Ecologia della Vita

Come può lo Stato sottrarre alla famiglia il diritto di scegliere le cure per la vita del proprio figlio minorenne? O ad un malato maggiorenne, purché in grado di decidere, di sceglierle autonomamente? Quello di Alfie Evans, il bambino inglese al quale è impedito di lasciare l’ospedale per sottoporsi altrove a cure che potrebbero salvargli la vita, è diventato un caso internazionale.

La questione del merito, ovvero se possa essere esclusa l’efficacia di cure non previste dal protocollo di un ospedale o di uno Stato, è stata superata da una di ordine maggiore: se un ospedale o uno stato possano impedire di accedere a cure diverse soltanto perché non previste nel proprio sistema sanitario. Se l’obiettivo è il bene della persona, e se la vita è ritenuta un bene, com’è possibile una cosa del genere? Per impedire le cure altrove, addirittura impedendo l’uscita del paziente ed il suo trasferimento come le autorità britanniche stanno facendo, bisogna dubitare del valore assoluto della vita, oppure averne un’idea ‘meccanicista’ ed ‘efficientista’, che penalizza chi non è perfetto. Per fare una cosa del genere, bisogna credere che le cure che si è in grado di offrire sono le uniche possibili, sostenendolo con un’azione di grande forza simbolica di fronte all’intera comunità scientifica internazionale.

In un mondo nel quale le sale operatorie sono connesse, le sperimentazioni sono condivise e da paesi lontani migliaia di chilometri i ricercatori collaborano online a progetti comuni, l’arroccamento di un sistema sanitario nazionale sembra quantomeno anacronistico. C’è un’ ‘ecologia della conoscenza’, oggi più che mai condivisa, che ne consente l’evoluzione, ma questo ai decisori britannici sembra sfuggire. Ma c’è, soprattutto, un’ecologia della vita: che prevede che un individuo si relazioni prima col suo gruppo ristretto, i consanguinei, la famiglia, e poi con quello di ordine superiore, lo Stato. E che prevede che le relazioni orizzontali individuo-famiglia-gruppo collaborino in modo progressivo, dal centro alla periferia dei rapporti individuali, allo scopo primario della specie: la sopravvivenza, la vita.

Ma nel caso di Alfie Evans, lo Stato arriva a spezzare i legami orizzontali pur di affermare il rapporto verticale tra sé ed ogni individuo. Negando la libertà. Negando la famiglia, ma potrebbe trattarsi di qualsiasi tipo di rapporto affettivo. Negando l’ecologia della vita. Negando la vita.

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