Senato, vent’anni di pareri al Governo

“Favorevole o contrario? Meglio condizionato. Venti anni di pareri del Senato sugli atti trasmessi dal Governo”: questo il titolo di un Dossier realizzato dall’Ufficio Valutazione Impatto del Senato della Repubblica italiana. In che misura i pareri dati dal Senato al Governo sono stati accolti?

“Decretazione d’urgenza, leggi delega, esercizio del potere regolamentare: il Governo negli ultimi anni ha allargato in maniera notevole la propria attività legislativa, ma con l’obbligo, previsto dal legislatore, di coinvolgere il Parlamento in funzione consultiva”. Sono principalmente i Decreti delegati e i Regolamenti di delegificazione l’oggetto di quest’azione del Senato, ma ad essere convolti sono anche altre tipologie di Atti.

Dal 1996 al 2016 il parere delle Commissioni parlamentari è stato chiesto 2.786 volte. Quali sono stati i risultati? In che modo questi sono stati recepiti? L’Ufficio Valutazione Impatto ha realizzato quest’analisi d’impatto sia perché fosse uno strumento di diffusione della “Cultura della valutazione” sia per fornire contenuti concreti composti da un’analisi statistica e quantitativa accurata sulle procedure adottate dal Senato per l’esame degli atti del Governo sottoposti a parere parlamentare, sui pareri votati dalle Commissioni e i riscontri forniti dal Governo, cercando di restare sempre fedele ai criteri a cui ha deciso d’improntare la propria azione di validità, concretezza, competenza, imparzialità, trasparenza, chiarezza e comprensibilità.

Il Senato fornisce il “proprio parere” sugli atti del Governo in ossequio a quanto definito dall’art 139 bis del Regolamento del Senato. Disciplina introdotta nel 1978 a seguito dell’approvazione della legge n. 14 del 1978 per il controllo parlamentare sulle nomine degli enti pubblici e da allora è restata immutata, integrata dall’Istruzione della Giunta del regolamento del 13 giugno 1978 sulle modalità applicative dell’art 139 bis relativo all’esame in Commissione.

L’analisi si riferisce alle ultime 5 legislature, dalla XIII alla XVII che quando è stato pubblicato il Dossier era ancora in corso. Oggetto di analisi e riportate nel Documento sono state la diversa tipologia di atti, l’assegnazione, le vicende procedurali e la durata dell’iter. Ad essere messa in evidenza, principalmente, è stata la crescente complessità delle diverse procedure adottate nel corso degli anni e delle varie legislature, la struttura dei pareri dati sempre più articolata e un tasso di recepimento funzionale ai rilievi oltre che alla Commissione coinvolta.

Si osserva, dai dati esaminati, la prevalenza dei decreti legislativi, che dopo la XIII legislatura, presentano un “flusso omogeneo” e costante di trasmissione al Parlamento. Nella XVII si osserva una riduzione dei decreti recanti testi unici e codici, registrandosi, invece, un incremento di quelli volti alla ricezione della normativa europea, dato che è la dimostrazione dei crescenti progressi compiuti dall’Italia nell’adeguarsi, nel suo ordinamento interno, alle norme europee, con la concatenata riduzione delle procedure d’infrazione addebitate al nostro Paese.

Emerge anche il rallentamento nell’opera di delegificazione portata avanti a cominciare dalla XIII legislatura. Si è inoltre potuto stabilire, stando a quanto emerge dalla raccolta ed analisi dei dati, una notevole corrispondenza tra “le differenti finalità attribuite in astratto alle varie tipologie di rilievi e il loro grado di influenza ed effettività nei confronti dell’Esecutivo”, con una sensibile variabilità nel tasso di recepimento dei rilievi in funzione della Commissione permanente interessata e della legislatura considerata.

In prospettiva il Dossier indica l’esigenza di uno scambio dialettico che sia più costante e stretto tra Parlamento e Governo, anche attraverso a promozione di strumenti degli strumenti e dei meccanismi di verifica del tasso di recepimento dei rilievi parlamentari.

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