Il ritorno dell’Italia in Libia

Il rapporto dell’Italia con la Libia è storico, affonda nei secoli, e non sempre è stato facile e caratterizzato da buoni rapporti, il passato coloniale ha lasciato lunghi strascichi mai del tutto sopiti. In questo inanellarsi di è inserita la vicenda della parabola Gheddafi, terminata il 20 ottobre 2011 con la cattura e la morte del dittatore. Lungi dall’essere pacificata la Libia vive da quel momento una situazione destabilizzata che inutilmente sia la UE, che gli Stati Uniti, che l’ONU, hanno tentato di calmierare. Ad onore del vero con l’elezione di Serraj, se lo status non ha assunto il modus sperabile, varie fazioni ancora si fronteggiano e cercano spazi di manovra, è sicuramente migliorata. La cacciata dell’Isis dalle roccaforti dove si era insediata è stato l’inizio di una offensiva ‘boots on the ground’ che è poi proseguita in Siria ed Iraq e sta riducendo ad un simulacro l’autoproclamatosi stato islamico.

Ma proprio perché la situazione è ben lungi dall’avere raggiunto una situazione ottimale, l’Italia, su formale richiesta del riconosciuto governo libico di Fayez Al Serraj , ha dato il via all’Operazione Ippocrate, nome che designa molto bene la finalità umanitaria e di soccorso, trattandosi dell’installazione di un ospedale da campo. La base è posta a Misurata con una dotazione di 300 militari, di cui 60 tra medici e infermieri, di cui 6 medici saranno assegnati all’ospedale civile, 135 per supporto logistico, oltre 100 parà della Folgore come “forze protection che agirà su tre turni”. Sarà assegnato anche un aereo C28J per eventuali evacuazioni e trasporti urgenti ed una nave già al largo delle coste libiche nell’ambito del dispositivo Mare Sicuro.

Attivo dal 21 settembre scorso, l’ospedale italiano, di livello ‘Role 2’ quindi con possibilità di curare ferite di guerra, offre ricovero fino a quaranta pazienti oltre che avere funzioni di pronto soccorso e visite ambulatoriali, il personale medico proviene dall’Ospedale militare del Celio di Roma, e come hanno dichiarato il ministro degli Esteri Gentiloni e quello della Difesa Pinotti, trattasi solamente di un invio di personale per scopi umanitari, ‘meds on the ground’. A margine il ministro Gentiloni ha anche evidenziato la difficile situazione libica, con le azioni del generale Khalifa Haftar, sostenuto dall’Egitto, di cui non sempre sono chiare le finalità. Considerazioni che riflettono le preoccupazioni per l’occupazione da parte delle milizie di Haftar, fedele al governo alternativo di Tobruk, dei pozzi petroliferi del Golfo della Sirte che erano presidiate dai lealisti di Serraj.

Fa specie poi l’occupazione da parte delle forse dell’ex-Primo Ministro islamista Khalifa al-Ghwell, che lo scorso 14 ottobre hanno occupato parte di Tripoli, compresa la sede del Consiglio di Stato situata all’interno dell’Hotel Rixos, un simil colpo di stato a tutti gli effetti, pur senza caduti sul campo. A poco, come sempre, è servito l’intervento dell’inviato dell’ONU, Martin Kobler, il governo libico è dovuto rifugiarsi in Tunisia ed al suo interno continuano le lotte di potere tra salafiti e Fratelli Musulmani. La situazione in Libia è figlia di quello che lo stesso Obama ha definito ‘il suo peggior errore’, la defenestrazione del dittatore Gheddafi ha dato la stura ad uno stillicidio di milizie armate fortemente interessate ai pozzi petroliferi ed al potere, il tutto mentre la popolazione vive in stato di grave disagio. Come detto l’unica cosa positiva è stata la sconfitta dell’Isis che aveva eletto Sirte come sua roccaforte nella regione, ma anche questa vittoria è costata 600 morti ed oltre 2000 feriti, e qui l’ospedale italiano potrà sicuramente portare beneficio.

©Futuro Europa®

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