Montenegro nella UE entro tre anni?
Il Montenegro punta con decisione all’ingresso nell’Unione Europea entro il 2028. Dopo anni di negoziati e riforme altalenanti, il piccolo Stato balcanico sembra aver ritrovato slancio politico e istituzionale per completare il percorso di adesione, avviato ufficialmente nel 2012. Dal 2008, anno della domanda formale di adesione, il Montenegro ha consolidato lo status di candidato (2010) e avviato i negoziati nel 2012. Attualmente, nonostante restino circa 26 capitoli da chiudere, il Paese ha raggiunto i benchmark sui capitoli 23 e 24 (stato di diritto e lotta alla corruzione), sbloccando il percorso verso la fase finale del negoziato. Se il ritmo delle riforme sarà mantenuto, il Montenegro potrebbe completare i negoziati entro il 2026–2027 ed entrare a pieno titolo nell’UE l’anno successivo. Un traguardo che, nelle parole del premier Spajić, rappresenterebbe “la scelta naturale per il futuro del Paese e la sua definitiva collocazione europea”.
Con tutti i 33 capitoli negoziali aperti e 3 già chiusi in via provvisoria, il Montenegro si presenta come il candidato più avanzato tra i Paesi dei Balcani occidentali. L’arrivo al governo di Milojko Spajić, leader europeista, ha impresso una nuova direzione: “L’Unione è pronta per accoglierci. Ora tocca a noi dimostrare di essere pronti”, ha dichiarato il premier in una recente intervista. Tra le prime mosse del nuovo esecutivo, la nomina dei giudici della Corte Costituzionale ha sbloccato una paralisi istituzionale che durava da mesi, segnale di una volontà concreta di rispettare gli standard europei. Sul fronte interno, Spajić ha lanciato la piattaforma “Barometer 26”, un patto politico-societario per tenere unito lo sforzo di tutte le forze politiche attorno all’obiettivo dell’ingresso nell’UE.
L’Unione Europea ha accolto con favore il piano montenegrino, pur ribadendo che l’adesione resta subordinata al rispetto dei criteri di Copenaghen. “Il sostegno popolare è schiacciante, ma servono riforme strutturali”, ha sottolineato il Parlamento europeo in una nota ufficiale. Le aree critiche restano la giustizia, la lotta alla corruzione, la libertà dei media e la trasparenza amministrativa. Sfide che il Montenegro dovrà affrontare con determinazione nei prossimi tre anni, il Parlamento europeo e il Consiglio UE hanno indicato con chiarezza le priorità: stabilità politica interna, riforme della giustizia, lotta alla criminalità organizzata e garanzie per la libertà dei media.
Un’adesione affrettata, avvertono alcuni osservatori, potrebbe avere l’effetto opposto: aprire spazi a interferenze esterne e indebolire le istituzioni democratiche, invece di rafforzarle. La guerra in Ucraina e la crescente attenzione dell’Unione alla sicurezza dei Balcani rendono il percorso montenegrino ancora più strategico. Per Bruxelles, accelerare l’integrazione di Podgorica significherebbe consolidare la stabilità in una regione tradizionalmente fragile, chiudendo al contempo spazi di influenza a potenze esterne.
L’eventuale ingresso del Montenegro nell’Ue rappresenterebbe non solo un successo nazionale, ma anche un messaggio forte per l’intera regione. In un contesto geopolitico segnato da tensioni e influenze esterne, l’adesione di Podgorica potrebbe rilanciare il progetto europeo nei Balcani, rafforzando stabilità e cooperazione. Se il ritmo delle riforme sarà mantenuto, il 2028 potrebbe davvero segnare l’ingresso del Montenegro nella famiglia europea. Un piccolo Paese, una grande ambizione.
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