Politica

Cronache dai Palazzi

Un partenariato più forte tra Italia e Francia sulla scia del Trattato del Quirinale firmato nel novembre 2021 a Roma ed entrato in vigore il 1º febbraio 2023. Un accordo di cooperazione bilaterale rafforzata per favorire una convergenza nelle politiche estere, europee, di difesa, sicurezza, giustizia, cultura e transizione ecologica.

Il bilaterale Macron-Meloni del 25 giugno ad Antibes ha sancito nuovi accordi ed intese. Nel campo della difesa è stato firmato il cronoprogramma di difesa Italia-Francia 2026-2031 ed `e stata definita la coalizione che sostituirà l’Unifil in Libano; una dichiarazione congiunta ha dato il via allo sviluppo della linea ferroviaria da Genova a Marsiglia nel campo delle infrastrutture e dei trasporti; una dichiarazione congiunta anche nell’ambito spaziale; ed ancora un memorandum d’intesa in materia di indicazioni geografiche nel campo agroalimentare; una dichiarazione italo-francese sui mari e l’oceano; nuovi investimenti nel campo dell’innovazione, della cultura e della formazione.

Francia e Italia sono due Paesi che condividono “interessi”, “convinzioni” e in molti casi “progetti comuni”, un lavoro che si basa su “una ricca e solida cooperazione bilaterale” e “questo vertice dimostra la solidità delle partnership, dei progetti e degli investimenti che rappresentano la realtà del rapporto tra Italia e Francia”, ha sottolineato il presidente francese Macron, aggiungendo: “Italia e Francia sono partner naturali indispensabili. E questo l’oggetto del vertice, quello di proiettare la nostra relazione verso il futuro con obiettivi chiari. Era il senso anche del Trattato del Quirinale che da cinque anni ha dato un quadro più ambizioso e concreto alla nostra collaborazione”. La premier Giorgia Meloni ha a sua volta sottolineato che “senza Italia e Francia l’Europa e l’Occidente non sarebbero quello che sono”. Nello specifico Italia e Francia cooperano per sviluppare competitività, resilienza e sovranità europea, per realizzare un’Unione europea più efficace che investa nelle politiche del futuro in vari settori: difesa, ambiente, cultura e transizione ecologica, aerospaziale, oltre che rendere concreti dei meccanismi comuni di indebitamento che siano pragmatici.

Ad Antibes Francia e Italia hanno di fatto reso evidente un’intesa tra i due Paesi “che difendono i loro interessi nazionali ma che sanno lavorare insieme”, ha affermato Giorgia Meloni. “Niente di glaciale tra di noi. Difendiamo gli interessi dei nostri Paesi ma in modo rispettoso e impegnato”, ha aggiunto Macron. Un’intesa che si è tradotta in sette accordi firmati e varie intese sui temi fondamentali per lo sviluppo dei due Paesi all’interno dell’Ue, tra cui quella sul nucleare e la cooperazione in materia di difesa. Sono diverse le “priorità condivise”: il sostegno all’Ucraina e la partecipazione congiunta in operazioni di pace; una politica di difesa e sicurezza comune; programmi congiunti di armamenti, ed infine progetti congiunti nel campo aerospaziale e tecnologico della difesa europea. Tra Italia e Francia “gli investimenti incrociati sono notevoli” ha sottolineato Macron rimarcando il volume di scambio tra i due Paesi che nel 2025 ha superato il massimo storico di 100 miliardi di euro.

Il fatto che Francia e Italia siano due Paesi allineati sui grandi temi economici e finanziari lo ha sottolineato anche il ministro dell’Economia e delle Finanze francese, Roland Lescure, presente al Business Forum di Le Cannet che ha affiancato l’incontro Meloni-Macron ad Antibes. “I 27 Paesi dell’Unione europea stanno convergendo e vediamo un allineamento profondo con l’Italia sui grandi temi economici, commerciali e finanziari. Abbiamo industrie in competizione, ma anche industrie capaci di essere complementari. La congiuntura internazionale favorisce questo processo, se consideriamo geopolitica, guerra commerciale e concorrenza sleale”, spiega Lescure prefigurando inoltre dei progetti per quanto riguarda il nucleare, “un’opportunità di indipendenza energetica che rappresenta anche un’opportunità di decarbonizzazione” che certamente “ha un costo” però “spetta a noi, collettivamente, Europa e nazioni, accompagnare questa transizione”, puntualizza il ministro dell’Economia francese aggiungendo che “il nostro vantaggio competitivo resta la possibilità di essere il primo continente carbon neutral al mondo. La crisi in Iran e nello stretto di Hormuz e l’ondata di caldo canicolare ci ricordano che è indispensabile” mettere in pratica nuove soluzioni energetiche. “È più necessario che mai rafforzare l’indipendenza energetica: la Francia anni fa ha fatto una scelta netta con il nucleare, e con l’Italia collaboreremo per sviluppare un nuovo tipo di reattore civile”, ha affermato a sua volta il presidente francese Macron. In sostanza si tratta di una dichiarazione di intenti tra Italia e Francia all’interno del contesto europeo, per lo sviluppo congiunto di un impianto nucleare europeo di terza generazione basato sulla tecnologia Small modular reactor (Smr) con l’obiettivo di avere i primi impianti operativi nel 2035.

Sul fronte Nato, di fronte alle affermazioni del segretario Mark Rutte – “500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione” in Medio Oriente – Palazzo Chigi e il ministro della Difesa Guido Crosetto in una nota spiegano che il governo italiano ha autorizzato esclusivamente operazioni tecniche e logistiche prive di carattere operativo, né tantomeno offensivo. La nota precisa che l’Italia e il ministero della Difesa hanno “sempre operato nel pieno rispetto della Costituzione, dei trattati internazionali, degli indirizzi Parlamentari e degli accordi che regolano la presenza e l’utilizzo delle basi alleate sul territorio nazionale”. Il ministro Crosetto ha a sua volta affermato di essere “pronto a riferire in Aula e a far elencare aereo per aereo i voli autorizzati”. Nello specifico si tratta della “gestione tecnica di accordi di cui si occupano le strutture tecniche della Difesa e non di scelte politiche che variano”.

Il 25 giugno, infine, è stato anche il giorno in cui il Parlamento in seduta comune ha accolto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nell’Aula di Montecitorio, per la cerimonia celebrativa della seduta inaugurale dell’Assemblea Costituente. Il Capo dello Stato ha ricordato le parole del Presidente Saragat che, aprendo i lavori della Costituente nel 1946, esortò: “Fate che il volto della Repubblica sia un volto umano”. Rivolgendosi ai Costituenti Saragat affermò: “A voi tocca dare un volto alla Repubblica, un’anima alla democrazia, una voce eloquente alla libertà”.

“Il volto e l’anima che ne abbiamo ricevuto – e che i cittadini sentono propri – è quello della Costituzione. Frutto di una Assemblea di donne e uomini liberi”, ha esordito il Presidente Mattarella esponendo l’emiciclo di Montecitorio ad una magistrale lezione di storia d’Italia.

Donne e uomini che all’interno dell’Assemblea Costituente “seppero dare forma alla libertà e alla democrazia degli italiani, all’indomani del referendum che scelse la Repubblica come ordinamento dello Stato, e furono capaci di garantirne l’indipendenza. Il percorso, il progresso che l’Italia repubblicana ha compiuto in questi decenni è motivo di orgoglio per il popolo italiano e, insieme, testimonianza della saggezza e lungimiranza che le madri e i padri della Costituzione seppero esercitare in quella svolta della storia”.

Dopo duri anni di dittatura e di guerra gli italiani conquistarono “il diritto di dettare le regole della propria convivenza civile”. Il referendum del 2 giugno 1946 fu in sostanza “una rivoluzione pacifica”, l’Assemblea Costituente un “atto di fede democratica” e la Costituzione “un patto di amicizia e fraternità” la cui forza risiede, fin dal principio, “nel significato ‘costituente’ dell’opera”. Nasceva la Repubblica italiana che “si apprestava a giocare un ruolo significativo nella costruzione della unità del continente europeo e nell’architettura di sicurezza delle democrazie”.

Ripercorrendo gli ottant’anni della nostra Repubblica, anni affascinanti ma non sempre facili, rimarcandone le tappe cruciali il Presidente Mattarella rinsalda le radici antifasciste della Carta Costituzionale che ha “assicurato nei decenni trascorsi stabilità alle istituzioni democratiche, alla collocazione internazionale dell’Italia e promosso il progresso del Paese”.

Sulla scia delle parole di Alcide De Gasperi – ultimo Presidente del Consiglio del Regno e alla guida del primo governo della Repubblica nella sua qualità di Capo provvisorio dello Stato, nel radiomessaggio rivolto agli italiani il 14 giugno del 1946 – il Presidente Mattarella sottolinea: le parole chiave “concordia e unità”; il dialogo e la ricerca del compromesso nobile come modello politico da perseguire, anteponendo per l’appunto il dialogo alla contrapposizione. In definitiva “la Repubblica è di tutti” e, come affermava De Gasperi, è il frutto di uno “sforzo comune”. Ciò che più conta è il “volto umano” della democrazia.

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