L’importanza di Taiwan

Cosa ruota realmente intorno a Taiwan? Perché quest’isola che è poco più grande della Sardegna, senza risorse naturali né materie prime è strategicamente importante per gli equilibri mondiali? Quali sono esattamente gli interessi della Cina, della Russia e dell’Europa che la rendono costante protagonista di dibattiti politici?

Denominata Formosa (da ilha formosa, cioè “bella isola”) dai portoghesi intorno al XVI secolo, fu meta di pirati giapponesi e cinesi sin dal VII secolo, poi scalo commerciale olandese (1624) e successivamente (1644) colonia cinese, fino alla conquista giapponese (prima guerra sino-giapponese, 1895), alla sconfitta del Giappone nel 1945 l’isola divenne parte della Cina. Il governo cinese del Kuomintang si rifugiò a Taiwan nel 1949 dopo la sconfitta da parte delle armate rivoluzionarie di Mao che portarono all’esilio di Chiang Kai-shek. Per dovere di cronaca, Chiang era il successore designato di Sun Yat-sen, leader della rivoluzione che portò alla caduta del celeste impero e riconosciuto come padre della Cina sia a Bejing sia a Taipei.

Per semplificare all’estremo la situazione politica, possiamo oggi dire che, mentre la Cina considera l’isola una parte integrante del suo territorio dove si trovano dei ribelli che non hanno accettato la rivoluzione popolare, a Taiwan si sostiene di essere ancora il legittimo governo di tutta la Cina momentaneamente in Esilio. L’ONU riconobbe Taiwan fino al viaggio di Nixon e Kissinger in Cina, nel 1972, quando la situazione dovuta alla Guerra fredda impose la distensione dei rapporti con Pechino per evitare che un’alleanza Cina Russia potesse fagocitare metà del mondo.

Da allora Taiwan, che aveva sempre goduto di massicci aiuti economici dagli Stati Uniti e dalle istituzioni finanziarie internazionali, ha sviluppato la propria economia al punto di entrare nel club delle quattro tigri asiatiche (insieme a Singapore, Corea del Sud e Hong Kong), Paesi che sono passati da una condizione in via di sviluppo a una crescita fortissima dovuta alla produzione per l’esportazione di prodotti molto richiesti dal mercato: prima produzioni tradizionali come i tessuti e i prodotti tessili, e quindi prodotti tecnologici e informatici. Per questa ragione il suo prodotto interno lordo pro-capite è molto alto rispetto alla media mondiale.

Inoltre, Taiwan ha sviluppato una politica di research and development che ha portato alla creazione di numerosi brevetti e al perfezionamento di tecnologie che la rendono uno dei paesi ai più alti livelli di tecnologia al mondo.

Nonostante i conflitti di facciata, Cina e Taiwan hanno forti legami commerciali ed economici e, prima del Covid, ogni anno almeno un milione di cinesi si recasse a Taiwan per turismo. Non ultimo, Taiwan è ritenuto il paese dell’Asia con il massimo rispetto dei diritti della comunità LGBT.

In sintesi, Taiwan si trova al centro dell’Asia orientale, vicino alle principali rotte marittime tra il Pacifico occidentale e l’Oceano Indiano. La sua posizione la rende un punto di riferimento chiave per il traffico marittimo e aereo nella regione e lo Stretto di Taiwan che separa l’isola dalla Cina è una delle rotte navali più importanti al mondo e uno dei corridoi marittimi più trafficati, con implicazioni significative per il commercio internazionale e la sicurezza regionale.

Il Paese è un importante produttore e fornitore di semiconduttori, componenti elettronici e tecnologie dell’informazione, con un’influenza notevole nell’economia globale e la sua posizione nel cuore dell’Asia orientale gli conferisce un ruolo strategico nei rapporti internazionali. La stabilità e la sicurezza di Taiwan sono pertanto di interesse per molti Paesi, inclusi gli Stati Uniti.

Da questi elementi emerge l’importanza e l’interesse a livello globale di Taiwan che, seppur minacciata di un’invasione da parte di Pechino per ora vive tranquilla e prolifera nella sua economia d’eccellenza.

Ma la Cina potrebbe attaccare? Il rischio teoricamente esiste, ma le possibili reazioni dell’intera comunità internazionale per ora sembrano scongiurarlo e le possibili ripercussioni per Pechino, che non vive un momento di grande crescita economica, fanno ritenere il contrario.

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