Cronache britanniche

Londra – L’inverosimile è accaduto: i conservatori hanno inasprito tasse su banche e multinazionali andando contro ogni pronostico. Di fatto, la mossa annunciata dal Ministro delle Finanze, George  Osborne, che porterà le banche ad apportare £3.5 miliardi di sterline e le multinazionali £1 miliardo nelle casse dello stato non se l’aspettava quasi nessuno. La spiegazione però c’è ed è piuttosto semplice: elezioni 2015.

Già perché l’economia britannica è in marcia da qualche tempo e si prepara a raggiungere quota 3% di crescita annuale. Allora perché fare arrabbiare “amici” banchieri e imprenditori proprio con l’arrivo delle elezioni alle porte? In realtà un’altra interpretazione che si riallaccia ai numeri c’è, però non quelli dei seggi, bensì quelli delle finanze pubbliche. Di fatto, nonostante l’economia navighi in acque tranquille e con vento a favore (se si fa il paragone con l’eurozona), i conti pubblici creavano certamente qualche grattacapo all’inquilino di 11 Downing Street, il quale aveva fatto del taglio alla spesa pubblica il suo “cavallo di battaglia”, e che invece ha dovuto ammettere che il governo sforerà il target del deficit prestabilito nel marzo scorso, toccando cifra £91 miliardi invece dei £86 previsti.

Allo stesso tempo, Osborne, che ha utilizzato l’ultimo discorso ufficiale dell’anno per sfoderare i colpi migliori, ha promesso di riportare il deficit pubblico ai livelli degli anni ’30 e di tagliare la spesa pubblica di £60 miliardi entro 2020. Un altro degli strumenti individuati per riportare il deficit sotto controllo, oltre a multinazionali e banche, sarà quello di una maggiore tassazione (12%) che colpirà i patrimoni immobiliari sopra i £1.5 miliardi.

Dunque, banchieri, imprenditori e “super ricchi” proprio l’ossatura principale del bacino elettorale dei conservatori, chissà, che questa strategia mirata a riguadagnare la fiducia della classe media non si ritorca contro come un boomerang. Certamente, Cameron e Osborne (che non sono degli sprovveduti), avranno fatto i dovuti calcoli. Indubbiamente i due hanno anticipato sul tempo mezza Europa, che ancora sta discutendo di come eliminare i paradisi fiscali a casa propria, Lussemburgo e Irlanda su tutti. Fissando la cosiddetta “Google Tax” al 25% il governo britannico ha creato un precedente che sicuramente produrrà degli scossoni tellurici al di fuori delle mura domestiche, andando anche al di fuori dei “confini fiscali” prestabiliti dall’Osce. Insomma, c’è da aspettarsi delle reazioni a catena, non resta dunque che rimanere alla finestra per vedere il ciclone arrivare.

©Futuro Europa®

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