Terrorismo e politica interna

Due fenomeni apparentemente distanti sono però da considerare insieme, come due facce di una stessa medaglia: l’attentato di Manhattan e le elezioni di Berlino.

Le bombe artigianali di Manhattan non hanno provocato, per fortuna, nuovi morti, ma non per questo il fatto è meno grave. Era probabilmente un folle isolato il loro autore, ma l’ispirazione ideologica è sempre nel fanatismo religioso e nell’odio all’Occidente e ai suoi valori, che l’ISIS – messo alle corde sul piano militare – rivendica come capacità di azione contro obiettivi occidentali. Ho scritto più volte che gli attentati, persino i più gravi come quello delle Torri Gemelle, oltre che atti di viltà sono anche gesti stupidi e inutili: l’Occidente nel suo insieme (o almeno il mondo laico e non musulmano) conta vari miliardi di persone e infinite ricchezze: pensare di distruggerlo con qualche atto isolato, per quanto doloroso per chi lo subisce, è un’illusione. Il vero risultato è anzi spesso quello di raddoppiare vigilanza e sforzi preventivi e, alla lunga, di peggiorare le condizioni di vita, almeno psicologiche, dei musulmani che vivono tra noi (tra i quali vi sono milioni di brave persone, anche se spesso peccano per omissione e silenzio).

Vedremo se si conferma la pista afgana. Quel che interessa è ora vedere le conseguenze interne di quelle bombe. Di fronte ad esse, va riconosciuto che Donald Trump ha reagito con la rapidità e la durezza che la gente si aspetta da un responsabile politico e certo ne ha tratto qualche vantaggio elettorale. La reazione della Clinton è apparsa invece dubitativa e incerta e Obama ha persino evitato le abituali condanne. Sanno qualcosa che non sappiamo? Forse. Mi auguro solo che la relativa debolezza mostrata dalla Clinton non le costi troppo, in un’elezione che appare comunque in salita.

A Berlino sono stato per qualche giorno ai primi di settembre: è una bella, grande e moderna città, con edifici meravigliosi e un generale senso di ordine e di benessere. Di immigrati musulmani ne ho visto in giro abbastanza pochi (è vero che i Turchi tendono a mimetizzarsi colla popolazione locale e quindi la visibilità è propria sopratutto degli Arabi, Pakistani etc., colle loro donne velate dalla testa ai piedi). Eppure anche a Berlino, come nel Meclenburgo, la destra ha avanzato, dichiaratamente a causa del problema dell’immigrazione e contro la politica “aperta” della Merkel. La Cancelliera ha infatti subito dichiarato che la politica cambierà in senso restrittivo. Ha pochi mesi per convincerne gli elettori. Le elezioni politiche sono vicine, la “Grande coalizione” è in affanno e la destra rischia di svolgere un ruolo decisivo. Che ciò costituisca un pericolo per tutti, è abbastanza chiaro, tanto più che rispecchia tendenze presenti anche in altri significativi Paesi europei ed occidentali. Da soli possiamo fare poco, occorre un forte e solidale accordo europeo che limiti la futura immigrazione, faciliti i rimpatri, preveda una redistribuzione del carico, che non può essere solo italiano o greco e infine dia corso a quegli investimenti nei Paesi di origine che ne attenui la povertà e quindi il desiderio di fuggirne.

Eppure, di tutto questo, il lamentevole vertice europeo di Bratislava non ha fatto parola. È un fatto che dà ragione a Matteo Renzi quando dice che l’Europa rischia di diventare “un fantasma”. Ma non ci è permesso non reagire, e questo spetta ai Paesi più importanti e alla Commissione. Altrimenti, le conseguenze internazionali e anche interne saranno disastrose.

©Futuro Europa®

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