Cosa è il Consiglio d’Europa

Da non confondere con il Consiglio Europeo che è l’organismo legislativo dell’Unione Europea, il Consiglio d’Europa è un’organizzazione internazionale che intende promuovere la democrazia, i diritti dell’uomo, l’identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa. Il Consiglio d’Europa fu fondato il 5 maggio 1949 col Trattato di Londra e conta oggi 47 stati membri, tra cui i 28 membri dell’Unione europea. Tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa sono segnatari della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, un trattato concepito per proteggere i diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto. Il simbolo del Consiglio d’Europa è un francobollo tedesco del 1999, secondo lo Statuto, le lingue ufficiali del Consiglio d’Europa sono Inglese e Francese.

La sede istituzionale è a Strasburgo, in Francia, nel Palazzo d’Europa e la sua Assemblea Parlamentare è composta da 636 membri più 18 osservatori, l’elezione è in percentuale demografica per ogni stato membro, l’Italia è rappresentata da 18 eletti. Questo organo detiene il potere deliberativo nell’ambito del Consiglio d’Europa, viene presieduto da un Presidente (attualmente la parlamentare lussemburghese Anna Brasseur) eletto annualmente tra i suoi membri per un massimo di tre sessioni. Questi è coadiuvato nelle sue funzioni da un Ufficio di Presidenza dell’Assemblea composto dal Presidente e da venti Vice Presidenti, dai Presidenti dei gruppi politici o dai loro delegati ed i Presidenti delle Commissioni. L’Ufficio di Presidenza si occupa di preparare l’ordine del giorno dell’Assemblea, il rinvio dei documenti alle commissioni, il coordinamento delle attività, i negoziati con le altre Organizzazioni Internazionali.

L’organo decisionale del Consiglio d’Europa è il Comitato dei Ministri, composto dai 47 Ministri degli Esteri o dai loro Rappresentanti Permanenti a Strasburgo e viene presieduto a turno seguendo l’ordine alfabetico inglese del nome degli Stati membri. Esamina le istanze presentate dai Governi nazionali relativamente ai problemi attinenti l’oggetto di azione del Consiglio d’Europa; insieme all’Assemblea Parlamentare formula le risposte da dare rispetto le sfide affrontate; svolge, sempre assieme all’Assemblea, un’azione di monitoraggio del rispetto degli impegni assunti dagli Stati membri). Le sue competenze riguardano l’ammissione di nuovi stati membri, l’adozione di convenzioni ed accordi, del bilancio, del programma di attività, di cooperazioni e dell’esecuzione delle sentenze della Corte dei Diritti dell’Uomo.

La gestione strategica è in capo al Segretario Generale, questi viene eletto dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, sulla base di una raccomandazione del Comitato dei Ministri. Rimane in carica per un mandato di cinque anni, deve tradurre in azioni concrete le intenzioni ed i principi del Consiglio d’Europa, e favorire il progresso economico e sociale, gli ideali e i principi, tra i membri dell’Organizzazione. Oltre avere la responsabilità del programma di lavoro del Consiglio d’Europa e del suo bilancio, controlla il funzionamento dell’Organizzazione e del Segretariato. Il 29 settembre 2009 è stato eletto il norvegese Thorbjørn Jagland a Segretario Generale, mentre il Vice Segretario Generale è l’italiana Gabriella Battaini-Dragoni, eletta nel giugno 2012.

Il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa è un’ istituzione indipendente volta a promuovere la sensibilizzazione e il rispetto dei diritti umani nei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa. Si tratta di un organo istituito il 7 maggio 1999 con una risoluzione del Comitato dei Ministri, seguito della decisione adottata dai Capi di Stato e di Governo del Consiglio d’Europa, riuniti in occasione del Secondo Vertice di Strasburgo del 1997. Gli obiettivi principali del Commissario, sono: la promozione dell’educazione, della sensibilizzazione e del rispetto dei diritti umani negli Stati membri del Consiglio d’Europa; il pieno ed effettivo godimento dei diritti umani; l’individuazione di eventuali carenze nel diritto e nella prassi in materia di diritti umani; l’agevolazione del lavoro dei mediatori e delle altre strutture nazionali per i diritti umani; la facilitazione delle comunicazioni e dell’informazione in materia di diritti umani nelle varie regioni.

Ogni Stato parte della Convenzione di Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali (1953) o individuo che si ritenga vittima di una violazione di uno dei diritti garantiti dalla Convenzione può ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo (non al Commissario che non ha poteri giurisdizionali), al fine di ottenere il rispetto di tali diritti nei propri confronti. La Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, firmata a Roma il 4 novembre 1950 ed entrata in vigore il 3 settembre 1953, ha istituito una vera e propria giurisdizione internazionale competente a pronunciarsi sul rispetto dei diritti e delle libertà in essa enunciati. La Corte, che ha sede a Strasburgo, si compone di un numero di giudici pari a quello degli Stati contraenti eletti per nove anni dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, non rieleggibili e con mandato personale (non rappresentano lo Stato di appartenenza),che termina una volta compiuto il settantesimo anno d’età.

La missione del Consiglio d’Europa trae origine dal Vertice di Strasburgo del1997 e dal Terzo Vertice dei Capi di Stato e di Governo del Consiglio d’Europa a Varsavia del 2005, da cui scaturì la Dichiarazione politica ed il Piano d’Azione che sono alla base delle attività del Consiglio. Lo scopo è di favorire la creazione di uno spazio democratico e giuridico comune in Europa, garantendo il rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto. Per conseguire il risultato prefisso tratta tutte le questioni inerenti la società europea, tranne la difesa. In particolare si concentra su diritti dell’uomo, mass media, cooperazione giuridica, coesione sociale, salute, educazione, cultura, patrimonio, sport, gioventù, democrazia locale e cooperazione transfrontaliera, ambiente e assetto territoriale. L’azione conseguente si esplicita, principalmente, tramite la stipula di convenzioni volte ad armonizzare le legislazioni degli Stati membri tra loro ed a renderle conformi agli standard del Consiglio. Più di 200 convenzioni sono state adottate fino ad oggi; la più nota è la Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo, che delinea i diritti e le libertà fondamentali che gli Stati membri sono tenuti a garantire a tutti gli individui nell’ambito della loro giurisdizione. Alle convenzioni si aggiungono inoltre numerose risoluzioni e raccomandazioni indirizzate agli Stati membri, che hanno un ruolo determinante nell’individuazione di soluzioni ai problemi comuni degli europei. A partire dal 1989, si è anche cercato di assistere i paesi dell’Europa centrale e orientale ad attuare e a consolidare le riforme politiche, legislative e costituzionali, parallelamente alle riforme economiche, fornendogli competenze in settori quali i diritti dell’uomo, la democrazia locale, l’educazione, la cultura, l’ambiente.

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