Lobbying, è tempo di una Legge

La vicenda dell’ormai ex Ministro Federica Guidi è solo uno dei tanti casi di interazione malgestita tra decisori pubblici e portatori di interessi. I cosiddetti lobbisti nelle democrazie moderne svolgono un’attività estremamente importante nell’indirizzare i provvedimenti dei governi con lo scopo di valorizzare le singole categorie che rappresentano.

In Italia, la mancanza di legislazione in materia, ha portato a vedere coloro che rappresentano interessi come una categoria losca, sempre legata al malaffare o al clientelismo. Parte della colpa è da imputare anche al vuoto normativo che da sempre condiziona lo svolgimento di questa rappresentanza. Il primo disegno di legge in materia risale alla metà degli anni 70 e da lì si sono susseguite circa una cinquantina di proposte che non hanno mai incontrato la volontà politica necessaria a definire serie norme che regolino il rapporto tra decisore pubblico e lobbisti. Oggi, ogni sorta di rappresentanza è delegata principalmente alle associazioni datoriali e sindacali, che svolgono la maggior parte della contrattazione politica, sia a livello nazionale che territoriale, attenuando quel sentimento generale di sospetto che aleggia intorno a chi rappresenta singoli interessi.

Ed è proprio a causa dell’indifferenza del legislatore nazionale che alcune Regioni della nostra penisola hanno deciso di dotarsi di una sorta di registro dei portatori di interessi, in modo da regolare e rendere il più trasparente possibile il processo di policy making. Purtroppo, la difformità di ogni singola legislazione regionale porta grande confusione nella gestione delle attività di chi svolge questo lavoro, proprio a causa delle differenti vedute politiche e delle condizioni sociali di ogni singolo territorio.

La vicenda Guidi ha riportato con prepotenza all’attenzione dell’opinione pubblica e della politica la necessità di regolamentare in maniera seria e trasparente l’attività di lobbying, a tutela non solo di chi svolge il ruolo di decisore pubblico, ma soprattutto per tutelare chi da sempre svolge seriamente la propria attività professionale.

Ma da dove partire? È inutile andare a predisporre fantasiose proposte di legge quando dal 2011, attraverso un importante accordo interistituzionale, l’Unione Europea si è dotata di un completo, efficace e puntuale Registro per la Trasparenza dei portatori di interesse. La normativa europea definisce in maniera chiara i ruoli, diritti e doveri sia delle Istituzioni che degli iscritti, permettendo di tutelare tutti gli attori in gioco e garantendo la bontà del processo politico di formazione delle politiche pubbliche.

Il Governo non deve far altro che adottare tale normativa (cosa che tra l’altro invita a fare proprio l’accordo interistituzionale), mettendo una volta per tutte fine a pratiche poco chiare. Non è più possibile attendere, oggi il mercato e le istituzioni necessitano di norme; il perdurare dell’attuale situazione non farà altro che riempire le pagine dei giornali di nuovi altri casi “Guidi”.

©Futuro Europa®

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