Governo a carte scoperte su Digitale e Presidenza Ue

L’agenda digitale presentata dalla Commissione europea nel 2010 è una delle sette iniziative faro della strategia Europea 2020, quella cioè che fissa per ogni Stato obiettivi per la crescita tecnologica da raggiungere entro il 2020. Questa agenda propone di sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) per favorire l’innovazione, la crescita economica e il progresso degli Stati e della popolazione dell’Ue.

Peccato che l’Italia, nel suo complesso, poco c’azzecchi con la modernità di un’agenda fatta di infrastrutture strategiche e di sicurezza, di Smart city e di e-Government, di innovazione e di e-commerce.

Una mole ingente di investimenti – e allo stesso tempo uno sforzo industriale – a traduzione di passaggi parlamentari che più volgarmente vengono chiamati Agenda Digitale Italiana, un programma affidato nel giugno 2013 a Francesco Caio (il Mr. Agenda Digitale) e che da qualche mese ha raccolto gli interessi di alcune amministrazioni regionali e locali – nei processi di e-government e di cloud computing. Un programma di rieducazione tecnologica che dal 2012 ad oggi, nella bufera dei governi che cambiano, si trascina zoppicante nelle viscere del Paese.

A dirlo è l’ambasciatore Ue per l’Agenda digitale, Roberto Viola, che negli ultimi giorni ha ammonito l’Italia in materia digitale: “I numeri dell’Italia non sono buoni – ha detto Viola. “Non bisogna perdere il treno dei fondi europei. Importante l’occasione del semestre di presidenza Ue”

Già, i fondi europei e il semestre di presidenza. La lettura di Viola sull’Italia coincide perfettamente con i dati pubblicati dal Rapporto Doing Business 2012 della Banca Mondiale, che attestano  l’Italia come pessimo investitore in tecnologia. Un paese che destina un minor contributo di lungo termine del capitale ICT alla crescita del Pil, investendo in ICT solo il 2 per cento del proprio prodotto interno lordo (ovvero, il 10% degli investimenti totali), rispetto al 3,5% degli Usa (che rappresenta il 25% degli investimenti totali). Una quota irrisoria in un paese palesemente legato al fax e dove gli allacciamenti alla rete o l’acquisto di pc, in alcune aree dello stivale, davvero stentano a prender quota.

Il governo italiano ha però di fronte a sé una sfida importante per invertire la marginalità tecnologica: il vertice europeo di fine ottobre, quello tra capi di stato e ministri competenti, interamente dedicato all’Agenda digitale.

Proprio lì il team di Letta-Alfano & Co, forti di una rinnovata solidità politica – per lo meno di Palazzo – dovrà portare al tavolo dei lavori azioni, piani e progetti sull’impegno dell’Italia per la digitalizzazione del Paese, in risposta di quello che l’ambasciatore Viola ha rilevato durante la sua lettura: nel misurare il livello della domanda di internet e digitale da parte di imprese, soprattutto PMI e PA “l’Italia si piazza agli ultimi posti in Europa”. Un risultato sorprendente – “Se si guarda al peso dell’ICT sul PIL nazionale si scopre che le aziende del comparto hanno un peso maggiore rispetto a Francia e Germania. Solo il Regno Unito fa meglio di noi. Dunque l’ICT è già un settore trainante dell’economia italiana. E il nostro Paese è di fatto condannato a investire in Ict”.

L’Italia deve dunque accompagnare le aziende ad investire maggiormente in sviluppo tecnologico. E lo potrà fare esclusivamente con la veicolazione intelligente dei fondi comunitari e la semplificazione delle procedure per l’ottenimento degli stessi, lì dove la rete va installata e i server sostituiti. Nelle PMI dello stivale.

Altra partita sarà invece quella della Presidenza italiana dell’Ue. Proprio lì, dunque, il Premier Letta dovrà sedersi e discutere di Agenda digitale, con l’idea di fare del programma tecnologico la leva permeante con lui legare a sé il consenso dei Paesi dell’Ue in vista della sua presidenza di turno. Saper sfruttare fino in fondo i finanziamenti europei in materia digitale – anche se ad oggi la situazione non è molto migliorata rispetto al passato – è un tema tutto italiano che porta alla formazioni di nuove professionalità e allo sviluppo delle imprese.

Raccogliere a sé le agende digitali europee e da qui giocare da pivot sulla programmazione dei fondi Ue nel bilancio 2014-2020 in materia tecnologica è un tema invece squisitamente strategico e di Palazzo che interessa il premer Letta e i ministri ma che passa largamente attraverso la reputazione politica del nostro Paese e le capacità negoziali dei nostri leader.

Cavalcare l’ICT e diventare i top player del processo di integrazione tecnologica verso il mercato unico digitale europeo è dunque la sfida del momento.

©Futuro Europa®

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