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Clima. Guterres (Onu): combustibili fossili sono nostra rovina. Segretario generale a Parigi per vertice ‘One planet summit’– “Investire nei combustibili fossili vuol dire investire nella nostra rovina”: lo ha dichiarato oggi Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, nel corso del ‘One Planet Summit’ che si sta tenendo a Parigi, a due anni di distanza dall’accordo sul clima firmati nella capitale francese. “I combustibili fossili sono i primi responsabili del cambiamento climatico, continuare ad investire in combustibili inquinanti vuol dire investire nella nostra sconfitta” ha continuato Guterres. “La guerra al cambiamento climatico è ancora ben lontana dall’essere vinta”. (Dire)

Banca Mondiale, stop da 2019 a fondi estrazione greggio. Lo ha annunciato al vertice ‘One Planet Summit’ – La Banca Mondiale non finanzierá piú, a partire dal 2019, l’esplorazione e l’estrazione di petrolio e gas. Lo ha annunciato la stessa Banca mondiale nel vertice sul clima a Parigi “One Planet Summit”. (ANSA)

Sos per il clima, nel 2017 la CO2 torna a crescere Il fallimento delle politiche è al top fra i rischi del mondo – Ad avvisare che il pianeta sta per perdere la battaglia sul clima è un campanello d’allarme arrivato dal rapporto 2017 ‘Global Carbon Budget’: quest’anno le emissioni di anidride carbonica (CO2), il gas serra che più contribuisce al riscaldamento globale, torneranno a crescere, la prima volta dopo tre anni di emissioni stabili, e gli scienziati sono preoccupati: con l’aumento della CO2 in atmosfera gli obiettivi di contenimento del ‘global warming’ stabiliti dall’accordo di Parigi sono a rischio. L’Sos è arrivato un mese fa in occasione della Conferenza Onu sul clima, la Cop23 a Bonn. E ha una base scientifica ampia: le analisi sono state condotte da 76 scienziati di 57 istituti di ricerca di 15 Paesi. Il fallimento delle politiche per mitigare il cambiamento climatico, e soprattutto delle misure per prepararsi a fronteggiare i suoi effetti, è il rischio numero uno al mondo in termini di impatto economico, aveva già avvertito il World Economic Forum rilevando che i danni potenziali sarebbero maggiori della diffusione delle armi di distruzione di massa, della crisi idrica, delle migrazioni forzate su vasta scala e di un grave shock dei prezzi energetici. L’Ambiente, dunque, è entrato di prepotenza nell’agenda economica globale. Il cambiamento climatico, spiega il Wef, mette paura perché ha effetti a cascata: aggrava i rischi di crisi idrica e di scarsità di cibo, può limitare la crescita economica e indebolire la coesione sociale, provoca migrazioni di massa oltre a mettere a rischio la vita di numerose specie animali. Ecco perché si sollecita innanzitutto la decarbonizzazione e il passaggio alle energie rinnovabili e a politiche green. Quindi politiche e investimenti che provino a fermare quanto prima il riscaldamento globale e l’aumento della temperatura media globale entro due gradi ma meglio 1,5 rispetto al periodo preindustriale. Una corsa contro il tempo, visto che la scienza ci dice che ormai siamo sulla scia di aumento di tre gradi. E mentre sembrava che gli sforzi stessero dando risultati, con tre anni di crescita quasi zero, per il 2017 è atteso un ritorno all’aumento delle emissioni globali di CO2. Si stima un +2% di emissioni generate da combustibili fossili e industria. Comprese quelle derivanti da cambiamenti d’uso del suolo, entro fine dell’anno finiranno in atmosfera 41 miliardi di tonnellate di CO2. (ANSA)

Clima: Macron, rischiamo di perdere la battaglia – “Stiamo perdendo la battaglia del clima”. A lanciare l’allarme è il presidente francese Emmanuel Macron nel suo discorso davanti ai capi di Stato e di governo riuniti a Parigi per l’One Planet Summit. Gli impegni presi in occasione dello storico accordo siglato due anni fa a Parigi non vengono rispettati, ha detto il presidente francese, sottolineando che si rischia un aumento di 3,5 gradi delle temperature. Dopo “la cattiva notizia” del ritiro americano dagli accordi di Parigi, serve una mobilitazione della comunità internazionale, gli attori privati e e le amministrazioni locali, ha detto Macron, esortando tutti ad agire con urgenza. Oltre 50 capi di Stato e di governo partecipano al summit, convocato da Macron per mobilitare gli investimenti pubblici e privati sugli obiettivi della lotta ai cambiamenti climatici all’insegna dello slogan “Make our planet great again” che fa il verso allo slogan elettorale “Make America great again” del grande assente, il presidente americano Donald Trump. In occasione del summit, il presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim, ha annunciato che non sosterrà più investimenti per la prospezione di giacimenti petroliferi o di gas dopo il 2019. E se il governo americano è assente, l’ex sindaco di New York Michael Bloomberg, alla testa della Task Force on Climate-Related Financial Disclosures, ha annunciato che 237 compagnie, il cui peso economico è di 6,3 migliaia di miliardi di dollari, appoggiano le raccomandazioni per la trasparenza delle corporation in materia di lotta ai cambiamenti climatici. Del gruppo fanno parte 20 delle 30 maggiori banche del mondo. “La nostra coalizione rappresenta più della metà dell’economia americana -ha detto Bloomberg, sfidando Trump- insieme riusciremo a raggiungere l’obiettivo fissato dal nostro paese con l’accordo di Parigi riducendo le emissioni del 26%. E non c’è nulla che Washington possa fare per fermarci”. Analogamente, l’ex segretario di Stato americano John Kerry ha voluto sottolineare che 38 stati dell’unione, pari all’80% della popolazione degli Usa, hanno assunto impegni in linea con l’accordo di Parigi. (AdnKronos)

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