Uruguay, domenica prossima a rischio la sinistra

Il 26 ottobre non andrà al voto solo il gigante Brasile, ma anche il piccolo, in rapporto alle misure latinoamericane, Uruguay con i suoi 3 milioni e mezzo di abitanti e i suoi 176 mila chilometri quadrati.

Paese da sempre stretto tra due giganti, Brasile ed Argentina, ha dovuto faticare molto per mantenere la propria indipendenza e difendersi dai comportamenti prepotenti e spesso arroganti dei vicini. È di questi anni la lite con l’Argentina a causa di una cartiera sul fiume Uruguay che, secondo Buenos Aires, inquinava. C’è voluta la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia per convincere l’Argentina che la cartiera non inquinava e pertanto doveva riaprire il ponte che unisce le due nazioni bloccato da anni.

Fino a un mese fa, sembrava che il candidato della sinistra (Frente Ampla) Tabaré Vasquez, già primo presidente socialista nel 2004, dovesse succedere a Jose Mujica al primo turno, ora invece è al 42%, mentre tutti i sondaggi danno al candidato del Partito Nazionale, o branco, nella persona di Luis Alberto Lacalle Pou, il 32% e al candidato del Partito Colorado, Predro Bordaberry, il 15% dei voti. Si aggiunga a questi dati che altre piccole formazioni mettono insieme un altro 5%. Come si vede una situazione aperta a tutti i risultati nel secondo turno del 30 novembre.

Non è bastata la simpatia e la popolarità del Presidente Mujica, ex guerrigliero, a tenere insieme l’elettorato di sinistra. La depenalizzazione dell’aborto, il matrimonio gay, la legge sulla produzione e sul consumo controllato della marijuana, unica e tanto famosa nel mondo, avevano fatto del paese un riferimento per alcuni nel campo dei diritti civili. A tutto ciò si aggiunga la volontà di Mujica, dopo un viaggio negli USA, di accogliere sei prigionieri di Guantanamo. L’intenzione aveva provocato la dura reazione del candidato dell’opposizione, Luis Lacalle Pou, che aveva detto: “ ma perché non se ne vanno degli USA?”. In una nota, l’ambasciata USA a Montevideo aveva risposto che l’accordo su Guantanamo trascende i governi e i presidenti. Lacalle Pou ha rimbeccato l’Ambasciata USA con: “non si intrometta nelle nostre cose interne”. Bisogna ricordare che i rapporti USA-Uruguay sono sempre stati ottimi. Non è un caso se, nella crisi del 2001 che travolse l’Argentina, il FMI, con forte influenza USA, concesse all’Uruguay un prestito di un  miliardo e mezzo di dollari che salvò il paese.

La politica estera è tema di dibattito elettorale molto forte. Le opposizioni contestato al Presidente e al Governo i legami con Argentina e Brasile, chiedendo di guardare fuori dal Mercosul in direzione di USA ed Unione Europea. Secondo molti analisti, i sondaggi sul secondo turno danno in pareggio ad oggi i due principali candidati, Tabaré Vasquez e Lacalle Pou. Molti analisti uruguayani dicono che sul voto del 30 novembre peserà non poco la scelta che i brasiliani faranno domenica prossima.

©Futuro Europa®

Print Friendly, PDF & Email
Condividi

Sii il primo a commentare su "Uruguay, domenica prossima a rischio la sinistra"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato


*