Immigrazione alla prova dei Governi d’Europa

Al di là del macabro sensazionalismo mediatico che ci ha indegnamente mostrato l’ennesimo volto della morte in mare, della telefonata di Alfano a Barroso e l’indignazione di Napolitano, l’argomento degli sbarchi illegali di scottante attualità non lo si può comprendere, se non lo si riallaccia alle tematiche dell’integrazione e del multiculturalismo che caratterizzano l’attuale contesto sociale, nell’ambito del cosiddetto “villaggio globale”.

L’emergenza, si sa, richiede soluzioni in tempi brevi e quindi è difficile sfuggire ai respingimenti di massa e al rimedio di centri di accoglienza certo adeguati allo scopo ma che non dovrebbero, però, essere luoghi di tensione e di promiscuità conflittuale per gli stessi immigrati. Questo rimedio temporaneo dovrebbe comunque essere perseguito non con intenti repressivi o segregativi, ma come l’avvio di una politica urbana e sociale che metta in campo una progettualità positiva, come case dell’accoglienza, in una prospettiva virtuosa di messa in comune delle diverse conoscenze e saperi, di dialogo, di mutuo apprendimento, di sviluppo di nuovi sensi di appartenenza, e la de-costruzione di falsi immaginari che vedono nell’altro il nemico attentatore  e che immobilizzano le identità in gabbie rigide. Non è una  utopia e neppure un sogno: rientra nelle cose possibili di un Europa all’altezza della sfida della vera modernità. In tal senso si pone urgente la questione di un nuovo rapporto tra libertà dell’individuo e forme organizzative della società .

Si pensi alla condizione di convivenza tra diversi: convivenza e co-appartenenza da un lato e diversità individuale dall’altro, sono i due estremi di un ossimoro attraverso il quale si presenta, oggi, la questione della democrazia. La condizione umana (condizione che si caratterizza per le sue premesse strutturali biologiche e culturali-sociali) non può che essere quella della pluralità .

Ma la questione è insolita e inaudita per una Comunità’ Europea che tende a difendere strenuamente la propria «identità» nel rispetto delle altre (è nota la tesi dello «scontro di civiltà» provocatoriamente definito come «scontro di ignoranze») arrivando paradossalmente  per eccesso di garantismo  alla proprio annientamento culturale con il  diniego nichilista  del Crocifisso e delle proprie innegabili radici cristiane ; ma tale indirizzo di pensiero non tiene conto che è soltanto nel Cristianesimo ad esser nato il concetto di persona. In questa maniera si e’ fatta strada una concezione del diritto legata all’essere umano, alla persona umana, che rese infatti possibile la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che non a caso non è riconosciuta, e non può esserlo, in molti Paesi che applicano la Legge islamica. La ragione è che l’Islam ha una concezione dell’individuo e della comunità’ che e’ incompatibile con il substrato della Dichiarazione stessa . Per questo i Paesi islamici hanno elaborato una loro propria  ed unica Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo.

Tuttavia bisognerebbe smontare proprio la retorica pericolosa dello «scontro di civiltà»: con buona pace delle nostre diversità, il mondo d’improvviso viene visto non come un insieme di persone, ma come una federazione di religioni e civiltà. Ma attenzione a voler forzatamente legittimare  il pluralismo  in via edittale  in nome della integrazione;  fagocitare le minoranze non va bene come non va bene legittimare  “de facto“ e  “in toto“  tradizioni ed identità solo per il motivo di essere senza ricorrere ad atteggiamenti sanzionatori. Non possiamo dimenticare, infatti, la condizione della Donna in alcune società islamiche, le infibulazioni e tutte le altre terribili mutilazioni e tradizioni barbare che la vedono esclusivamente relegata al suo ruolo procreatrice di femmina negandole qualsiasi diritto del universo donna come portatrice di intrinsechi valori.

Anche il Canada che adottò il multiculturalismo, già a partire dal 1971, si trova oggi a dover riconoscere che esso, nato con l’intento di integrare, finisce con il legittimare le identità esistenti come fossero comunità separate, una sorta di «pluralità di mono culturalismi». Essere nati in una particolare comunità, ad esempio, non è di per sé un esercizio di libertà culturale, dal momento che non è una scelta, così come la decisione di rimanere saldamente legati alla propria tradizione sarebbe un atto di libertà se la scelta fosse fatta dopo aver preso in esame diverse alternative. Bisognerebbe  infatti chiedere a quelle povere ragazze nate e cresciute in Italia da famiglie di provenienza islamica trucidate in nome di una mal interpretata legge che non deve e non può’ trovare fondamento in una cultura non solamente cristiana ma anche laica che pone al centro del mondo  il rispetto dell’individuo e della vita . I valori occidentali  non hanno una  valenza esclusivamente giudaico – cristiana  ma nei secoli si sono infatti affermati anche come valori etici universali e laici rivendicando e sollecitando  un sentimento comune di rispetto e di primato morale

Il valore che la diversità può avere, in termini di libertà, dipende da come essa viene determinata e affermata. Nei tempi lunghi il problema è quello di consentire alle persone di fare le loro scelte e questo è possibile solo innalzando il livello culturale , la crescita della conoscenza dei singoli individui e promuovendo forme di Democrazia sempre più’ allargata e compartecipata.

Si deve però adottare  una strategia consapevole e pianificata per sfuggire ad una concezione convenientemente  antiquata dei flussi migratori  relegati ad un problema di ordine pubblico e tutta tesa ad attuare politiche penalizzanti nei confronti degli immigrati mettendo in evidenza soltanto i loro comportamenti  eversivi e criminali. Gli interventi istituzionali  non possono infatti essere a posteriori e di tipo esclusivamente repressivo ma devono saper prevedere , anticipare le risposte e fornire le soluzioni all’origine stessa dell’insorgere dei fenomeni. Ancora una volta in Italia viviamo sull’emergenza ma questa volta rischiamo di venirne completamente travolti; è per questo che la risposta dell’Italia e della Unione Europea deve essere unisona e programmatica risolvendo lo scontro di due ragioni irriducibili: quello della Sicurezza  dei cittadini che chiedono di vivere pacificamente e quello altrettanto serio e valido degli immigrati che reclamano diritti elementari con il finir per  produrre invece solo pericolosi conflitti perché’ mancano gli opportuni contenitori o se ci sono non sono mai adeguati . E’ in conclusione importante fare una distinzione tra supposizioni e presupposti. Una supposizione e un principio che io stabilisco alla base del mio processo pensante. Una presupposizione, d’altra parte, e qualche cosa che do per scontato, che presumo indiscriminatamente e senza riflettere. Generalmente le presupposizioni sono l’anticamera dell’odio e del pregiudizio ovvero la miccia di una polveriera mondiale.

©Futuro Europa®

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