Cosa servirebbe davvero al Mezzogiorno

È dall’Unità d’Italia che si sente parlare di “rilancio del Mezzogiorno” e in ogni epoca, tutti i governi hanno tentato di rilanciare un territorio che non riesce a guadagnarsi il posto di prestigio che gli spetterebbe. La storia repubblicana ha visto decine e decine di interventi per cercare di risollevare il Sud Italia con il risultato di aggravare la situazione. L’industrializzazione forzata del boom economico non ha risolto la situazione, anzi ha prodotto forti squilibri di mercato che con l’aggravarsi della situazione economica del paese non hanno fatto altro che accentuare le criticità esistenti.

Eppure i settori produttivi con i quali far ripartire il Sud ci sono: turismo, agricoltura e beni culturali. Sono questi i tre grandi pilastri che dovrebbero fungere da faro per ogni governo. È inutile discutere sulla possibilità o meno di recuperare i fondi messi a disposizione dall’Europa annunciando colossali opere che quasi sicuramente rimarranno incomplete.

Renzi, è solo l’ennesimo Presidente del Consiglio ad annunciare il rilancio del Mezzogiorno senza sapere veramente cosa realmente serva a questi territori. L’unica strategia per ridare fiducia ad un popolo che ha perso la voglia di combattere è lasciare che inizi a correre senza stampelle. E in questo caso la stampella è data da uno Stato che fa assistenza e non crea le condizioni per competere con il resto del Paese.

Tutti conosciamo le centinaia di dati che paragonano il Nord con il Sud e non è necessario riportarli per sottolineare un problema che è macroscopico, ma dai dati è necessario partire per capire dove intervenire. Sarebbe necessaria una sorta di rivoluzione culturale che potrebbe valere molto più di ogni singolo euro speso senza coscienza. La strada maestra da seguire è quella dell’autonomia, non quella intesa alla siciliana dove si è autonomi con i soldi degli altri, ma più una responsabilizzazione delle amministrazioni locali nei confronti dei propri cittadini.

Come già accennato il grande male del Sud è stata una presenza dello Stato che ha sempre tamponato i danni creati senza mai “responsabilizzare” le amministrazioni locali. Si è sempre preferito tendere la mano chiudendo entrambi gli occhi e lasciando che il problema venisse solo rimandato piuttosto che risolverlo.  Ed è per questo che l’unica strada percorribile è quella di responsabilizzare chi governa e renderli realmente soggetti al giudizio degli elettori, pensando a legislazioni che permettano di agevolare l’imprenditoria ma che tengano saldo il pugno nel contrasto all’illegalità.

Bisogna ripartire dalla ricostruzione del tessuto economico locale senza pensare alle grandi opere ma migliorando viabilità e servizi di ogni singola realtà territoriale. La ricostruzione del Mezzogiorno non si fa con la opere sensazionali, ma con la cura e l’attenzione delle piccole cose. Solo ripartendo dal basso è possibile far ripartire un’economia pesantemente segnata da anni di sprechi e inconcludenze.

E il segnale forte che anche la gente sta cominciando a non crederci più arriva dall’unico dato che vogliamo citare: se per la prima volta dall’Unità d’Italia le nascite al sud sono meno dei decessi, significa che si sta perdendo definitivamente la fiducia del futuro nelle terre in cui tradizione e famiglia hanno permesso per secoli di resistere saldamente.

Se Renzi vuole veramente passare alla Storia cominci a ripartire dal basso, ma senza annunciarlo su Twitter.

©Futuro Europa®

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