Judicial Redress Act, quale tutela?

Fra i temi più ampiamenti dibattuti negli ultimi anni quello sulla privacy è sicuramente uno dei topic più dibattuti nelle discussioni politiche e sociali. La raccolta di dati degli utenti a fini commerciali e di profilazione è ampia e dettagliata, complice anche la poca attenzione delle persone nel mettere i flags nelle caselle relative all’Acconsento o meno riguardo al trattamento dei propri dati da soggetti terzi. Non ultimo il tema terrorismo ha portato ad una contrazione delle libertà individuali a favore di una non meglio identificata sicurezza, la curiosità, non sempre giustificata, degli apparati di sicurezza è diventata sempre più invadente.

Dopo gli scandali conseguenti alla scoperta dell’uso del sistema di sorveglianza Echelon da parte degli Stati Uniti a scopo commerciale contro gli alleati europei, si sono avute le rivelazioni di Wikileaks relativamente all’uso del programma di intercettazione dati PRISM che ha portato alla violazione da parte della NSA di colloqui e documenti riservati scambiati fra i governi europei. Le animate reazioni e le frizioni susseguenti la divulgazione delle attività della NSA statunitense a danno delle cancellerie alleate ha portato Barack Obama a firmare il Judicial Redress Act. L’NSA era già stata al centro di attacchi molto forti sul fronte della privacy per la violazione della privacy dei cittadini americani tutelata dalla Direttiva Interna n.18 che cita “è vietata la raccolta di informazioni riguardanti persone, entità, aziende od organizzazioni statunitensi.”.

Curiosamente, ma forse non troppo, ciò che era vietato a danno dei cittadini statunitensi non lo era a carico di quelli stranieri, il Judicial Redress Act ha esteso la protezione anche a questi.  Il nuovo regime di protezione voluto dal Presidente Obama non permette però ad ogni cittadino straniero di fare causa al governo degli Stati Uniti come già diritto degli statunitensi. La giurisprudenza americana in merito a questo si basa su di una legge del 1974, il Privacy Act, che prevede il diritto del richiedente di ottenere la modifica od integrazione della notizia diffusa, parimenti di intentare una causa di risarcimento danni per mancata protezione dei propri dati o altro danno conseguente una cattiva gestione dei dati raccolti.

Appare evidente la discriminazione tra i cittadini americani e quelli stranieri, i primi possono avvalersi delle tutele del Privacy Act e citare le agenzie governative in giudizio, quelli stranieri godono solo di una larvata protezione data dal Judicial Redress Act. A questo va aggiunto che dall’apparato normativo vengono escluse entità come proprio l’NSA ed il DHS (Homeland Security), il che fa apparire la direttiva di Obama più una forma di normativa atta a tranquillizzare gli europei in vista dei negoziati TTIP che una vera e propria forma di tutela.

©Futuro Europa®

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