Siria, l’opposizione si avvicina a Ginevra2

Il principale movimento di opposizione al Regime di Bachar al-Assad ha fatto un passo importante in direzione della Conferenza di Pace sulla Siria, che Stati Uniti e Russia stanno faticosamente cercando di organizzare da sei mesi a Ginevra. Lunedì 11 Novembre, dopo tre giorni di accese discussioni a Istanbul, i membri della Coalizione nazionale Siriana (CNS) hanno, per la prima volta, potenzialmente accettato l’idea di una partecipazione a questi colloqui, ormai noti come Ginevra2. La loro adesione, giudicata impensabile solo tre settimane fa, è però corredata di una serie di condizioni, più o meno esplicite, che rendono ancora molto incerta la sorte di questa importante Conferenza.

In un comunicato dove ogni parola è stata scelta con moltissima cura, la CNS ha dichiarato essere pronta a negoziare con gli inviati di Damasco “sulla base di un trasferimento di potere a una autorità di transizione”. Il testo puntualizza che questa entità sarà dotata di “pieni poteri esecutivi”, soprattutto del “controllo delle apparecchiature militari e per la sicurezza” e che “Bachar al-Assad e i suoi uomini non rivestiranno nessun ruolo nella fase di transizione e nella futura Siria”. Questa formula è più o meno la fotocopia del documento adottato, lo scorso 22 Ottobre a Londra, dagli 11 Paesi Arabi e Occidentali che costituiscono lo zoccolo duro degli Amici della Siria, gruppo di sostegno della CNS. Concepito per incitare gli anti-Assad a mettere fine ad ogni reticenza nei confronti di Ginevra2, questo documento ha sviluppato, in una versione a loro più favorevole, i termini già esposti nel documento nato al termine di Ginevra1. Elaborato da Stati Uniti e Russia durante un summit sul Lago Leman nel Giugno del 2012, questo testo faceva già appello alla creazione di una “autorità di transizione dotata di pieni poteri esecutivi”, ma senza entrare nel dettaglio e senza specificare nero su bianco la messa al bando di Assad. Questa serie di garanzie, riportata nel nuovo documento, sembra aver convinto i più scettici a fare il grande passo, soprattutto i membri del Consiglio Nazionale Siriano, l’ala più rigida della CNS, che avevano minacciato di ritirarsi dalla Coalizione se questa si fosse pronunciata in favore di Ginevra2.  Queste precisazioni non saranno  mai troppe se si vuole rassicurare i combattenti sul terreno, che negli ultimi mesi hanno mostrato  sempre maggior sdegno nei confronti della CNS e il suo ramo militare, l’Esercito Siriano Libero. Alcuni inviati dovrebbero essere mandati, nei prossimi giorni, nei territori di guerra per cercare di colmare il divario sempre più profondo che si è andato a creare tra “l’interno” e “l’esterno”.

Così facendo però, “l’aiutino” dato dagli Amici della Siria rischia di complicare il compito di Lakhdar Brahimi. L’inviato speciale delle Nazioni Unite e della Lega Araba per la Siria contava sulle zone d’ombra del comunicato iniziale per persuadere Damasco di stare al gioco dei colloqui. Il Regime, che dice essere aperto ad una soluzione politica, non ha mai accettato la conclusone del summit del Giugno 2012, sebbene fosse stata ratificata da Mosca. Prima di iniziare qualsiasi embrione di negoziato, la CNS pretende dunque che il Governo siriano adotti questo testo di riferimento; chiede anche che i convogli di aiuti umanitari possano accedere alle zone assediate dall’esercito, soprattutto la periferia agricola di Damasco, e che i prigionieri, dando la priorità a donne e bambini, vengano liberati. “Se la comunità internazionale non ottiene questo, non otterrà nulla”, mette in guardia Louay Safi, portavoce della Coalizione, tradendo la poca speranza che i rivoluzionari ripongono in Ginevra2.

In missione ad Abu Dhabi, il Segretario di Stato americano, John Kerry, si è comunque rallegrato per “il grande ed importante passo in avanti” compiuto, secondo lui, dall’opposizione. Il veto tolto dalla CNS dovrebbe far ripartire le ipotesi sulla data di apertura della Conferenza. Annunciata per lo scorso Giugno, poi a fine Novembre, potrebbe tenersi, nella migliore delle ipotesi, a Dicembre se non agli inizi del 2014. L’opposizione siriana a Istanbul non ha solo sciolto le sue riserve sulla Conferenza di Pace, ma ha approvato la nomina di nove Ministri. Ricordiamo che l’opposizione, dopo due anni di guerra civile, controlla gran parte del Nord e dell’Est della Siria, ma in queste regioni, deve far fronte, oltre che agli attacchi dell’esercito regolare, alla bramosia di indipendenza dei Kurdi che vogliono allargare il loro territorio e al rifiuto degli jihadisti di Al Qaeda, soprattutto dello Stato Islamico in Irak e nel Levante (EIIL), di riconoscere la sua autorità. L’importanza della nascita di questo Governo sta nella necessità di ridurre il vuoto enorme nella fornitura di beni e servizi e nel rilancio dell’economia in una Regione che vive ormai in piena povertà. Ginevra2 non sembra essere la priorità, in questo momento.

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