Vincolo di mandato e Costituzione

Oggi è meno comune ma, in passato, era normale per molti ragazzi scendere nel negozio di alimentari sotto casa, fare la spesa e salutare il negoziante con la frase “Dopo passa mamma a pagare”. Una storia simpatica, oggi desueta che, come quasi tutte le situazioni in cui si verifica un contatto sociale tra due o più soggetti, ha una valenza legale che l’ordinamento giuridico disciplina.  Il ragazzo, infatti, ha concluso un contratto di compravendita in nome e per conto della madre; e tra lui e la madre era intercorso un contratto di mandato con rappresentanza. La madre, che aveva peraltro incaricato il figlio di acquistare pane e pasta, potrebbe non troppo paradossalmente fare causa a questi che ha acquistato caramelle e bibite. Ma sarebbe vincolata comunque a pagarle al negoziante. Il figlio non ha margine di scelta se non eseguire gli ordini della genitrice. L’esempio può apparire forzato, ma fa comprendere come mai nella nostra Costituzione, fresca di compleanno, i suoi autori abbiano previsto espressamente all’articolo 67 l’assenza dei vincoli derivanti dal contratto di mandato in favore di Senatori e Deputati.

La libertà da vincoli quali le direttive di un Partito per chi esercita la funzione legislativa, sono connaturate allo stesso concetto di democrazia e trovano la loro origine non in un capriccio dei nostri costituenti, ma in principi illuministici che trovarono la loro prima consacrazione nella Costituzione Francese del 1791. I rappresentanti nominati nei dipartimenti non saranno rappresentanti di un dipartimento particolare, ma dell’intera nazione, e non potrà esser dato loro alcun mandato. Questa norma trova la propria origine più recente in un periodo in cui il dibattito filosofico e politico stava portando alla nascita degli Stati Moderni, l’epoca della rivoluzione americana e quella francese, in cui echeggiavano le voci di Franklin, Voltaire, Hobbes e Montesquieu. Una volta eletto, il deputato non rappresenta solo la categoria che ha appoggiato la sua nomina e successiva elezione, ma l’intero Paese e, proprio per questo, deve essere libero nelle proprie decisioni che, ad esempio, potrebbero essere prese in contesti diversi da quelli preelettorali, ovvero in situazioni di emergenza o, infine, per far fronte a scenari completamente diversi da quelli che avevano determinato scelte pregresse.

Coloro che hanno scritto la nostra Costituzione erano consapevoli di ciò e, opportunamente, venne redatto l’articolo 67 con l’attuale formulazione (Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato), che teneva conto, come già in quella francese sopra richiamata, una dimensione territoriale che puntualmente si è presentata, con chiara preveggenza di giuristi come, ad esempio, Calamandrei, il futuro presidente Leone, e Mortati.

L’articolo 67 è fin troppo spesso strumentalizzato, con argomenti che hanno ben poco di giuridico, e molto di chiacchiere da bar, giungendo a chiedere la sua abrogazione sostenendo una supposta circonvenzione di incapace da parte dell’eletto nei confronti dell’elettore. Se è pur vero che quello del trasformismo politico e del cambio di bandiera è un problema che potrebbe essere affrontato in quanto pericoloso, è ben più grave e pericoloso il rischio di una politica che diventa, sostanzialmente, un regime, in cui a deputati e senatori viene tolto ogni potere di scelta e facoltà di discernimento. Simili precedenti si possono ritrovare in regimi definiti (non a caso) bulgari, dove maggioranze e idee precostituite si imponevano senza dialogo o senza confronto. Ma al di là dell’abrogazione di un articolo della Costituzione appare più allarmante la previsione di una disposizione da parte di un partito, che imponga ai propri parlamentari eletti, e di conseguenza a tutti gli iscritti, facendo venir meno ogni voce contraria, il vincolo di un mandato che impedirebbe l’elasticità che, in politica, è essenziale, ma anche la libertà di coscienza.

L’abrogazione dell’articolo 67, oltre a voler vietare ai deputati eletti, di poter agire liberamente, rappresentando una Nazione, configura un attacco (se non insulto), ai principi della democrazia. E il volerla imporre da parte di un partito appare preoccupante.

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Un Commento

  • Più che giusto. Ma per favore, il partito in questione indichiamolo con nome e cognome.

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