Assemble si aggiudica il Turner Prize 2015

Assemble, il collettivo londinese che si occupa d’arte, architettura, e design, è stato scelto come vincitore – la proclamazione ufficiale è di lunedì 7 dicembre – del Turner Prize 2015. Il prestigioso premio assegnato annualmente, sin dal 1984, a un artista sotto la soglia dei 50 anni che opera nel Regno Unito, in quest’edizione accende il riflettore su una collaborazione in corso con i residenti di Granby Four Street a Liverpool, un gruppo di case a schiera costruite attorno al 1900, che in questi ultimi 25 anni i residenti hanno cercato di salvare dalla demolizione.

Per la prima volta il premio ideato dalla Tate Britain, viene ospitato a Glasgow e non a Londra. Gli spazi del centro d’arte Tramway presentano la prima mostra (dall’1 ottobre al 17 gennaio) per il collettivo da più di 12 membri a part-time, oltre ai lavori delle altre tre finaliste: l’artista britannica multimediale Bonnie Camplin; l’artista canadese d’audio e di performance Janice Kerbel; l’artista tedesca d’installazioni e di collage, e scultrice, Nicole Wemers. Ogni finalista riceve 5mila sterline, mentre al prescelto sono corrisposte 25mila sterline.

Il gruppo sotto la soglia d’età della trentina (tra i 26 e i 29) opera da 5 anni tra arte, architettura, e design. Sono laureati a Cambridge, nessuno di loro è un architetto interamente qualificato e molti di loro non si sono nemmeno formati in Architettura. Il loro modus operandi non è sconosciuto agli artisti contemporanei: si potrebbe trattare di “arte relazionale”, così definita da Nicolas Bourriaud, ma la visione di Assemble sembra non confarsi propriamente a questa concezione. L’etica del progetto e di crescita, pur essendoci tutte, non vogliono essere programmatiche e inflessibili. Il gruppo promuove il fai-da-te, si concentra su progetti multidisciplinari che puntano a creare interventi comunitari durevoli.

Il piano è di ristrutturare abitazioni vuote nel sobborgo est meridionale di Toxteth, a lungo trascurato, sin dalle rivolte operaie del 1981. Unendo architettura, rigenerazione urbana, coinvolgimento della comunità, e artigianato, Assemble sono gli unici che hanno ascoltato i residenti, e tradotto la visione durante il corso degli ultimi due anni per dare nuova vita a queste case e stimolare il potenziale ritorno degli ex-residenti. Al momento vi sono 70 residenti per un totale di 200 abitazioni. L’anno scorso l’unitissima comunità ha formalizzato il controllo di 10 proprietà, ora in corso di ammodernamento, in contrasto con l’approccio di demolizione tabula rasa. Non si respira aria di speculazione edilizia.

In mostra, pezzi d’artigianato realizzati dai residenti di Granby Four Street, come piastrelle smaltate, paralumi in terracotta, mensole da caminetto marmorizzate, i cui ricavi di vendita vengono direttamente investiti nello sviluppo del progetto. Una serie di laboratori ed eventi, attraverso i quali i visitatori possono vedere lavorare ed entrare in contatto con i membri della comunità sarebbe stata una buona idea; non si tratta di rappresentazione piuttosto che di una presentazione.

L’aggiudicazione del premio emoziona e allo stesso tempo spaventa; si teme infatti che questa consacrazione e visibilità inverta il modo di operare dei soggetti coinvolti. Il collettivo ha fatto sapere che avrebbero rifiutato la nomina qualora i residenti dell’area interessata dal progetto si fossero pronunciati contrari. All’origine della candidatura è l’interesse espresso da Alistair Hudson – membro della giuria e direttore del Middlesbrough Institute of Modern Art -, che a inizio anno ha visitato il loro studio, presso gli Sugarhouse Studios sulla via per l’abbattimento nel sito delle Olimpiadi del 2012, a Stratford, Londra.

Le critiche l’anno scorso, in seguito alla selezione di Duncan Campbell con i suoi eterni documentari a tema politico, lamentavano una giuria dalle scelte deprecabili, poco significative per il mondo dell’arte odierno. Quest’anno la tendenza del pubblico generale di non-professionisti dell’arte a visitare l’esposizione delle opere dei finalisti e a sentire proprio il premio, si potrebbe dire che è stata estremizzata. Qualcuno ha riconosciuto nel modus operandi dei giudici 2015 la ricerca per l’alternativo a rischio misurato: del resto, si tratta del primo collettivo a venire premiato, per di più proveniente da un campo di designazione non dichiaratamente artistica.

©Futuro Europa®

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