Futuro remoto

La crisi che ha colpito l’Italia, o più correttamente, il cosiddetto “Occidente” è stata vista comunemente come un problema da superare al più presto per poi rimettersi a riproporre i medesimi paradigmi e modelli sociali, economici e politici che tale crisi hanno generato. Tutto è stato proposto in questi ultimi per uscire dalla crisi, ma nulla che includesse nuovi percorsi o almeno tentasse di gettare le basi per un nuovo modello di sviluppo che non si esauriscano attorno ai concetti di consumo, di crescita ed a quel che, banalmente, “il Mercato chiede”.

Alle elezioni regionali del 2014 quasi due elettori su tre hanno disertato le urne, mandando un messaggio piuttosto chiaro alla classe politica nazionale che, par di capire, non lo ha colto continuando a ragionare solo in termini di seggi guadagnati e persi. Una frattura tra paese legale e paese reale che l’elettorato vive con  sempre maggior disagio.

Il caso dell’Emilia Romagna è da scuola: nella regione che tradizionalmente ha sempre vantato affluenze con “percentuali bulgare” stavolta candidati  il cui unico merito è la “fedeltà al capo” non hanno saputo mobilitare l’elettorato. Il PD sembra non cogliere che, al di là del risultato vittorioso in termini di seggi, il calo di affluenza è una sconfitta anche del centrosinistra e porta con se comunque un gran numero di voti persi anche dal centrosinistra. Il centrodestra invece si trova in altre, peggiori, acque. L’incapacità di esprimere una linea comune, come se in attesa di “un uomo della Provvidenza” che riesca a bypassare i mille problemi di identità, di organizzazione, di strategia politica.

In totale comunque tutte le analisi politiche sono concordi nel parlare di una democrazia rappresentativa che non è in grado di operare al di fuori di logiche clientelari; una politica che alimenta, necessariamente, tutti quegli attori politici che propongono in messaggio politico che frettolosamente spesso è chiamato “populista”, ma di fatto interpreta il malessere di un elettorato che si sta allontanando non tanto da un singolo partito, quanto da un intero sistema politico.

Come uscirne e ridare speranza ad un elettorato e legittimità ad una classe politica in crisi? Primo, occorre liberarsi dalla convinzione che non ci siano alternative possibili e che le scelte attuali siano le uniche e siano inevitabili; secondo, dobbiamo ridare valore non tanto alla fedeltà al capo di turno, ma alla fedeltà ed al bene comune; terzo, recuperare i valori con i quali le generazioni precedenti hanno saputo ricostruire un paese creando un patto generazionale che colleghi sviluppo e tradizione; infine occorre riportare l’entusiasmo nel fare politica; da qui ci può essere un vero rinnovamento.

©Futuro Europa®

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