Cronache dai Palazzi

Non sono più i tempi del Renzi polemico con l’Ue e la Germania. L’incontro a Roma con la cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiarito molte posizioni e individuato degli obiettivi comuni, soprattutto in termini di confini e di migranti. A proposito del confine del Brennero anche le istituzioni europee – in particolare il presidente del Parlamento Martin Schulz – hanno ribadito che “l’Italia non va lasciata sola sull’immigrazione, parleremo con l’Austria sul Brennero – ha assicurato Schulz -, quello è un confine che ha anche implicazioni storiche”. In definitiva per il premier italiano è importante che il Migration compact sia stato accolto in Europa ricevendo tra l’altro apprezzamenti da più parti, anche da Angela Merkel. “Abbiamo fatto uno sforzo sistematico e procedurale di grande respiro e ci è stato riconosciuto”, ha chiosato Renzi.

Renzi e Merkel hanno raggiunto un accordo anche sui soldi per l’Africa per cui la Germania ha concesso il suo “via libera”. In sostanza a Palazzo Chigi si è discusso nel dettaglio dell’emergenza migranti ma non si è parlato di flessibilità e della questione del debito pubblico italiano. Non è stata comunque presa nessuna decisione definitiva, occorrerà aspettare il Consiglio europeo di fine giugno, ma il presidente del Consiglio si è dichiarato soddisfatto per aver “recuperato un rapporto con  l’Europa” in grado di generare una certa “tranquillità per i prossimi mesi”.  Per entrambi, Italia e Germania – tra le quali Renzi ha escluso qualsiasi tipo di contrapposizione –, “l’Europa ha di fronte il rischio della sindrome dei Maya”. La cancelliera ha riconosciuto che l’Unione europea “si trova in una posizione molto fragile”, a partire dalla questione migratoria sulla quale la Germania ha dimostrato piena sintonia con l’Italia: “Dobbiamo difendere le nostre frontiere esterne senza cadere nei nazionalismi, serve lealtà, le frontiere non si chiudono”.

La stessa ipotesi di chiudere il Brennero “è contro la Storia e la logica”, ha sottolineato Matteo Renzi prefigurando un asse politico contro le posizioni austriache. Poco conta se “sugli eurobond abbiamo posizioni diverse”, il piano europeo di finanziamento sulle migrazioni potrà trovare soluzioni diverse, “l’importante è la comune volontà di avere un approccio carico di diritti umani, con una proposta politica europea seria e di lungo periodo”. La cancelliera tedesca ha inoltre espresso i suoi apprezzamenti per le riforme messe in campo dal governo Renzi citando chiaramente la riforma costituzionale e il Jobs act, mentre il premier italiano ha messo in evidenza un nodo di connessione tra le due economie: “Quando noi consumiamo, loro producono di più, non esiste una partita Italia contro Germania”.

Nel complesso del premio Carlo Magno in Campidoglio Matteo Renzi ha infine fatto un’analisi delle buone sorti dell’Ue: “Se non c’è una forte scommessa sugli investimenti, a cominciare dall’innovazione, l’Europa perderà la sua leadership nel panorama mondiale. Non si può investire solo sulla stabilità fiscale”. Renzi plaude poi anche le istituzioni europee, in particolare “sul tema della migrazione la Commissione ha individuato un percorso, la guardia di frontiera europea, il ripristino di Schengen entro novembre, e la questione africana da affrontare in un arco di tempo ristretto”. Si tratta di “un approccio di serietà”, ha sottolineato Renzi, “l’unico modo per vincere i populisti e la demagogia. Non si vince la demagogia con le sue stesse armi”.

Torna comunque la tentazione di una “Europa a più velocità” con l’Italia appartenente al nucleo centrale, un piano per superare le divisioni e rilanciare l’Unione. Il nucleo centrale sarebbe costituito dai Paesi più forti in grado di fare fronte comune sui migranti, sull’euro e soprattutto tenendo in piedi delle istituzioni comuni. Farebbero parte del nucleo i sei fondatori, Francia, Germania, Italia, Olanda, Belgio e Lussemburgo, ai quali si aggiungerebbero Spagna e Portogallo, e chiunque sia pronto a rispettare i patti di una “unione politica”. Se lo vorranno potranno entrar a far parte del nucleo anche Austria e Finlandia.

Sul fronte nazionale torna in primo piano la questione delle pensioni. “Pensioni anticipare con assegno ridotto”, annuncia il governo che mette in scena una nuova sigla, Ape, ossia “Assegno pensionistico”. Ape dovrebbe diventare effettivo con la Legge di Stabilità del 2017 permettendo, in particolare, ai nati tra il 1951 e il 1953 di andare in pensione prima del tempo debito. Ape servirà in pratica ad “anticipare, con una decurtazione economica, l’ingresso in pensione solo per un certo periodo di tempo”. L’anticipo verrà poi restituito in piccole rate che verranno trattenute dal momento in cui entrerà in vigore la pensione normale. Lo Stato si farebbe carico degli interessi da pagare alle banche, che anticiperebbero una parte dell’assegno poi essere rimborsate dall’Istituto di previdenza nel momento in cui entra in ballo la pensione normale. Lo Stato dovrebbe inoltre coprire  il costo dell’assicurazione in caso di morte  del pensionato. Tale misura messa in campo dal governo è compartecipata dall’Inps e vi si dedicano in particolare il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini. Al vaglio del governo anche altre misure come quelle per incentivare i lavoratori giovani a scegliere forme di previdenza integrative, in grado di assicurare un’entrata ulteriore rispetto al solo assegno Inps. La leader di Cgil, Susanna Camusso, in un’intervista sul Corriere della Sera, parla di “regalo a banche e assicurazioni”.

In una diretta su Twitter e Facebook Matteo Renzi ha svelato inoltre gli altri obiettivi di carattere economico del suo governo, dal bollo auto alla riduzione delle fasce Irpef, dagli incentivi alle rinnovabili alla banda ultralarga. In definitiva con la prossima Legge di Stabilità dovrebbero essere varati altri provvedimenti, quali la riduzione dell’Ires per le imprese e il congelamento degli aumenti dell’Iva; oltre ad “una nuova forte semplificazione” dei procedimenti amministrativi. Renzi ha anche dichiarato di essere “in teoria favorevole” all’accordo commerciale tra Europa e Usa, anche se occorre verificarne le condizioni, e ha spezzato una lancia a favore del Sud “dove stiamo portando vagonate di quattrini”, ha precisato il premier. In cantiere anche diversi progetti destinati ad alcune imprese come la sarda Alcoa, salvataggio “difficile ma non impossibile”, e la Fca che ha presentato a Palazzo Chigi la nuova Alfa Giulia, “una bellissima notizia per l’economia italiana”. Progetti in campo poi per le imprese pubbliche. Il Ministero dell’Economia sta ad esempio vagliando le possibilità concrete di una fusione tra Anas e Ferrovie, “per la creazione di un gruppo infrastrutturale di respiro internazionale”, garantendo nel contempo “l’autonomia finanziaria di Anas”.

La Maggioranza è infine spaccata sulla prescrizione, per cui si annuncia un dibattito molto vivace ripartendo dal testo licenziato dalla Camera e adottato come testo base dalla Commissione giustizia di Palazzo Madama. I centristi alfaniani vorrebbero cancellare dal testo l’aumento dei tempi di prescrizione. “Il testo della Camera presenta molti eccessi”, ha dichiarato Angelino Alfano, sottolineando che “il testo della Camera non è quello della maggioranza di governo”. Il termine per la presentazione degli emendamenti è il 25 maggio, alle 18 e i tempi di esame si prefigurano non proprio brevi. “Per esaminare un provvedimento così complesso ci vorrà almeno un anno e mezzo”, ha affermato il presidente della Commissione Nico D’Ascola. Anche se c’è chi ipotizza il raggiungimento di una soluzione più rapida, magari prima dell’estate.

©Futuro Europa®

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