Diritti d’autore, monopolio SIAE al capolinea?

Storicamente la SIAE è l’ente che in Italia per legge tutela, o meglio dovrebbe tutelare, i diritti degli artisti assicurando loro la corresponsione del dovuto guadagno derivante dalla loro attività. In realtà da molti anni i problemi e le polemiche si susseguono senza interruzione, una gestione finanziaria a dir poco disastrosa che ha portato l’Ente ad essere commissariato con un passivo senza fondo. A questo aggiungiamo costi esorbitanti per i fruitori, una burocrazia pachidermica per chi deve organizzare gli eventi, un’attività di lobbying tesa solo ad aumentare ed introdurre nuove forme di tassazione sui supporti di memorizzazione e sui prodotti tecnologici tramite il famigerato equo compenso. Possibilità per gli artisti di poter scegliere, in una ottica di concorrenza, altri players cui affidare i propri interessi? Nessuna, nelle more il monopolio della SIAE appariva granitico ed inespugnabile.

Ma questo sistema medioevale ha cominciato ad un certo punto a mostrare tutte le sue crepe, la famosa organizzazione Change.org ha lanciato la campagna “Aboliamo il monopolio Siae” con la spinta di Adriano Bonforti, fondatore di Patamù, ha raccolto in poco tempo decine di migliaia di adesioni “La Siae – scrive Bonforti – di fatto tutelagli interessi di pochi, il meccanismo di ripartizione dei diritti d’autore è farraginoso, antiquato e di difficile comprensione, gli artisti iscritti si trovano vincolati nella scelta di come diffondere ed utilizzare le proprie opere, in quali contesti ed a quali condizioni economiche, al punto che è loro vietato concederne l’utilizzo gratuito anche in eventi di beneficenza. E poi vi è da considerare che l’autore, una volta fatta l’iscrizione – che ha il costo più alto in Europa! – è obbligato a depositare in Siae tutte le opere, senza avere alcuna possibilità di scegliere la licenza di distribuzione giudicata più adatta a seconda del tipo di opera prodotta”.

Queste proteste ed uno stato di palese differenza legislativa tra i vari stati membri della UE ha portato anche l’Europa a muoversi verso una liberalizzazione ed armonizzazione dei regimi di collecting esistenti. Nel febbraio del 2014 il Commissario UE al Mercato Interno Michel Barnier, ha fatto approvare, con la larghissima maggioranza di 640 voti, una direttiva che porta il suo nome e che una volta approvata formalmente dal Consiglio lascerà ai paesi membri 24 mesi di tempo per recepirne il normato nella legislazione nazionale. Come dichiarato dal Commissario Barnier,  “permetterà di ammodernare il funzionamento delle società collettive che gestiscono i diritti d’autore (le cosiddette società di collecting) che gestiscono il copyright e i diritti associati per conto dei detentori, come autori e artisti, in tutta Europa”.  La nuova legislazione si propone di superare il tradizionale limite ristretto nei confini nazionali come ribadito dalla relatrice Marielle Gallo (PPE, Francia). Le nuove licenze, oltre prevedere la regolamentazione di internet streaming e downloading, saranno multi-nazionali e garantiranno pari diritti alla gestione dei repertori di terzi e non solo di quelli di appannaggio diretto delle società di collecting. Inoltre i titolari dei diritti avranno voce in capitolo nella governance e nel management delle società e vedranno assicurati puntualmente il pagamento delle relative royalties.

Richiamando quanto sopra detto relativamente alla Direttiva Barnier, gli sviluppi sono stati rapidi, il 20 marzo 2014 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea la Direttiva europea 2014/26/UE, “sulla gestione collettiva dei diritti d’autore e dei diritti connessi e sulla concessione di licenze multi-territoriali per i diritti su opere musicali per l’uso online nel mercato interno” del 25 febbraio 2014. La Direttiva entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione e gli stati membri dovranno recepirla entro il 10 aprile 2016.

Sul disposto della UE si è inserita anche il grimaldello Soundreef, piccola startup londinese fondata da un gruppo di giovani italiani, ha ottenuto ragione dal tribunale di Milano, in una vertenza che la vedeva indirettamente contrapposta a SIAE. Soundreef è una società che si occupa di dare in licenza musica per la riproduzione in ambienti come centri commerciali, eventi e concerti live e di distribuire i proventi agli autori dei brani che vengono così sfruttati. Ma una cantautrice italiana, non meglio precisata, e la radio in store Ros & Ros, hanno chiesto ai giudici di bloccare l’attività di Soundreef, sostenendo che il mandato secondo la legge italiana spetti esclusivamente a SIAE. Il tribunale però ha risposto picche, sostenendo che: “…non sembra infatti potersi affermare che la musica (…) gestita da Soundreef e da questa diffusa in Italia in centri commerciali GDO e simili, debba obbligatoriamente essere affidata all’intermediazione di SIAE. Una simile pretesa entrerebbe in conflitto con i principi del libero mercato in ambito comunitario e con i fondamentali principi della libera concorrenza”.

In pratica questo significa che alla SIAE non leggono con attenzione il nostro giornale. Abbiamo più volte richiamato, anche con il conforto dell’intervista al Presidente Emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida, l’assunto che il recepimento del diritto comunitario come principio costituzionale poneva le disposizione europee come fonte di diritto superiore alla legislazione nazionale, sinteticamente si intende che l’articolo 180 della legge sul diritto d’autore dà sì un mandato di esclusiva a SIAE, ma questo non può scontrarsi con il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea in materia di libera circolazione dei servizi.

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