Salute a misura di donna

Durante la presidenza italiana del 2021, il Women 20 ha istituito la Commissione Equity in Health e ha chiamato la Professoressa Flavia Franconi a presiederla, una pioniera della medicina di genere, farmacologa di fama mondiale. Una scelta consapevole anche dettata dalla volontà di portare all’attenzione dei non addetti ai lavori, l’importanza di un argomento ancora poco conosciuto e soprattutto molto sottovalutato.

Viviamo in un mondo fatto su misura per gli uomini e la medicina non fa eccezione. L’individuo di sesso maschile, fin dai tempi di Ippocrate, è sempre stato considerato il paradigma scientifico standard da cui partire, anche per curare le donne: è solo da pochi decenni, infatti, che nella comunità scientifica sta prendendo piede l’idea di una medicina più inclusiva e, per questo, più efficace: la medicina di genere. Molti però fanno confusione perché non si tratta di una medicina al femminile, che si concentra sulle patologie tipiche delle donne, tutt’altro.

Devo dire che mi sono molto appassionata al tema; la medicina di genere si è sviluppata negli ultimi anni e si concentra sulle diversità nella manifestazione clinica e nella risposta ai trattamenti di uomini e donne in alcune malattie, quelle che però non riguardano organi specifici maschili e femminili. La frequenza e l’incidenza della malattia possono essere legate a una differenza genetica o all’influenza della società legata al genere. Il sistema immunitario si comporta in modo diverso nell’uomo e nella donna ed è interessante osservare come vi siano patologie più frequenti nelle donne. Io non sono medico, mi rendo però conto di quanto sia importante.

E abbiamo deciso di istituire questa Commissione proprio per divulgare e far conoscere questi temi. Il W20, un gruppo che fa capo al G20 può essere un grande mezzo. E infatti le mie colleghe indonesiane – l’Indonesia è la presidenza uscente 2022 – ne hanno capito l’importanza e hanno seguito le linee guida della presidenza italiana nel documento finale chiamato Communiquè, che contiene tutte le raccomandazioni ai leader dei 20 Paesi più industrializzati al mondo. Al punto 3 si riporta: Si richiede che tutta la futura ricerca medica includa sia uomini che donne, riconoscendo le differenze biologiche e sociali. Che si investa in ulteriori ricerche e tecnologie mediche e che queste siano incentrate su donne e ragazze, in tutta la loro diversità.

Ora, nell’ottica delle prospettive a volte distorte o disattese, non ci resta che monitorare come l’argomento venga preso sempre più in considerazione per il bene di tutti, uomini e donne.

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