Roma, Capitale selvaggia

Roma oggi è una città difficile e frammentata, che ancora non riesce ad affrancarsi da un lungo ciclo di declino materiale e culturale. I processi globali hanno prodotto effetti dirompenti nella città e nella vita dei suoi abitanti, mentre esplodono fenomeni di disagio sociale sempre più vistosi. Questa dimensione urbana così disgregata, assieme agli storici deficit infrastrutturali e di servizi, incide pesantemente sulla qualità della vita nella capitale e sulla qualità delle relazioni che in essa si stabiliscono.

Il turismo, da sempre una risorsa fondamentale per l’economia della città, è mal gestito e perde terreno rispetto alle grandi capitali europee. Il centro storico della capitale è diventato un parco tematico assediato da colonne di pullman e venditori ambulanti di paccottiglia Made in China, mentre la movida notturna si fa sempre più esasperata.

Il risultato di decenni di gestione sconsiderata della città, in assenza di qualunque visione strategica, si riassume nei 37 chilometri di linee metropolitane di cui è dotato il Comune territorialmente più vasto d’Europa, con quasi tre milioni di residenti e un’area urbana di cinque milioni: due chilometri in meno dei 39 della città spagnola di Bilbao, un sesto di Parigi, meno di un decimo di Londra. Dice la scrittrice Dacia Maraini, che vive a Roma da sessant’anni: “A Roma tutto ciò che appartiene alla mano pubblica è difficile, quasi nemico. Penso al sistema viario. Al traffico privato infernale. Ai tram e agli autobus strapieni, alle file alle fermate…”.

Non c’è altra capitale occidentale la cui crescita urbana sia stata così disordinata e di scarsa qualità. Fra il 1951 e il 2013 i residenti nella città sono aumentati da un milione 651 mila a 2 milioni 753 mila. Il consumo del suolo è risultato vertiginoso, con il 20 per cento del territorio ormai non più naturale. Frutto di una espansione assurda, che non si è mai arrestata, anche dopo l’edificazione degli immensi quartieri dormitorio degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta. Ha solo cambiato pelle. Le domande di condono sono colpa dei cittadini, ma anche di una classe dirigente che ha privilegiato gli interessi privati a quelli collettivi.

E’ evidente, invece, che proprio dai centri nevralgici, i luoghi di massima presenza e fruizione delle bellezze storiche, architettoniche ed ambientali, devono partire spinte alla trasformazione della città. L’area archeologica centrale, dopo decenni di discussioni e dotte proposte cadute nel dimenticatoio, ancora attende una sistemazione degna del suo straordinario valore.

©Futuro Europa®

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