L’odissea dei migranti

La politica fa il suo mestiere e Salvini lo fa con protervia e virulenza (mi domando che ne pensa il Capo dello Stato, sempre così equilibrato e attento ai valori essenziali). Ma a far le spese di una campagna elettorale infinita sono centinaia di poveracci, veramente i dannati della Terra. A bordo della Lifeline o di altre navi, in condizioni sempre più precarie, aspettano con presumibile angoscia di conoscere la loro sorte. L’Italia si nega a riceverli, la Spagna e la Francia esitano. Che succederebbe se il mare grosso provocasse naufragi e altre morti? Come non provare una reazione di indignazione?

Eppure, credo che mai come adesso si debba guardare al di là dei sentimenti umani che queste tragedie suscitano, per andare alla radice del fenomeno. E il fenomeno è che, dietro l’odissea di migliaia di esseri umani innocenti, c’è il losco traffico dei moderni negrieri, non scoraggiati da alcune ONG che, se non complici, sono perlomeno funzionali al traffico. Che cosa ha di meglio questa tratta di esseri umani della tratta degli schiavi di un tempo o della tratta delle donne sempre di orribile attualità?  Dobbiamo riconoscerlo chiaramente, anche se ci costa dolore: l’Europa, e l’Italia in particolare, non sono in grado di offrire a questi poveracci né lavoro, né protezione sociale, né un futuro qualsiasi. Incoraggiarli a venire a migliaia sulle nostre rive significa perciò alimentare sciaguratamente una grave illusione, e di questo non sono incolpevoli le ONG, la sinistra radicale, i vari Saviano, e la stessa Chiesa cattolica.

Salvini, con la sua rozzezza, riesce a sporcare di razzismo e di intolleranza una causa seria. Ma questo non cambia la realtà delle cose: il problema non si risolve ormai più con panni caldi, ripartizione di oneri o altre trovate, ma richiede una soluzione drastica: questo ignobile traffico va fermato alle origini.

Occorre riconoscere che il Piano in dieci punti presentato all’Europa dal Governo italiano è da condividere: rafforzare i legami tra l’UE e i Paesi di origine dell’immigrazione (sostanzialmente, Libia e Niger), creare centri di accoglienza in quei Paesi d’accordo con l’ONU, considerare le frontiere dei Paesi mediterranei dell’Unione come frontiere dell’Europa e proteggerle adeguatamente, aumentare i fondi europei disponibili e, in definitiva, mandare le regole di Dublino in archivio, responsabilizzare i Paesi del Nord Africa a combattere il traffico. Sono cose, non solo giuste, ma necessarie.

Non so, e in realtà dubito molto, che il Piano passi, almeno nella sua interezza, al Consiglio Europeo: conosciamo bene gli egoismi nazionali, la grettezza, i calcoli politici di alcuni partner. Ma se questo piano, ripeto, ragionevole, fallisse, l’Italia avrebbe tutto il diritto di adottare unilateralmente le misure necessarie, a cominciare dalla chiusura dei porti e la lotta agli scafisti (magari con l’aiuto della NATO?). Pronta a pagare, se occorre, il prezzo in termini politici e di immagine. Ma se così fosse, il danno, un danno forse irreparabile, sarebbe apportato all’intera costruzione europea. Per far contenti Trump, Putin e tutti quelli che vorrebbero riportarci sessant’anni indietro e ridurre l’Europa, da soggetto, a oggetto della politica altrui.

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