Italia, allarme antisemitismo

Ai tempi delle leggi razziali, i negozi dei commercianti ebrei italiani venivano “marchiati” con la stella gialla a sei punte. La notte tra l’8 e il 9 agosto di quest’anno è successa la stessa cosa, quando estremisti di destra hanno attaccato manifesti antisemiti sulle serrande del negozio di un commerciante ebreo romano.

Dal 2000 al 2010 il numero delle violenze verso gli ebrei è aumentato di sette volte rispetto agli anni Novanta. Da alcune ricerche, emerge che il 24% degli europei ha atteggiamenti o opinioni antisemite. Le minacce e i discorsi che trasudano odio sono in parte collegati ai fatti in Medio Oriente, ma sembrano anche la manifestazione di un sentimento di odio più profondo, radicato e diffuso.

Secondo un rapporto dell’agenzia dell’Unione Europea, l’Italia è al primo posto per insulti, offese e istigazioni razziali sul web. Solo sei anni fa, ad esempio, i siti “razzisti” erano 836 e dodici mesi dopo erano schizzati 1172, con un aumento del 40 per cento. Secondo una relazione di alcuni mesi fa della Commissione Affari costituzionali ed Esteri in collaborazione con la Presidenza del Consiglio, il 44  per cento degli italiani manifesta opinioni ostili agli ebrei.

Nel 12 per cento dei casi questa l’ostilità si configura come antisemitismo vero e proprio. Si diffonde sul Web, in modo nuovo e trasmette agli internauti messaggi razzisti “subliminali”. L’ antisemitismo, scrive il rapporto, appare la quarta emergenza più urgente nei paesi coinvolti dall’ indagine dopo la disoccupazione, lo stato dell’ economia e la corruzione. In testa alla black list c’è il Belgio poi la Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Lettonia, Svezia e Ungheria.  Un quarto degli intervistati appartenenti a questi Paesi dichiara di aver subito minacce o molestie antisemite, e sempre un quarto ammette di evitare per sicurezza di partecipare a ricorrenze ebraiche. Il 66 per cento degli ebrei, infatti, dice infatti il dossier, avverte tuttora un clima di minaccia razzista contro di loro in Europa, soprattutto nel web. Secondo una recente indagine parlamentare l’antisemitismo online, è da considerarsi problema globale cui contrapporre reazione globale.

In Italia, secondo la Polizia postale, sono circa una settantina i siti interamente dedicati alla diffusione dell’odio antiebraico che pur essendo stati in passato oscurati, sono riusciti a eludere la legge italiana spostando i domini di registrazione all’estero.

L’antisemitismo sul Web comporta importanti ricadute negative sulla realtà giovanile: il pregiudizio antisemita fra i giovani secondo uno studio dell’Istituto ricerche politiche e socioeconomiche (Iard), è in aumento: il 22 per cento di giovani tra i 18 e i 29 anni manifesta ostilità nei confronti degli ebrei, con dati superiori alla media per quanto riguarda i maschi, i residenti al Nord, i giovani con un livello di istruzione inferiore.

Alcuni dei nostri politici sembrano voler favorire questa tendenza. Dopo l’arrivo del Movimento 5 Stelle di Grillo in Parlamento, il Conseil Représentatif des Institutions juives de France, che rappresenta la comunità ebraica francese, si dice preoccupato. “L’influenza delle tesi nauseabonde” e antisemitiche del M5S potrebbe infatti far precipitare di nuovo l’Italia “in un periodo buio della sua storia”. Il leader del Movimento 5 Stelle viene dipinto dalla comunità ebraica francese come un “demagogo populista”, “controverso e razzista”, “profondamente antisemita e antisionista”. I motivi sono la vicinanza al complottismo-antisemitico di Maurizio Blondet, direttore di effedieffe.com e le tesi espresse dallo stesso Grillo nei suoi comizi sullo Stato di Israele, che definisce “Attila” e “dittatura militare”.

L’11 gennaio scorso è stata invece la Comunità ebraica di Roma, in un articolo pubblicato da Stefano Gatti, a dichiararsi preoccupata “per l’approccio rozzamente antisionista” di Beppe Grillo. Il pezzo era intitolato: “Fenomenologia di un comico che non fa più ridere, anzi ci preoccupa”. Gatti commenta l’intervista fatta da Grillo con il giornale israeliano Yedioth Ahronot e le esternazioni di leader del Movimento e dai grillini sullo stato di Israele e sugli ebrei.

“I followers di Grillo e del suo movimento”, prosegue Gatti, “indulgono nella polemistica di marca antisemita ormai da anni, nei loro spazi online è consuetudine trovare decine e decine di commenti simili: “Fosse per me prenderei a cannonate Israele da mattina a sera e gli farei rimpiangere i metodi usati dallo zio Adolf”, “The Shoà Must Go On”, “Sono il popolo maledetto da Dio”, “È brutto da dire non sono razzista o fascista, Hitler era sicuramente un pazzo malato, ma la sua idea di eliminare gli ebrei era di eliminare la loro dittatura finanziaria”.

Per quanto riguarda l’odio antiebraico nel contesto internazionale, “la novità assoluta che l’indagine ha contribuito a far emergere è l’elemento genocida, che consiste nel promettere che gli ebrei possano subire un’altra Shoah”. È questo un elemento che emerge dai discorsi del leader iraniano Ahmandinejad dal banco dell’Assemblea generale Onu e a cui fanno eco in Europa le posizioni di alcuni gruppi estremi, sia di destra che di sinistra, cui non corrisponde un’adeguata azione di contrasto da parte della comunità internazionale. Preoccupa a livello europeo l’ascesa in Ungheria del partito di estrema destra Jobbik che deventato terzo partito del Paese con il 15 per cento, sembra contare sull’appoggio di importanti segmenti della società così come di analoghe formazioni in altre zone d’Europa”.

L’Agenzia europea per il Diritti Fondamentali con sede a Vienna nel 2010 ha pubblicato un documento sul periodo 2001-009, che attesta come l’antisemitismo sia costantemente cresciuto nell’ultimo decennio e come in Italia esso si sia mantenuto a livelli piuttosto elevati rispetto alla precedente rilevazione 1991.

Il 2009 si è rivelato l'”anno terribile” in Europa occidentale per l’antisemitismo dalla fine della Seconda Guerra. Dopo 5 anni, la situazione sembra essere addirittura peggiorata. Secondo chi opera sul campo, i fattori che alimentano il ritorno dell’antisemitismo sono molti: i conflitti in Medio Oriente, la guerra in Libano del 2006 e quello che secondo molti è il rifiuto di Israele di arrivare ad un accordo con i palestinesi.

L’aspetto più preoccupante, tuttavia, sottolineato da molti intellettuali, politici e giornalisti, è la “normalizzazione” dell’antisemitismo: è come se gli antisemiti non sentissero più la necessità di nascondersi, anche grazie anche ai social media dove i commenti apertamente filo-nazisti e antisemiti sono ormai all’ordine del giorno.

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