membri al Capo dello Stato o ad altro ente imparziale (magari alle Facoltà di Diritto dei nostri atenei). L’on. Alfano, che certo ha il problema a cuore, se vuol fare opera utile metta da parte le insensatezze punitive che  gli aveva imposte il suo vecchio boss e parta da questo punto, che condiziona tutto il resto.

Ma intanto, qualche strumento d’intervento pur esiste e andrebbe usato.Un organo giudiziario, anche collegiale, può essere sanzionato,  o quantomeno ammonito. Signora Cancellieri, lei non ha dato fin qui grandi esempi di sensibilità, ora si riscatti! Non ci faccia pensare che tutto, sempre, viene coperto da una cortina di omertà! Tra le poche funzioni rimaste al Ministro della Giustizia c’è l’iniziativa disciplinare. La usi! Non faccia la bella statuina! Faccia vedere che ascolta la voce della gente comune, non solo quella della famiglia Ligresti!

©Futuro Europa®

Condividi
precedente

Rivoluzionari all’italiana

successivo

La partigiana Chicchi

2 Comments

  • Interessante e condivisibile. Però, per quanto riguarda il Ministro Cancellieri, mi viene un dubbio. Se nei confronti del personale delle due carceri il Ministro intendesse adottare un’azione disciplinare, qualcuno per contro potrebbe accusarla di usare due pesi e due misure, dal momento che ha fatto uscire dal carcere un’amica. O sbaglio?

  • Se Lei mi legge talvolta, sa che ho deplorato l’intervento del Ministro per la signora Ligresti. Però c’è una certa differenza tra far assegnare ai servizi sanitari una persona malata, la cui pericolosità sociale è nulla, e dare permessi premio a un assassino seriale, capacissimo di ripetere i suoi delitti. Nella mia nota, tra l’altro, non parlavo di azioni disciplinari nei confronti del personale carcerario (che comunque ci sono state a carico dell’incredibile Direttore del carcere genovese) ma di azione nei confronti di un giudice (o collegio giudicante) che ha dato prova di una imperdonabile leggerezza di giudizio e messo in pericolo per questo la società.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *