La metamorfosi delle Cinque Stelle

Il Movimento 5 Stelle esce rafforzato dalla tornata elettorale, si tratta di una doppia sorpresa: non solo, stando ai sondaggi, fino a poche settimane fa il M5S sembrava in calo continuo, ma nelle elezioni amministrative era lecito aspettarsi un ulteriore calo vista la tendenza degli elettori a non perseguire solitamente in questo contesto la strategia del “voto di protesta”.

Questo risultato ha una duplice motivazione. Innanzitutto il Movimento maturando ha compreso che la sovraesposizione mediatica non è sempre un vantaggio, se non si è in grado di gestirla e ha optato per una campagna assolutamente sottotono, persino da parte del “leader maximo” che è apparso poco rispetto ai ritmi ai quali ci aveva abituato.

La “strategia del silenzio” ha perlomeno bloccato la tendenza del M5S a parlare a più voci, a contraddire le linee indicate dalla dirigenza, come regolarmente invece è stato fatto anche dai membri del gruppo parlamentare grillino, riducendo la confusione nell’offerta politica che, come ha finalmente imparato il PD con Renzi, ha effetti sempre devastanti sui risultati elettorali.

La seconda motivazione è che il Movimento 5 Stelle sta probabilmente riuscendo a costruire una classe dirigente, sviluppando un proprio radicamento sul territorio, generando una certa autonomia dal Padre-Padrone Beppe. Questo processo di istituzionalizzazione è ovviamente solo agli inizi e, soprattutto per un movimento di protesta e con una composizione così poco unita da una storia comune e da un minimo di socializzazione politica, non necessariamente destinato al successo.

Scopriremo se questa trasformazione del movimento in qualcosa di più stabile rispetto a qualche exploit antipolitico riuscirà; se esisterà un elettorato coi tratti della fedeltà, se nascerà una figura del militante con precisi tratti, se la leadership saprà sviluppare un minimo di proposta organica con la quale presentarsi continuamente all’elettorato e con la quale potrà essere riconosciuta.

In ogni caso occorre sottolineare che, stando così le cose, in questo processo il prodotto grillino risulta curiosamente avvantaggiato dalla nuova legge elettorale che, pur ragionevolmente osteggiata dal punto di vista del movimento, introducendo il ballottaggio per le due liste più votate al primo turno eleva il Movimento 5 Stelle a primo avversario del PD in moltissime parti d’Italia.

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