Il mercato dell’arte 2015

Il 2015 si sta rivelando essere l’anno più fruttuoso per il mercato dell’arte, quantomeno per le grandi case d’asta. Ma, del resto, l’orizzonte non permette di vedere oltre. Il boom continuerà, almeno a breve termine, ma il mercato ha i suoi limiti. I limiti è bene che vengano riconosciuti: qui, però, i limiti sembrano costituire le uniche regole, all’interno di un gioco che regole non sembra conoscere.

I limiti sono avvalorati come tali in base alla norma. Si sa che le aste serali londinesi, nonostante incredibili risultati, non raggiungeranno mai i bilanci newyorkesi. Ciò ha condotto a cambiamenti non indifferenti; in particolare, negli ultimi 3-5 anni, Sotheby’s ha avuto la meglio su Christie’s, con un margine considerevole. Il fatto che la scalata da parte di Sotheby’s si sia verificata attraverso il dollaro, la rende ancor più anacronistica. Questa virata dimostra ancora una volta la dinamicità di questo settore commerciale, ma risulta non poco forzata.

Un contributo significativo sembra ancora darlo chi è alle redini dei dipartimenti, i broker della situazione, ad esempio Brett Gorvy e Tobias Meyer, entrambi nella Grande Mela, l’uno presso Christie’s, l’altro fino a un anno fa a Sotheby’s. La potenza in lumen dei riflettori puntati su opere individuali è aumentata, come verificatosi nell’organizzazione di aste ideate con l’intento di riuscire a infilarsi sotto la gonna di clienti precisi. L’operazione di corteggiamento a volte premia, ma potete solo immaginare quanto possa essere rischioso investire sulla contingenza.

Non si sa bene che cos’avesse esattamente in mente Christie’s quando ha intasato il canale di vendita con uno stock di cinque Gerhard Richter. Voleva forse liberarsi in un’unica occasione di cinque tele di monotonia più unica che rara? Dimostrando che l’unica monotonia che il mercato è pronto ad accogliere con favore è quella rappresentata da un Richter uguale a se stesso e per questo facilmente riconoscibile, solo uno di essi ha spiccato la vendita, e per giunta per una cifra decisamente sotto la stima.

Puntare su artisti emergenti, ossia la specialità storica di Phillips, è ora divenuta di dominio anche per tutte le altre case d’asta, compresa Bonhams – chi l’avrebbe mai detto? Questo fenomeno relativamente recente fa si che la pressione sia sempre più percepita dalle gallerie d’arte, esclusi i colossi come David Zwirner, Gagosian e poche altre, tanto che un numero considerevole, in deficit d’ossigeno, si vede obbligato a chiudere i battenti.

In questo mondo le vendite sfiorano sempre di più l’ovvietà, sia a ragion di merce venduta che di venditore. I ricchi sono destinati a diventarlo sempre di più, sebbene i ricchi a presentarsi sulla piazza negli ultimi 20-30 anni provengano dalle aree in ascesa economica, ancora a ritmi febbricitanti: America Latina, Cina, India, Sud-Est Asiatico, ma pure gli Stati petroliferi del Golfo e la Russia, con il deprezzamento del rublo. Le élite occidentali trasferiscono i propri patrimoni laddove il sistema di tassazione risulta essere più favorevole, mentre quelle russe e cinesi iscrivono i propri figli in scuole britanniche.

Le opere moderniste, oramai divenute il canone e stabilitesi in cima alla scala in ordine di desiderabilità, sono pronte a trasferirsi verso il Sud e l’Est del mondo. La migliore garanzia sul bene d’acquisto rimane il grado di rarità, e secondariamente la sicurezza della reputazione. L’arte, come non mai, è il modo migliore per impegnare ingenti somme di liquidità, in quanto non si deprezza naturalmente, non può diventare tecnologicamente obsoleta, e i costi di manutenzione sono pressoché nulli.

Il mercato dell’arte riflette che, di conseguenza, le economie occidentali stanno retrocedendo. Nel passato le bolle del mercato dell’arte erano strettamente legate a una particolare economia nazionale, mentre lo scenario odierno presenta l’emergenza di numerosi centri d’attività. Non esiste più un mercato che supporta prezzi gonfiati inspiegabilmente a dismisura, e sembra sempre più comune rimettere sul mercato pezzi da poco acquistati, per passare ad altri artisti e venditori. D’altro canto, i controlli bancari ormai si accaniscono contro ogni singola transazione. A voi i limiti e le regole.

©Futuro Europa®

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