Il supporto UE 2024 all’Ucraina

L’Ucraina è diventata una sorta di merce di scambio in un gioco delle parti tutto europeo tra l’Ungheria, in solitario dissenso su tutto, e gli altri 26 paesi membri. Così avviene che venga bocciata la revisione del Bilancio a lungo termine della UE per il veto ungherese, al cui interno si trovano gli aiuti all’Ucraina. Gli eurodeputati hanno condannato il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán e il Parlamento europeo ha manifestato tutta la sua preoccupazione nei confronti dell’Ungheria, definendo la politica di Budapest come “totale disprezzo e violazione degli interessi strategici dell’UE e del principio di cooperazione leale“. Gli eurodeputati hanno espresso chiaramente il loro pensiero adottando una risoluzione non vincolante votata con 345 voti a favore, 104 contrari e 29 astensioni, esprimendo profonda preoccupazione per l’ulteriore erosione della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali in Ungheria, in particolare attraverso il cosiddetto pacchetto di “protezione della sovranità nazionale” recentemente adottato, che è stato confrontato con la famigerata “legge sugli agenti stranieri” della Russia.

Il PE ha minacciato di ricorrere ad azioni legali contro la decisione della Commissione di sbloccare fino a 10,2 miliardi di EUR di fondi precedentemente congelati, nonostante l’Ungheria non abbia adottato le riforme richieste sull’indipendenza della magistratura, anche se ha recentemente prolungato l’applicazione delle misure previste dal regolamento sulla condizionalità dello Stato di diritto. Si sarebbe, piuttosto, voluto vedere l’applicazione da parte del Consiglio UE della procedura dell’articolo 7, paragrafo 1 del Trattato UE (a seguito dell’attivazione del meccanismo sulla protezione dello Stato di diritto da parte del Parlamento nel 2018).

L’Ungheria pretendeva di suddividere gli aiuti da 50 miliardi per l’Ucraina in quattro tranche annuali da 12,5 mld, il che avrebbe significato ripetere il voto per altre quattro volte, con tutta la lentezza e incertezza di risultato facilmente ipotizzabile. La minaccia di proseguire nella procedura di infrazione arrivando a sterilizzare il voto ungherese financo sospendere il Paese magiaro dal consesso europeo, ha indotto Viktor Orbán a più miti consigli. Nella trattativa portata avanti pesa sicuramente il fatto che, finora, l’Ungheria ha ottenuto solo 920 milioni di euro sui 10,4 miliardi che le spetterebbero nell’ambito del PNRR. Il premier ungherese è riuscito a ottenere una discussione annuale su come i fondi sono stati spesi e un dibattito biennale, ma tutto questo senza possibilità di veto, una piccola soddisfazione senza nessuna ricaduta pratica. È riuscito a strappare anche la garanzia di «non discriminazione» nei giudizi della Commissione, che si impegna ad essere «oggettiva, giusta, imparziale» e a «basarsi sui fatti» per decidere il blocco di fondi europei per Budapest (20 miliardi congelati dal 2020).

Anche se le percentuali sono in calo, i cittadini europei sono favorevoli al 72% a continuare il sostegno finanziario all’Ucraina, e sei su dieci a inviare armi. Il finanziamento per l’Ucraina di 50 miliardi è composto per 33 di prestiti e per 17 di sovvenzioni; destinato a “sostenere la stabilità macro-finanziaria, il risanamento e la modernizzazione del paese, mettendo in atto le riforme essenziali nella strada di adesione alle Ue; proseguire nella transizione verso un’economia verde, digitale e inclusiva che si deve allineare progressivamente sulle regole e norme Ue”.

L’Europa si trova anche a dovere fare i conti con l’accesso agevolato concesso ai prodotti ucraini; dopo i forti malumori degli agricoltori polacchi, ora la protesta si è estesa in tutta Europa, un fenomeno da non sottovalutare. L’integrazione dell’Ucraina alla Ue, pur lontana, segue la sua strada, mentre tra le proteste degli agricoltori europei in piazza emerge anche l’accusa di concorrenza sleale all’Ucraina per l’export agricolo. Il governo di Kiev ha destinato metà delle spese per il 2024, 82 miliardi di euro, al settore della difesa. Lo sforzo bellico, sommato alla diminuzione delle entrate fiscale per un’economia martoriata, ha svuotato le finanze nazionali. Il ministero delle Finanze ucraino stima che il Paese avrà bisogno di 37,3 miliardi di dollari, pari a 34,45 miliardi di euro, in contributi esterni per tutto il 2024, in leggero calo rispetto all’importo ricevuto nel 2023. Soldi destinati a coprire gran parte del deficit previsto, di 39 miliardi di euro; il che vuole dire non solo armi, ma finanziare tutta la macchina statale, dall’istruzione alla sanità.

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