Sempre più labirinto

Giorni fa avevo scritto una nota intitolata La sinistra nel suo labirinto. Poi c’è stato qualche debole segnale di buon senso, da parte di quella dissidenza di sinistra (Pisapia) che ancora ragiona con la sua testa e capisce benissimo che dividendosi e dilaniandosi si consegna l’Italia di nuovo a Berlusconi o a Grillo. Però ogni appello ai vari Bersani si è scontrato in una pervicace, stupida, suicida volontà di mettere il rancore al di sopra di tutto. Bersani dice: “vedremo dopo il voto”, dimenticando allegramente che è per il voto che, con la legge attuale, vanno costruite le coalizioni. Spera che a urne chiuse la pattuglietta del MDP eletta nel proporzionale sarà decisiva per formare una maggioranza? Illusioni, follie! A che serve qualche deputatino in più se la sinistra sarà, come penso, irrilevante?

Ma quello che mi dato un senso di nausea sono le dichiarazioni dell’emerito Speranza. Che ha parlato di “costruire un’alternativa a PD, destra e 5Stelle (nientemeno!). Cioè una sorta di quarto polo. Con che voti? Bismarck diceva che, quando sentiva la parola “kultur” aveva voglia di tirare fuori la rivoltella. Io, quando sento le vane ciance di una certa sinistra, che vuole sempre costruire “percorsi”, dividere per unire (chi, cosa?), ho la stessa reazione (platonica, s’intende!). Inutile chiedere a questi scervellati, felici solo di occupare per un po’ la scena e di fare gli importanti: ma dove sta più “il popolo di sinistra”? Allearsi con la CGIL, come pare conti di fare Bersani, va bene. Ma quanti voti porta la signora Camusso? Dove sta il proletariato? Non si accorge questa gente che viviamo in un Paese di classe media preoccupata soprattutto di sicurezza e avvenire dei figli?

Certo, si può rimproverare anche a Renzi qualche grosso errore, ma onestamente, che dovrebbe fare? Coprirsi il capo di cenere? Andare in pellegrinaggio, con il saio del penitente, ai piedi di Bersani e D’Alema? Tra l’altro non servirebbe nemmeno questo. Il rancore, l’odio verso di lui, sono insuperabili. D’Alema ha sentenziato che “occorre discontinuità nella leadership” (tra l’altro, che nausea questo politichese; dica chiaramente: “Renzi deve andarsene”).

Allo stato degli atti, è possibile che Renzi riesca ad accordarsi con Pisapia e con Emma Bonino, con la garanzia di Romano Prodi. Pisapia è persona sensata e perbene, ho per Emma una vecchia amicizia e per Prodi un vero affetto (con scarsa stima per il suo buon giudizio politico, vista la sorte dei suoi due governi). Ma, con tutto il rispetto: quanto pesano in termini elettorali? La verità è che il PD dovrà affrontare le elezioni  praticamente da solo e in salita, con – sulla sua sinistra – una muta di cagnetti ringhiosi capaci solo di far danno.

Intanto, a Ostia tra 5Stelle e FdI (con il PD scomparso) hanno clamorosamente vinto i primi. La destra meloniana ora dichiara che Casa Pound avrebbe votato per ila candidata grillina. Magra scusa!  Casa Pound resta consustanziale alla destra estrema, rappresentata dalla Meloni, non da Luigi Di Maio. Ostia ha votato nella stessa proporzione in cui Roma votò a suo tempo per Virginia Raggi. Situazioni locali? Forse, ma attenti: le situazioni locali, quando si sommano, diventano nazionali (a Bersani non fa né caldo né freddo: lui nel fondo ama i grillini; tentò, come si sa, di averne l’appoggio in Parlamento nel 2013 e c’è nell’ala velleitarista della sinistra, MDP e SI, chi in realtà sogna un grande accordo colle schiere pentastellate).

Nel frattempo, la vita va avanti dappertutto, in modo spesso preoccupante. Kim e Trump minacciano apocalissi nucleari, in Germania è fallito il tentativo di Angela Merkel di formare un governo con liberali e verdi e nessuno sa che cosa succederà ora, a parte probabili nuove elezioni. Voglio dire: nel Paese più grande e più serio d’Europa il rifiuto di cedere qualcosa in nome della governabilità rischia di portare all’instabilità e al caos.

Alla fine, come leggo in un fondo de La Repubblica, e come ho scritto io stesso, saremo costretti a “portare il cervello all’ammasso” e a scegliere il male minore, cioè una riedizione della coalizione berlusconiana. Il che non è proprio allegra. Una prospettiva meno drammatica è ancora una coalizione PD-FI, ma anche questa sembra per ora essere sulla Luna.

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