Responsabilità Magistrati, tanto rumore per nulla?

Il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha parlato di un “passaggio storico”. La nuova Legge sulla responsabilità civile dei giudici e dei magistrati, a dire il vero, non è che sia proprio una rivoluzione. Anzi. Cambia poco rispetto alla vecchia Legge Vassalli del 1988: la nuova norma ne conserva l’impostazione giuridica e il concetto di responsabilità indiretta. Il cittadino si potrà rivalere sempre sullo Stato e non direttamente nei confronti del giudice. Esattamente come prima, solo che in questo caso lo Stato avrà l’obbligo di procedere alla richiesta di risarcimento, mentre prima era solo una possibilità, praticamente mai esercitata.

Cosa cambia, quindi, con l’approvazione della nuova legge? L’azione di rivalsa, come abbiamo detto, del cittadino sarà rivolta allo Stato che sarà a sua volta obbligato a chiedere i danni al magistrato. Il risarcimento al magistrato dovrà essere chiesto entro due anni dalla sentenza di condanna nel caso di diniego di giustizia o quando la violazione è stata determinata da dolo o negligenza inescusabile. Cresce la soglia del risarcimento che fino ad oggi era ferma ad un terzo: il magistrato risponderà con lo stipendio netto annuo fino alla metà. Se viene constatato dolo, però, l’azione risarcitoria è totale.

L’altra novità riguarda l’abolizione del filtro per presentare ricorsi. Con la vecchia Legge le richieste di risarcimento erano sottoposte a un preventivo giudizio di ammissibilità: il tribunale sentiva le parti e se la domanda non rispettava le regole di procedura, era respinta. Adesso tutte le domande sono ammesse, con la conseguenza di aumentare il numero di processi e allungare i tempi. Il giudice prima decideva sull’ammissibilità del ricorso, ora lo ammetterà automaticamente per poi pronunciarsi eventualmente contro, ma solo dopo tre udienze. Considerato che la durata media di un processo civile in Italia è di 8 anni, questa scelta del governo di certo non sembra snellire la procedura e ridurre i tempi.

Vengono anche ridefiniti i confini della colpa grave: oltre all’affermazione di un fatto inesistente o la negazione di un fatto esistente, adesso verrà estesa anche in caso di “violazione manifesta della legge e del diritto comunitario e in caso di travisamento del fatto o delle prove”, così come la decisione di procedere con una custodia cautelare al di fuori dei casi consentiti e senza motivazione.

Faranno tutti ricorso? E’ la paura dei magistrati che non hanno accolto favorevolmente la nuova Legge. C’è da precisare che i Tribunali terranno conto che non può essere considerata degna di risarcimento una normale interpretazione delle norme, né l’ordinaria valutazione del fatto o delle prove. Deve verificarsi un travisamento evidente perché il ricorso sia valido. Insomma tanto rumore, staremo a vedere se per nulla.

©Futuro Europa®

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