Marina (Film, 2013)

Un film straordinario, che poteva aver girato Pupi Avati per quanto è vicino alla sua poetica e ai grandi temi di un cinema legato al ricordo del passato e alla musica. Il regista è il belga Stijn Coninx, autore candidato all’Oscar con Daens, abbastanza noto oltre i confini fiamminghi, che firma il suo capolavoro romanzando la vita del musicista Rocco Granata, figlio di emigranti calabresi.

Marina racconta la storia dei nostri emigranti in Belgio, carne da macello in miniera, disprezzati come figli di un Dio minore, confinati in casupole di lamiere e in villaggi operai, destinati a una vita da forza lavoro, a un magro destino da trasmettere di padre in figlio. Rocco ha un sogno, che è il desiderio mancato del padre: sfondare nel mondo della musica. Ci riesce, dopo aver sofferto per integrarsi in un ambiente ostile e per essere accettato dagli altri, in maniera quasi casuale, producendo un quarantacinque giri di successo che dal piccolo villaggio fiammingo conquisterà il mondo. Marina, il lato B di un disco intitolato Manuela, canzone improvvisata per la sua bella, finisce per far impazzire persino New York. Rocco conquista successo e amore, a duro prezzo e con fatica, dedicando la vittoria al padre, che la vive come una rivalsa mentre gli eventi stanno precipitando.

Non serve aggiungere altro sulla trama. Stijn Coninx indovina tutto. Stupenda la fotografia di Lou Berghmans, anticata e ocra per le sequenze calabresi (girate in Puglia), passando per le tonalità cupe e plumbee delle baracche fiamminghe, per finire con i toni pastello del quartiere operaio. Grandi interpretazioni di Lo Cascio e Finocchiaro, un padre e una madre credibili, intensi, veri attori drammatici. Ma su tutti Matteo Simoni, attore perfetto per la parte, figlio di italiani che in Belgio ha studiato recitazione, un volto popolare tra i giovani,  considerato uno dei migliori interpreti del nuovo cinema belga. Molto espressivo anche Cristian Campagna, Rocco da piccolo.

Marina è un melodramma romantico, cinema strappacuore che ricorda il vecchio lacrima-movie, ma anche racconto partecipe del quotidiano, biografia romanzata di un figlio di minatori che riesce a coronare un sogno. Funziona tutto. Ricostruzione d’interni, ambientazione calabrese e belga, diffidenza, razzismo, parti musicali, la miniera come una bolgia infernale, la tragedia di Marcinelle e la colonna sonora suadente. Un film capace di parlare al cuore, drammatico e ai limiti del patetico, sempre riscattato da una partecipe aderenza alla realtà. Il sacrificio del padre in miniera non è inutile, perché Rocco diventa famoso e gli dedica Marina da un palcoscenico di New York, mentre la fidanzata applaude commossa e la famiglia si sente importante per il successo di quel figlio testardo e ribelle. Romanzo di formazione, lineare e didascalico, ma anche opera drammatica compiuta, con citazioni storiche per non dimenticare quando un tempo eravamo noi italiani – brutti, sporchi e cattivi – oggetto di scherno e di episodi razzisti.

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Regia: Stijn Coninx. Soggetto e Sceneggiatura: Stijn Coninx, Rik D’Hiet. Fotografia: Lou Berghmans. Montaggio: Philippe Ravoet. Musica: Michelino Bisceglia. Scenografia: Lieven Baes. Produttori: Peter Bouckaert, Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne, Delphine Tomson. Case Produzione: Orisa Prodution, Eyeworks Film Production, Rai Cinema. Paesi Produzione: Italia – Belgio. Genere: Drammatico, Biografico. Durata: 120’. Interpreti: Luigi Lo Cascio, Donatella Finocchiaro, Matteo Simoni, Cristian Campagna, Evelien Bosmans, Warre Borgmans, Marte Bosmans, Jelle Florizoonee, Vincent Grass, Federica Marinò, Maité Redal, Chris van der Durpel.

©Futuro Europa®

[NdR – L’autore dell’articolo ha un suo blog “La Cineteca di Caino”]

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