Che amarezza

«Che tristezza signori miei, che amarezza. Leggo del povero Buzzanca, un merlo maschio ormai vecchio e depresso; se poi abbia tentato il suicidio oppure sia stato vittima del colpo di calore, a me poco importa. È un caso, una notizia. Non mi fa né caldo né freddo. Ma mi fa incavolare a bestia che un giornalista siciliano, collaboratore di Repubblica, gli abbia augurato la morte, perché a parer suo, essendo Buzzanca di destra, pareggiava un po’ il conto con altri sinistri morti prima di lui. Che dire: esemplare? Caustico? Spiritoso? Non so. Io lo trovo drammatico: e ancor più drammatica è stata la replica alla richiesta di spiegazioni. Mi sembrava divertente, lo rifarei. In effetti era così divertente che siamo quasi morti dal ridere. Allora non è vero, come scriveva Totò, che la morte è “’na livella”, i morti sinistri valgono di più! Povero Lando, ma chi te l’ha fatto fare. Penso all’unico neurone del giornalista siciliano e alla gioia provata per esser stato citato. La morte fa ridere.

Oggi per un momento, io e la “Signora” ci siamo sfiorate; uscendo di casa e attraversando la strada sulle strisce, ho guardato a sinistra, dato che la strada è a senso unico. E lì mi è passato contromano velocissimo e vicinissimo un ciclista; era così vicino che ho sentito il suo respiro affannoso. Per un pelo mi ha evitata, perché io, sciocca, anche se la via è a senso unico, dovrei stare accorta che qualcuno venga contromano. Mi spiace che il tipo andava come il vento, sennò l’avrei inseguito-aggredito-morso-calciato e ancora e ancora; poi magari avrei scritto al giornalista siciliano dicendogli se augurava la morte anche a lui.

Ormai mi rendo conto di essere figlia di un Dio minore, così minore che sospetto di provenire da un orfanotrofio.

Come una grande quantità di italiani repressi sento che potrei scattare per una nullità; una precedenza non rispettata, una risposta maleducata. Ho controllato di avere il crick in macchina. Mi sento sempre in fase premestruale, vogliosa di menare le mani.

Per un momento oggi ho sognato che il ciclista fosse il nostro Sindaco della Capitale! Ma i sogni muoiono all’alba ed erano le undici.

Tutto quello che leggo mi irrita: anche la strumentalizzazione fatta del ragazzino suicida perché gay; è incredibile come certa stampa si getti su questi pasticcini ignorando il buon senso. Ignorando poi a quale vessazione continua si è sottoposti da adolescenti magari un po’ diversi; perché si è ciccioni, si hanno i brufoli o l’apparecchio ai denti. Lui era gay, poverino, hanno sottolineato solo quello, senza tener conto che a quell’età la crudeltà dei ragazzi più fighi è ormone della crescita!

Ma forse non avrebbe suscitato tanto sdegno peloso se avessero scritto: si suicida perché ciccione. Avrebbe fatto felice forse l’inventore della Tisanoreica che avrebbe sicuramente cavalcato l’onda!»

© Futuro Europa

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