Il cuore grande delle ragazze (Film, 2011)

La voce narrante di Alessandro Haber e la colonna sonora suadente di un ispirato Lucio Dalla ci accompagnano nei meandri di una storia intensa e delicata che profuma di tempi passati e di biancospino, per citare la dote non comune del protagonista. Pupi Avati racconta una vicenda di vita quotidiana ambientata nella provincia italiana nel periodo fascista, ispirata come sempre ai ricordi d’infanzia. Il mondo piccolo di Avati – come un nuovo Guareschi emiliano –  si apre all’esterno e produce grandi storie girate con stile inimitabile, sempre a metà strada tra dramma e commedia, in ogni caso indelebili nell’immaginario collettivo.

Carlino Vigetti (Cremonini) è il figlio di un mezzadro molto fortunato con le donne (Roncato), non può far passare un giorno senza fare l’amore, in paese gli resiste solo la fidanzata di un cugino del duce per ovvi motivi di convenienza. Un giorno accetta di sposare una delle due figlie del padrone che non sono mai state corteggiate da un uomo e non sono del tutto normali, in cambio di una moto Guzzi e di un contratto di affitto decennale per il padre. Purtroppo il progetto va a monte per l’arrivo della bella Francesca Osti (Ramazzotti), figlia della seconda moglie del padrone, che fa perdere la testa al ragazzo. Carlino e Francesca si sposano, nonostante l’opposizione del padrone che voleva sistemare una delle figlie subnormali, perché la ragazza forza la mano con un tentativo di suicidio.

I guai sono soltanto all’inizio. In un primo tempo si deve rimandare il matrimonio per una tonsillite del parroco e la festa di nozze diventa un’occasione di rissa tra le due famiglie; subito dopo il padre di Carlino muore per un attacco di cuore provocato dal grande dolore. Alla fine Carlino sposa Francesca, ma il vizio di andare a donne non passa, perché tradisce la moglie in albergo durante la prima notte di nozze, proprio con la fidanzata del cugino del duce. Francesca fugge in Puglia da una zia, si fa scrivere e desiderare dal marito, è sempre innamorata, ma non torna a casa per orgoglio. Carlino riesce a farla rientrare con lo stratagemma di un telegramma dove comunica la sua morte per impiccagione.

Tutto finisce bene, davanti a una siepe di biancospino, simbolo di tanti ricordi, metafora del ritorno della primavera e luogo riparato dal silenzio dove i ragazzi per la prima volta riescono a fare l’amore. “Da quel matrimonio nasceranno quattro figli, tutti belli come la madre e robusti come il padre, ma nessuno con l’alito profumato di biancospino”, dice la voce narrante per confezionare il consueto finale poetico.

Il cuore grande delle ragazze è una storia semplice e delicata, raccontata con lo stile leggero tipico del cinema di Pupi Avati. Una fotografia flou e anticata, costumi ineccepibili, grande ricostruzione storica, scenografie suggestive della campagna marchigiana e del litorale romano, pennellate da artista tra dissolvenze e trovate grottesche. I personaggi sono costruiti molto bene e vanno a comporre un vero Amarcord felliniano, ognuno con la sua stranezza che lo rende simpatico, unico e non riproducibile. Bravi gli attori. Andrea Roncato è alle prese con il suo primo vero film in carriera e dimostra di essere un ottimo attore tra le mani di un grande regista. La scena in cui il padre di Carlino muore è grande cinema e Roncato se la cava egregiamente dando prova di doti melodrammatiche. Gianni Cavina è il burbero padrone vessato da una madre arcigna (Sofio) e da una moglie incontenibile (Morabito) che lo rimprovera in continuazione. Stefano Cremonini e Micaela Ramazzotti sono i protagonisti impeccabili, danno vita a due personaggi non certo stereotipati e molto credibili. Erica Blanc (Eugenia Vigetti) e Sydne Rome (la ex prostituta Enrichetta) tornano con prepotenza alla ribalta in due ruoli che permettono di mostrare la classe del passato.

Pupi Avati scrive, sceneggia e dirige un film che riconcilia con il cinema italiano. Presentato al Festival Internazionale del Film di Roma ottiene solo una nomination come miglior film, mentre Micaela Ramazzotti si aggiudica il Nastro d’Argento come Migliore Attrice Protagonista. Girato a Fermo, nelle Marche, con il contributo della locale Film Commission.

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Regia: Pupi Avati. Soggetto e Sceneggiatura: Pupi Avati. Fotografia: Pasquale Rachini. Musiche (composte e dirette): Lucio Dalla. Brano: Andando (eseguito al clarinetto da Lucio Dalla e Pupi Avati). Brano: C’era una volta (autore Rossano Corradetti, edizione Cat Record). Arrangiamenti Musicali: Lucio Dalla, Bruno Mariani, Roberto Costa. Assistente Audio: Luca Gnudi. Edizioni Musicali: Pressing Line srl. Scenografia: Giuliano Pannuti. Costumi: Catia Dottori. Montaggio: Amedeo Salfa. Effetti Visivi: Justeleven. Direttori di Produzione: Maria Cristina Bravini, Gianfranco Musiu. Promoter Riprese Marche: Pasquale Renzi. Coordinamento Finanziario: Diego Raiteri. Suono: Piero Parisi. Aiuto Regista: Roberto Farina. Secondo Aiuto Regista: Alvise Barbarao. Assistenti alla Regia: Micaela Scafà, Raphael Tobia Vogel. Operatore alla Macchina: Francesco Damiani. Fotografo di scena: Andrea Catoni. Produttore: Antonio Avati. Casa di Produzione: Duea Film, in collaborazione con Medusa Film e Sky Cinema. Sostegno Economico: Marche Film Commission, Regione Marche. Distribuzione: Medusa Film. Negativi: Fuji-Film. Laboratorio Sviluppo e Stampa: Cinecittà. Macchine da Presa: Technovision. Edizione: Fono Roma Film Recording. Mixage: Franco Coratella. Esterni: Fermo, Anzio, Roma, Monte Urano, Monte Giberto, Formello, Mogliano Marche, Fabrica di Roma, Porto San Giorgio. Interni: Cinecittà Studios (Roma). Durata: 85’. Genere: Commedia. Interpreti: Cesare Cremonini, Micaela Ramazzotti, Gianni Cavina, Andrea Roncato, Erica Blanc, Manuela Morabito, Gisella Sofio, Marcello Caroli, Sara Pastore, Massimo Bonetti, Sydne Rome, Rita Carlini, Patrizio Pelizzi, Isabelle Adriani, Stefania Barca, Maria Pia Aricò, Tiziana Buldini, Bon Messini, Luciano Casaredi, Paolo Fiorino. Voce narrante: Alessandro Haber (Edo Vigetti, da grande).

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[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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