Politica

Cronache dai Palazzi

Un decreto-legge per la Scuola: “Strumenti di buon senso che non dividono ma aiutano a integrare, evitando classi-ghetto e dando a tutti gli studenti le stesse opportunità”, afferma la premier Giorgia Meloni in un clima che è già da campagna elettorale. Schlein per l’appunto controbatte: “Decreto che caccia i bimbi stranieri dalle classi”. Conte a sua volta prevede “una montagna di ricorsi al Tar”. Palazzo Chigi a sua volta sottolinea che l’obiettivo è una scuola che integra senza rinunciare alle regole, che sostiene coloro che sono in difficoltà e mette tutti nelle condizioni di partire dallo stesso punto.

Al centro del dibattito vi è l’art. 34 della Costituzione: “La scuola è aperta a tutti”, come ribadito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad Amatrice dove si è svolta la manifestazione “Tutti a scuola” in onda su Rai 1, in occasione dell’apertura dell’anno scolastico 2026/2027. La Costituzione sancisce nello specifico il diritto all’istruzione, l’obbligatorietà e la gratuità del ciclo inferiore per una durata di almeno otto anni, il diritto dei più meritevoli a raggiungere i gradi più alti degli studi e l’impegno della Repubblica a rendere “effettivo” tale diritto.

Di fronte alle telecamere di Porta a Porta su Rai 1, il ministro dell’Istruzione Valditara ha spiegato le ragioni del decreto ricalcando gli argomenti che dividono maggiormente, in un clima che è da campagna elettorale. “Perché c’è tanta opposizione? – afferma il ministro Valditara – Perché l’opposizione ha pochi argomenti e cerca di polemizzare con delle argomentazioni ridicole. Prendiamo il caso del burqa o del niqab, ma come si può essere contro il patriarcato, rivendicare la dignità della donna e poi considerare burqa e niqab come espressioni di identità culturali”.

In questo contesto il presidente Mattarella ha raccomandato “ragionevolezza”, ciò che ha portato l’esecutivo a modificare il quarto comma dell’articolo 11 del decreto. In sostanza è sancito il divieto di partecipare alle attività curriculari ed extracurriculari con il volto coperto ma non vengono citati i termini ‘burqa’ e ‘niqab. Inoltre, dato che in una prima istanza il divieto di indossare il velo integrale era previsto anche per le mamme, l’invito del Colle è stato quello di introdurre delle modifiche, in quanto un tale divieto avrebbe impedito a molte donne musulmane di partecipare ai colloqui con i docenti. Per le studentesse è previsto invece il divieto di “partecipare alle attività curriculari ed extracurriculari delle istituzioni scolastiche con il volto coperto o con qualsiasi altra modalità atta a non consentire il riconoscimento del volto”, fatte salve motivate ragioni sanitarie o di sicurezza. In questo contesto chi arriva a scuola con il velo integrale dovrà pagare una “sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 1.000 euro”, che nel caso di minori sarà a carico dei genitori o di chi esercita la potestà genitoriale, a meno che il fatto non costituisca reato. Al dirigente scolastico spetta nello specifico il compito di segnalare la violazione al Prefetto che provvederà all’irrogazione effettiva della sanzione.

Riguardo alla discussa percentuale del 30% il ministro dell’Istruzione Valditara cita l’Ocse: “Le relazioni dell’Ocse dicono che laddove la maggioranza dei ragazzi e ancor peggio la totalità o quasi siano concentrati in una classe e non conoscano la lingua italiana, gli apprendimenti peggiorano sensibilmente, sia per i ragazzi stranieri, sia per quei pochi ragazzi italiani che stanno in quella classe”.

Il tetto massimo del 30% di presenze di studenti stranieri nelle classi prime della scuola primaria, media e superiore entrerà a regime dall’anno scolastico 2027/2028 e si applicherà secondo criteri specifici a seconda del ciclo di studi. Per la scuola primaria il tetto riguarda gli alunni con cittadinanza non italiana che non siano nati in Italia o che non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. Nelle scuole medie e superiori il limite si applica agli studenti non italiani che non abbiano frequentato con esito positivo il sistema nazionale di istruzione per almeno tre anni. Le classi intermedie già formate non subiranno alcun intervento.

Essenziale risulta il “criterio di prossimità”, per cui qualora una scuola non riesca a rispettare il tetto del 30% gli Uffici scolastici territoriali e i dirigenti dovranno coordinarsi per distribuire gli studenti tra i plessi più vicini tenendo conto della “dislocazione sul territorio dei plessi scolastici” in relazione al domicilio e alle esigenze delle famiglie coinvolte, rispettando quindi il suddetto “criterio di prossimità” anche se non viene specificato un raggio massimo di applicazione. Sono previste anche deroghe in caso di “particolari esigenze familiari connesse alla necessità di assistenza a persone con disabilità grave e di altre eccezionali e documentate esigenze, valutate dagli uffici territoriali medesimi, che rendono impossibili soluzioni alternative”. Nel caso in cui per alcuni istituti il superamento del tetto sarà “inevitabile” compare una misura alternativa allo smistamento: l’attivazione di corsi di potenziamento della lingua italiana. Si tratterebbe di una misura alternativa per evitare il rebus logistico, e per soddisfare la quale sarebbero stati già stanziati oltre 17 milioni di euro: 3,4 milioni di euro nel 2027 e 14,1 milioni di euro annui a decorrere dal 2028.

L’apprendimento della lingua italiana è considerato un fattore essenziale per ciò che concerne l’inclusione, l’integrazione e quindi l’inserimento nel nostro Paese su più fronti.

Il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli, rimarca che in alcuni territori potrebbero esserci delle difficoltà di tipo logistico per le iscrizioni a scuola, come nelle aree metropolitane di Roma e Milano e in zone dove vi è “una concentrazione residenziale di cittadini provenienti da altri Paesi” come Prato e Monfalcone, e anche in Regioni come la Lombardia e il Veneto; “quindi se ci fosse un solo plesso scolastico che possa accoglierli, è ovvio che si potrebbe superare questo limite del 30%. Sdoppiare una classe è una possibilità, ma questo dipende dalle risorse che il Ministero metterà a disposizione”, sottolinea Giannelli. I Dem rimarcano che “il decreto è pieno di minacce e sanzioni. Il governo Meloni invece di aumentare lo stipendio agli insegnanti, invece di migliorare le condizioni della scuola italiana, discrimina i bambini stranieri”.

Secondo il nuovo decreto l’istituto scolastico deve segnalare ai servizi sociali le situazioni di gravi difficoltà dello studente e la conseguente impossibilità di dialogo con la famiglia. I servizi sociali devono di conseguenza disporre il percorso di apprendimento per i genitori che sono tenuti a frequentare gratuitamente delle lezioni di lingua italiana presso i Cpia, i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, con l’obiettivo di raggiungere almeno il livello A2 di conoscenza della lingua, vincolante anche per l’ottenimento del permesso di soggiorno. Nello specifico si prevede lo stanziamento di circa 17,5 milioni di euro per potenziare l’insegnamento della lingua italiana. L’obbligo di apprendere la nostra lingua riguarda esclusivamente i casi segnalati e non la totalità dei genitori stranieri; coloro che si rifiutano di frequentare i corsi di lingua italiana dopo un formale avviso (diffida) rischiano una sanzione amministrativa da 200 a 1000 euro. Sarebbero esentati i genitori con disabilità, patologie o limitazione legate all’età purché idoneamente certificate da strutture sanitarie pubbliche o convenzionate.

Dopo un’attenta discrimina della Ragioneria generale dello Stato, incaricata della “bollinatura” con cui si attesta che il provvedimento ha la necessaria copertura finanziaria, al Quirinale l’onere di rimettere tutto in equilibrio rimarcando la necessità di “garantire il diritto all’istruzione” e sottolineando che “la scuola è aperta a tutti”, come inciso nella Costituzione e come ribadito in più occasioni dal Capo dello Stato che si appresta ad esaminare il provvedimento nel dettaglio, 19 pagine di decreto, articolo per articolo, comma per comma. Il Colle trarrà le dovute conclusioni fin dai primi giorni della prossima settimana, attenendosi ai caratteri di ‘necessità’ e di ‘urgenza’ non semplicemente del ‘decreto-legge’ bensì della situazione sociale di cui tale decreto-legge “per la promozione dell’integrazione degli studenti stranieri nell’ambito scolastico” si fa carico.

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