Una signora di ferro

Sulla scena politica americana, la guerriglia contro Trump si intensifica giorno per giorno. A condurla è un’opposizione Democratica che ora controlla la Camera dei Rappresentanti, e da questa sede conduce le sue battaglie politiche e legali, servendosi delle commissioni (tre  almeno) decise a condurre una dopo l’altra udienze di personaggi già parte dell’entourage del Presidente e che, come il suo ex avvocato Michel Cohen, hanno molto da raccontare sulle bugie e gli affari oscuri di Trump.
A guidare questa azione è Nancy Pelosi, una signora sposata con un italoamericano, a lungo Capogruppo dei Democratici alla Camera e di questa ne è ora la Presidente (o “speaker”). Una carica di alto rilievo istituzionale (la terza per rango) e di notevole potere ed esposizione politica. Ha sostituito il repubblicano Paul Ryan, in origine avversario di Trump, poi allineatosi, e strumentale nel passaggio della nuova legislazione fiscale (fallì invece nel portare a casa la riforma delle assicurazioni sanitarie, il c.d. “Obamacare”).

La signora Pelosi ha tutti i numeri per emergere come forse la principale leader democratica in opposizione al discusso Presidente. Esperta, con una perfetta conoscenza della politica, di riconosciuta integrità, e con un carattere duro e alle volte aggressivo, una vera “dama di ferro”. È ovviamente difficile dire se potrà emergere nei  prossimi  mesi come portabandiera dei democratici nelle elezioni presidenziali del 2020, ma le sue possibilità non sono trascurabili, ed è comunque destinata ad avere peso rilevante nelle scelte del partito.

È anche difficile dire se riuscirà nell’intento di distruggere Trump o almeno di destabilizzarlo in modo da renderne improbabile la rielezione. Finora, nonostante i tantissimi elementi di sospetto nei confronti del Presidente, non è ancora emersa la “pistola fumante” che possa mettere in marcia con qualche probabilità di successo la macchina dell’impeachment. E se dovesse partire da un’iniziativa della Camera (possibile, data la maggioranza democratica) deve poi passare al voto del Senato, a maggioranza repubblicana. Ricordiamo che nessun Presidente americano è stato mai impeached. Nixon lo evitò dimettendosi, Clinton si salvò per pochi voti. Mi pare più probabile una dura guerra di usura. Ma il fattore chiave sarà il rapporto che, ormai a breve termine, presenterà lo “special prosecutor” Robert Mueller, sul quale le anticipazioni sono per ora minime. Solo se confortati dalle sue risultanze, o da altre rivelazioni per ora incognite, la dama di ferro e l’insieme dei democratici potranno condurre una battaglia con buone possibilità di vincere.

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