Il futuro di Biden

Joe Biden ha formalmente annunciato quello che ci si aspettava: sarà candidato per la rielezione nel 2024. Credo che sia uno sbaglio, per ragioni anagrafiche. Se rieletto, Biden terminerebbe il suo secondo mandato a 86 anni, un’età in cui si dovrebbe essere già ritirati a vita privata. Lo penso e l’ho scritto per Berlusconi e per il Papa, ma questo vale cento volte tanto se si pensa alle schiaccianti responsabilità mondiali che pesano sul Presidente USA.

Non credo che la decisione di Biden dipenda da vanità o ambizione sfrenata. L’uomo aveva già avuto le maggiori cariche e onori possibili; il fatto è che tra i democratici non è emerso alcuno sfidante convincente e in grado di tenere unito un partito da sempre diviso in un’ala radical-progressista vicina alla sinistra e un’ala moderata, con nel mezzo uno spazio fluttuante, che di elezione in elezione determina il risultato.

Successo o sconfitta per Biden dipenderanno da questo spazio, il quale sarà influenzato da quanto potrà avvenire sino alle elezioni del prossimo anno. Non solo nell’economia e nell’occupazione, ma anche dall’impegno americano in Ucraina, di esito ancora molto incerto. E, forse, soprattutto dai rapporti con la Cina, un tema che tocca l’opinione pubblica in ambedue i partiti. E naturalmente, molto dipenderà da chi vincerà le primarie repubblicane e sarà l’avversario di Biden. Le probabilità restano a favore di Trump, anche se azzoppato dai guai giudiziari. L’alternativa plausibile è il Governatore della Florida, Ron DeSantis: non certo una colomba ma migliore di Trump, che lo odia e lo denigra.

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